Quando Saint-Exupéry era il “piccolo principe” di casa: le lettere alla madre. Dialogo con Davide Bregola

Posted on Maggio 11, 2019, 7:10 am
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Ben prima di scrivere Il piccolo principe, un piccolo principino, trattato in modo principesco, era lui, Antoine de Saint-Exupéry, pupo di origini aristocratiche, soprannominato le roi soleil per via della chioma chiara. Me lo spiega Davide Bregola, che per l’editore Oligo ha curato un libro delizioso, Mia cara mamma…, che raduna le lettere di S-E, dagli istituti scolastici in cui va a vivere e studiare, a mammà, la nobile Marie Boyer de Fonscolombe. La prima lettera è del 1910 – il futuro scrittore ha nove anni – l’ultima del 1918: facciamo i guardoni, dunque, della prima giovinezza di Saint-Exupéry, che scopre l’amore per gli aerei, ma è obbligato a crescere, non è più il solo al mondo, il prediletto. Il rapporto con la madre – d’altronde, S-E perde il padre da piccolo – è viscerale, allucinato di nostalgie (“Scrivimi spesso, così le tue lettere è come se fossero un po’ di te”; “Io sono sempre felicissimo, entusiasta, al massimo della gioia, e se tu fossi accanto a me sarei al settimo cielo”), trafitto da dolci pretese (“Fammi preparare dei tartufi di cioccolata, mandami cose di questo tipo, in quantità, staranno bene nel mio pancino”). La Prima guerra mondiale – con conseguenze sulle economie familiari –, la morte del fratello François, la bocciatura all’esame per entrare nell’École navale, lasciano il segno, ma danno direzione di destino alla scrittura di Saint-Exupéry. Le lettere alla madre, adornate di schizzi e di vignette, dimostrano il talento di S-E nell’illustrare le sue fantasie. Insieme a Davide Bregola, che ha appena pubblicato per Avagliano Fossili e storioni. Notizie dalla casa galleggiante – in cui si narra, appunto, “un anno vissuto a pelo d’acqua, sulla casa galleggiante sul Po, a cogliere i minimi cambiamenti della natura e i versi degli animali, ad ascoltare i racconti dei vecchi pescatori…” – concordiamo che non si può ridurre il talento narrativo di S-E al Piccolo principe. C’è tanto da leggere, da tradurre. Io fui sedotto dalle improvvise rivelazioni di Cittadella (tradotto in parte, quarant’anni fa, da Borla); qui leggiamo Saint-Exupéry nelle fattezze di piccolo principe di famiglia. (d.b.)

Cosa ci dicono queste lettere del piccolo Antoine del futuro autore del Piccolo principe? Qual è insomma la sua indole, la sua natura?

La prima lettera che Antoine manda alla madre è del 1910, e lo scrittore ha dieci anni. La manda dal collegio dei Gesuiti di Notre-Dame-de-Sainte-Croix, dove si trova assieme al fratello Francois, mentre la madre soggiornava ad Ain. Antoine era di famiglia aristocratica, il padre era un visconte, e aveva cinque fratelli. Vita privilegiata, si dirà. In famiglia era chiamato le roi soleil, per la luminosa bellezza dei suoi capelli biondi. È orfano di padre dall’età di 4 anni e la madre fa molti sacrifici per tenere la famiglia unita. Dalle lettere si evince un’indole discontinua. È un allievo intelligente, che riporta ottimi voti in composizione francese, ma è, a volte, indisciplinato e svagato e, cosa più importante, non riesce a legare con i compagni. Per la prima volta si rende conto in collegio che non può essere sempre il polo dell’attenzione generale. Ha conosciuto anche l’involontaria, sferzante crudeltà degli altri bambini che lo hanno soprannominato pique de lune, per la strana forma del suo naso, con le narici dilatate e rivolte verso l’alto. Antoine non apprezza questo appellativo e scriverà, molto più tardi, dure parole sull’ironia che è la sola e sterile arma adoperata dai falliti e dai parassiti. È appassionato a tutto ciò che concerne la meccanica: locomotive, bus, tram, e lo racconta alla madre, quando esce dal collegio per andare in gita con la scuola. È appassionato di aerei e, nel 1912, prova l’emozione del battesimo dell’aria, nell’aeroporto di Amberieu, sull’apparecchio del pilota Vedrines, che diventerà un grande eroe di guerra.

Che tipo era la mamma, Marie, a cui lo scrittore chiede conforto di scrittura? A lei si appella spesso: come torna questo rapporto nei libri di Saint-Exupéry?

Marie Boyer de Fonscolombe, la madre di Saint-Exupéry, è una donna che si ritrova vedova, giovane, con 5 figli da accudire. Subito dopo la vedovanza parte per andare ad abitare nel castello di sua zia M.me de Tricaud situato tra Lione ed Amberieu. All’apparenza la sua vita potrebbe sembrare quella di una persona benestante, ma nell’arco degli anni, soprattutto dal 1914 con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, è costretta a lavorare come infermiera nell’ospedale di Amberieu. Nelle lettere si leggono i capricci del figlio, cui Marie cerca sempre di far fronte. Rimane molto scossa a causa della morte prematura di François. In quegli anni, nei quali Antoine si rivela, attraverso le lettere, un figlio affettuosissimo, ma anche possessivo ed esigente, lei deve fare i conti con una situazione finanziaria nel frattempo mutata. Si evince dagli scritti di Saint-Exupéry che la madre raccontava storie, e queste storie, dice: “e queste storie diventavano quadri viventi”.

Le lettere sono adornate di disegni, ed è naturale mandare la mente nel parco di segni del Piccolo principe. Che ruolo ha il segno, il disegno nel lavoro da scrittore di S-E? 

Sì, tutta la vita artistica dell’autore è contornata dal disegno. Non dobbiamo trascurare la sua frequentazione di un’Accademia di Belle Arti. Ci sono molti quaderni nei quali fin dall’età di dieci anni, Saint-Exupéry illustra dei suoi brevi racconti. Successivamente crea poesie calligrafiche. Vi sono album nei quali dipinge nature morte ad acquerello, a inchiostro. Da adolescente disegna caricature di Francesco Giuseppe, Attila, il Kronprinz. Ogni periodo della sua esistenza è accompagnato da taccuini nei quali illustra ciò che gli accade. Nel 1921 tiene un taccuino di Casablanca nel quale racconta il lavoro di aviatore e i compagni attraverso brevi didascalie e ritratti. Questo taccuino sembra una graphic novel ante litteram. Anche a margine dei manoscritti ci sono vere e proprie illustrazioni ad accompagnare i testi. Il manoscritto di Corriere del sud, del 1928, il primo testo pubblicato dall’autore, ha 171 fogli con numerosi disegni che sembrano destinati ad illustrare il testo. L’autore passa dal figurativo al caricaturale, ma è solo dalla fine degli anni ’30 che il segno muta e sembra avvicinarsi sempre più a quello che vedremo nelle illustrazioni de Il piccolo principe, pubblicato a New York il 6 aprile del 1943. Sembra quasi che il disegno servisse all’autore per chiarire dentro di sé caratteri e situazioni fermate sulla pagina attraverso la scrittura.

Le lettere si interrompono al 1918: cosa succede subito dopo la guerra a S-E?

Le lettere che ho inserito nel volume fanno parte del periodo scolastico di Saint-Exupéry. In quel periodo, dal 1915, Antoine e il fratello François vengono mandati a Friburgo, in Svizzera, nella Villa-Saint-Jean, al collegio cattolico internazionale, retto dai padri Maristi. In questo periodo l’autore farà le più significative ed importanti letture della sua adolescenza: Pascal, Balzac, Descartes, Baudelaire e Dostoevskij. Leggendo Cartesio e dice: “Aveva appoggiato il suo sistema su una petizione di principio. Pascal era crudele. Egli stesso terminava la vita senza risolvere, ad onta dei suoi sforzi, il vecchio problema della libertà umana”. In quegli anni di tumulto avvengono molte cose nella sua vita: nel 1917 muore il fratello. Sempre nel ’17 vuole diventare ufficiale di Marina e per questo torna a Parigi e si iscrive al Liceo nella classe di Matematica superiore. Non verrà ammesso all’orale del concorso della Scuola Navale. Il suo voto più basso risulta essere quello di composizione francese. L’enunciato del tema, retorico e falsamente patriottico, non gli era piaciuto e tanto meno lo aveva ispirato. Decide allora di iscriversi alla scuola di belle arti di Strasburgo, nella sezione di Architettura. Smette nel 1921 di frequentare questa scuola per compiere il servizio militare. Prima a Strasburgo, poi in Marocco. È lì che riesce a prendere il brevetto di pilota civile e, pur costando molta fatica l’addestramento, anche il brevetto da pilota militare. Le lettere di Saint-Exupéry alla madre proseguono negli anni successivi al 1918. Ho scelto io di tradurre quelle relative all’infanzia e all’adolescenza, perché dopo quell’età inizia per lui una vita diversa, non più studentesca, ma una vita di lavoro e successivamente di scrittura. Esordirà all’età di 29 anni con il libro Courrier Sud.

Infine: cosa resta, a tuo avviso, da studiare e tradurre di S-E, tra i più tradotti e noti scrittori al mondo, ma forse riassunto in toto nel Piccolo principe?

Saint-Exupéry in Italia è stato relegato a una sola opera e per gli scrittori è quasi un autore da evitare. A me la sua opera importa proprio grazie a questo disinteresse dell’accademia e degli scrittori. La terra degli uomini e L’aviatore, assieme ai suoi reportage, sono testi di un letterato di razza. La formula che l’ha portato a scrivere Il piccolo principe ha al suo interno elementi simbolici, esoterici e intuitivi che sarebbe interessante studiare seriamente per capire perché una storia di poco più di cinquanta pagine ha incantato il mondo. Ci sarebbe da rimettere mano in modo serio ai vari quaderni pieni di narrazioni brevi e poesie. In particolare c’è un quaderno manoscritto intitolato Il passatempo che sarebbe da tradurre. Al suo interno ci sono “scorciatoie e raccontini” illustrati, deliziosi e pieni di grazia. Poi c’è il taccuino di Casablanca, dal registro realista, che potrebbe essere un gran bel libro di graphic novel, se impaginato coerentemente e con capacità artistica. Potrebbe essere un bellissimo silent book il cui segno potrebbe sorprendere coloro che amano il fumetto d’artista.

*In copertina: Antoine de Saint-Exupéry con Consuelo Suncín Sandoval, sposata a Nizza nel 1931