Posted on ottobre 16, 2017, 1:57 pm
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Allineiamo i fatti. Partiamo da quelli certi. Antoine de Saint-Exupéry, nato a Lione nel 1900, è uno degli scrittori più noti del pianeta. Il merito lo si deve alla favola ‘sapienziale’ Il piccolo principe, uno dei libri più venduti di sempre. Il piccolo principe è stato pubblicato nel 1943 e Saint-Exupéry – altro dato inoppugnabile – muore il 31 luglio del 1944. Lo scrittore con il talento per l’aereonautica si eleva alle 8 di mattina di quello stesso 31 luglio dalla base di Bastia-Borgo, in Corsica, a bordo di un Lockheed P-38 Lightning, per una missione di ricognizione su Annecy e Grenoble. L’aereo precipita. Lo scrittore muore. Il corpo non viene recuperato. Amen. Saint-Exupéry aveva sempre con sé una valigia. Piena di appunti, di carte. Una specie di eterno zibaldone. Le carte, miracolosamente, vengono trovate a terra. Sono pensieri di lirica profondità, raccolti sotto il nome Cittadella. Più che altro, è l’abbozzo di un sinuoso poema in prosa. Il libro è pubblicato da Gallimard nel 1948, la sua bellezza corrusca oscura gli altri libri, ma in Italia non lo capiamo. Cittadella, un fascio oltre 600 fogli, viene edito in una versione mutila per Borla, nel 1978. Fin qui, ad ogni modo, siamo ai dati di fatto. Il mistero della morte del più famoso scrittore francese nel mondo tormenta i decenni. Nel 1998 Jean-Claude Blanco è convinto di aver trovato un frammento del velivolo di Saint-Exupéry. Apriti cielo. Comincia la caccia al relitto, manco fosse un galeone pieno di dobloni corsari. Luc Vanrell, archeologo subacqueo, trova, a 87 metri sotto il pelo del mare, a sud di Marsiglia, i resti del Lockheed P-38 guidato dallo scrittore. Siamo nel 2000. piccolo principeNel 2003 i resti vengono tirati fuori e stipati nel Musée de l’air et de l’espace di Le Borget. L’anno dopo il governo francese annuncia la lieta notizia al mondo. A questo punto, manca l’altro tassello del mistero. Come è precipitato l’aereo. A questo ci arrivano, insieme, Lino von Gartzen, il giornalista Jacques Pradell e lo stesso Vanrell. Ad aver buttato giù l’aereo su cui volava Saint-Exupéry sarebbe stato Horts Rippert, asso del volo tedesco. Nel 2008 le sue rivelazioni – “sì, il 31 luglio 1944, a sud di Marsiglia, ho abbattuto un Lockhedd P-38 Lightning” – fecero scalpore. I giornalisti s’inventarono pure la lieta storiella: Rippert aveva letto, con piacere, Il piccolo principe nella traduzione tedesca, “se avessi saputo chi era su quell’aereo, non avrei sparato”, dichiarò il pilota assassino. Lo scoop fu recepito in un libro, Saint-Exupéry: l’ultime secret, pubblicato in quel 2008. Ora, quasi dieci anni più tardi, c’è un surplus di rivelazione. Saint-Exupéry non sarebbe morto nello schianto del suo aereo. No, non è la storia di Elvis Presley che vive ancora tra noi nel burgherificio dietro casa. Tutto è raccontato in Saint-Exupéry: Révélations sur sa Disparition, firmato dai soliti Lino von Gartzen e Luc Vanrell, insieme a François d’Agay, nipote di Saint-Exupéry, e Bruno Faurite. Ricordate il tedesco Rippert? Beh, l’ex soldato ha tirato le cuoia nel 2013. Resta la figlia. Che ha raccontato agli estensori del libro questa storia, tale quale – dice lei – gliel’ha raccontata il babbo: Saint-Exupéry era vivo quando fu abbattuto il suo aereo. Trasferito per essere soccorso a Port-de-Bouc, fu sottoposto a interrogatorio dai nazisti nella base di Saint-Martin-de-Crau, ora anonimo borgo in Provenza. Lì lo scrittore sarebbe morto, in seguito al peggioramento delle ferite riportate. O in seguito al pestaggio – sommato alle ferite – infertogli dai nazisti. E il suo corpo? Fu gettato in mare? Va detto che intorno alla storia – utile, se mai ce ne fosse bisogno, a far levitare le vendite dei libri di Saint-Exupéry e a rinfocolare l’antico odio tra francesi e teutonici – gravano parecchi dubbi. Non tutti gli storici credono alle parole di Rippert, non supportate da documenti ufficiali. Davvero, direbbe Saint-Exupéry, l’essenziale è invisibile agli occhi. L’essenziale, in questo caso, è l’opera dello scrittore francese, che non si può ridurre al Piccolo principe. Libri come Volo di notte e Terra degli uomini, ad esempio, di grave limpidezza, figli di una tradizione letteraria che unisce lo scandaglio di sé all’impeto morale, che va da Pascal e Montaigne a Paul Valéry, andrebbero riscoperti come si deve. Invece, abbiamo anche la traduzione in siciliano (!) del Piccolo principe – che suona Principuzzu Nicu – ma non è più disponibile il tomo che ne raduna, in modo ragionato e commentato, le Opere (era un Bompiani del 2000). Una sfasatura editorialmente imbarazzante.

 

Giovanni Zimisce