“Senza la bellezza non posso vivere… andai a Lisbona, pensavo di farla finita, è stata un’esperienza metafisica…”: dialogo con Rosangela Betti, la fotografa folle

Posted on Giugno 19, 2019, 10:51 am
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“Mio primo libren. Poi mostra e lo proporrò in tout le mond. Te piec?”. Risvegliarsi una mattina di giugno con le parole della fotografa dandy Rosangela Betti è come aprire gli occhi e vedere dalla finestra la meraviglia del sole che squarcia le nuvole e riscalda l’aria. So che ci teneva a divulgare il suo primo libro autoprodotto euscito per “Officina Betti Edizioni”. Un suo sogno nel cassetto che ora è diventato realtà. Lo ha intitolato “ANA /LISBOA” e si trova all’interno della Libreria Riminese di Rimini (0541-26417: si può ordinare e lo riceverete a casa; venerdì 21 giugno, ore 21,30, alla Libreria Riminese, per altro, il libro sarà presentato con musica dal vivo di Fabio Mina e video di Simone Felici).

Tiratura limited firmata e numerata.

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Strana Italia, viene da pensare: ok la crisi dell’editoria, i prezzi dei libri con le immagini, la distribuzione, il rischio d’impresa e altre menate ma una che è uscita su “Repubblica”, “Corriere della Sera”, “Unità”, “Progresso Fotografico”, “Life Photographers”, “Espresso”, “Capital”, “GQ” e “Life People” (senza contare che hanno scritto e parlato di lei personaggi come Italo Zannier, Denis Curti e Giampiero Mughini e tanti altri) che poi si trova davanti muri su muri fa pensare che non ci sia futuro per l’arte. Lei però non demorde. “L’arte è di tutti” mi dice. E la bellezza? “Senza la bellezza non posso vivere”.

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“Ringrazio Alessandro Guatoli per la grafica e per la pazienza che ha con me, Simone Felici – il mio videomaker – per i video dinamici che realizza per me”.

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Il suo primo libro, “Fotografie” (1990) – corredato da un racconto “Fixage” e uscito per le edizioni “Museo KenDamy”di Brescia – è stato sponsorizzato dalla Kodak. Ora è oggetto da collezione. Si trovano in giro? A volte, nei mercatini.

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“Il 27 marzo 2017 sono partita per Lisbona, biglietto solo andata” spiega seduta sulla poltrona dandy di casa sua. “Sono rimasta quattro mesi. Un’esperienza metafisica. Il mio appartamento era al primo piano di Largo dos Trigueiros. Tutte le volte che mi affacciavo sul piccolo balcone tutti mi salutavano e mi fotografavano ed io – che non volevo più fotografare – ho iniziato a fotografare gli astanti e loro me. Tutte le foto le ho scattate dall’alto: 160 immagini in formato cartolina messe con effetto Polaroid”.

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“Prima di partire avevo donato 6.000 fotografie e 12 macchine fotografiche al museo di Spilimbergo (Udine). Volevo morire e invece… sono diventata la mascotte del quartiere. Io, dandy elegantissimo, ho affascinato tutti. Mi fermavano e mi fotografavano e…”.

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“Un giorno vado per mostre trascinata dalla mia ospite Auronda. Una mostra era in una casa. Sulla soglia una ragazza con la lista degli invitati che potevano entrare. Mi guarda, la guardo. Non ho l’invito. Sorride. Al suo fianco la padrona di casa. Mi fanno entrare. La casa è bella, informale, con mobili vintage, un giardino e un terrazzo. Cocktail. Mi seggo su un divano e non mi muovo. Osservo, come mio solito. La padrona di casa mi chiede cosa voglio bere. ‘Vino tinto’. Me lo fa portare dal cameriere. Arriva un signore italico che mi chiede se sono un’artista e se si può sedere nel ‘mio salotto’. Claro che sì. Poi arriva suo figlio, giovine ragazzo. La ragazza sta al portone per ricevere gli ospiti. La guardo. Le spalle larghe, magrissima, capello riccio che arriva a fine collo. Collo lungo e magro. Indossa una tuta nera, vedo le bretelle sulla schiena e sotto niente. Mi innamoro tout subìt. Chiedo al figlio dell’amante di arte e artisti se sa l’inglese. ‘Yes’. Vieni. Mi faccio tradurre: sono una fotografa d’arte, le porgo la mia cart da visit e le chiedo se vuole fare le foto nuda per me. Sorride felice e acconsente con il capo. Numero di telefono. Sono in fibrillazione. La voglio subito. Subito non può. Passano 15 lunghi giorni, poi arriva. È la felicitade. Io che non volevo più fotografare…”.

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“Mi ci sono voluti due anni prima di far stampare le foto e prima di preparare il libro. Ed ora eccolo. Il mio primo libro autoprodotto. Bellissimo. Ora mostra, installazione, presentazione del libro all’Officina Betti Art Gallery, video e poi serata musicale. Ultima mostra, ultima di tutto. Ora mi dedicherò all’editoria. Pubblicherò altri libri e tutti dedicati. Il prossimo sarà dedicato ad Angela Allegrezza, mia prima musa: foto rigorosamente in bianco e nero del 1986 e stampate da me medesima”.

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“Un viaggio di andata senza ritorno, anche se poi sono tornata”. Un pacco di foto, tante. Paesaggi e non solo. “Me le sistemi?” mi ha chiesto al primo incontro. Due serate, forse tre. Computer e parole, ricordi ed emozioni. “E questa?” le ho chiesto. “Chi è? È bieca”. “Ana, la mia San Sebastian femina” è stata la sua risposta.

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“Le mie fotografie sono storie di vita vissuta”.

Alessandro Carli