“Facebook è oscurantista, a questo punto chiudiamo la Cappella Sistina, c’è troppo sesso”. Dialogo con Rosangela Betti, dalla mostra più esplicita dell’anno

Posted on Febbraio 15, 2020, 11:11 am
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“Ho conosciuto (…) attrezzata delle sue foto di una creatura meravigliosa, la diciannovenne Angela Allegrezza, da lei scovata e fotografata. Da quel momento sono stato sempre curioso e vorace degli incontri fotografici (…) con il Femminile. Mi ha colpito una sua capacità di guardare il corpo di una donna che non so se definire maschile o supremamente femminile. Una donna che fotografa una donna e se ne avvampa. Un incendio”. Giampiero Mughini.

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“Cara (…), vorremmo contare su di te per la mostra ‘Sexxx & Pop – l’immaginario erotico dalla rivoluzione sessuale all’avvento del porno digitale’ perché hai dato un contributo creativo importante. Come è noto, la rigida censura operata da Facebook rende difficile la sponsorizzazione di termini come ‘sex’ e ‘porno’, e quindi…”.

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La “Cara” di cui sopra mi scrive: “Facebook è finto moralista. Per due tettine ti bannano, per i culi e altre sconcezze no”.

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La “Cara” è Rosangela Betti (www.rosangelabetti.it). Le chiedo se ha accettato l’invito alla mostra meneghina. Mi inoltra quello che ha detto agli organizzatori. “Erotismo intimo e di doverosa bellezza, per quanto riguarda il sex, mi sta bene. Per il sex porno es importante che ci sia Giovanna Casotto. Es lei in mia foto… Noi insieme libro abbiamo fatto”. E mi aggiunge: “Con un editore che non ci meritava. Venduto un fottio di libri e a noi nemmeno una lira o ringraziamento. Io e Giovanna incazzate”.

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La mostra “Sexxx & Pop” è in programma dal 14 febbraio al 25 maggio 2020 alla Fabbrica del Vapore di Milano. Le info si trovano online. A volo radente, verranno esposte le opere di Guido Crepax, Andrea Pazienza, Leone Frollo, Paolo Eleuteri Serpieri, Paola Mattioli. Oltre a quelle di Rosangela Betti, sono annunciate le performance di artiste indipendenti a immagini di una sorridente Moana Pozzi. Insomma, come disse il giornalista Tullio Giacomini a Maurizio Costanzo, un’esposizione da vedere “con una mano in tasca”.

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Le tue immagini sono state esposte, tra le altre cose, anche in Provincia di Udine quando, un paio di anni fa circa, venne organizzata la mostra “Donne & Fotografia”. In quell’occasione, assieme agli scatti di Tina Modotti, Dorothea Lange, Diane Arbus, Sarah Moon e Annie Leibovitz, c’erano anche i tuoi. Ora ti hanno chiamata a Milano. Cosa non va a Rimini? A quanto sembra, ti è difficile essere profeta in patria.

“Io non sono una fotografa, ho solo documentato la mia vita. Le mie fotografie sono intrise di romanticismo, amore, poesia. A Rimini non sono accettata per il semplice motivo che ho la cattiva abitudine di dire la mia opinione pubblicamente e ‘quinci al colle e al monte…’. Come ha detto Corrado Augias, sono felliniana. A Roma, ogni volta che uscivo, mi dicevano: ‘Se ti vede Fellini ti fa un film’. Fellini per me è il più grande regista del mondo: onirico, sognatore, psicologico e con un grande capacità di dare e di amare. Come me. Ora che Rimini festeggia i 100 anni dalla sua nascita e lo omaggia con tante manifestazioni io ne sono assolutamente esente. lo trovo veramente fantastico!”.

Possibile che il nudo possa far ancora paura?

“Il nudo non fa paura: crea emozioni. E i miei nudi romantici ed erotici ancora di più. Facebook censura i seni ma non i culi. Chi li ritrae è vittima di oscurantismo. E allora propongo di chiudere la Cappella Sistina perché piena di sesso maschile di ogni età, dal putto al vecchio. Ci sta pure il femminile alla Cappella. Qualche seno, ma solo in certe raffigurazioni: il resto coperto. Il seno è la cosa più bella al mondo. È quello che ogni essere umano vede e sente. È quella da cui si nutre dal primo vagito, da quando entra in questo mondo fantasticamente bieco”.

Qual è la differenza, per te, tra erotismo e pornografia?

“L’erotismo è la magnificenza la realtà raffigurata. La pornografia non esiste. La trovo volgare e quindi inaccettabile”.

Cosa ti colpisce di un corpo maschile o femminile quando decidi di fotografarlo?

“Del corpo femminile mi colpiscono la bellezza, il romanticismo, la complicità, il sogno e la visione dell’altra me. Solo in chambre noir diventa, nel buio, quel sentimento metafisico della bellezza che mi governa da sempre. Del corpo maschile? La prima volta che sono entrata alla scuola d’arte F. Mengaroni di Pesaro avevo 12 anni. Sono rimasta paralizzata nel vedere la statua bianca in gesso del David di Donatello. Aveva una foglia di fico su qualcosa che non sapevo cosa e come fosse. Dopo molti anni ne ho appreso la bellezza e il desiderio di essere posseduta. Da allora mi ha governata una sana gelosia del cazzo. No, non è una metafora: è la verità. Lo volevo prendere e dare”.

A Milano porterai Giovanna Casotto. Ci racconti come vi siete conosciute?

“Adoro da sempre Giovanna Casotto. Dalla prima volta che ho saputo della sua esistenza. Ci siamo conosciute tramite l’editore Trentini che mi ha chiamata perché voleva alcune foto mie da pubblicare su una sua rivista sua. Ho detto no: ‘Voglio fotografare Giovanna Casotto’. Giovanna l’avevo vista su una rivista, non ricordo quale. Si presentava così: ‘Casalinga che fa fumetti hard’. Era vestita solo con il grembiule da cucina e in mano teneva un cucchiaio di legno. Giovanna è venuta due volte da me a Rimini: è partita da Milano e abbiamo fatto fotografie abbastanza esplicite. Era timida, non sapeva cosa fare. Io dico sempre alle mie modelle: ‘Seducimi e poniti come vuoi, le fotografie si fanno in due’. E non parlo. Musica di sottofondo. Praticamente è un rapporto d’amore che dura un’ora, ore, mesi, anni. Dipende. Ho iniziato a fotografare, inconsapevolmente, per poi fare dei dipinti. Tutte le volte che mi venivano a trovare amici e amiche dicevo: ‘Spogliati che ti faccio le foto’. Le facevo sviluppare e stampare in formato 10×15. Salvavo le più interessanti e buttavo via i negativi. Bieco! Nel 1980 ho iniziato a fare fotografia d’arte per mostre e pubblicazioni. La pittura non era più di mio interesse e ho trovato il mezzo fotografico più congeniale: tutto in un click. All’epoca ci facevamo fotografie anche alla fine di rapporti consumati, quando le lenzuola erano ancora calde. Oggi si chiamano selfie. Giovanna è stata un’esperienza che mi è rimasta nel cuore: è fantastica e ci siamo trovate subito in sintonia. Da tutto ciò ne è nato un libro, La carne & lo spirito. Giovanna con il suo fumetto hard, io le fotografie. Con lei, in alcuni scatti, ci sono anch’io”.

Rosangela Betti, “me medesima”

Come nascono le tue fotografie?

“Non ho mai fotografato modelli o modelle ma solamente persone che ho incontrato. Nudi maschili, femminili, transessuali e me medesima. Tutto lo scibile umano che amo e odio in pari misura. Non ho mai scopato con i miei modelli e modelle ma ho fotografato alcune e alcuni miei amanti. Di due uomini ho distrutto i negativi. Il primo era un francese incontrato per strada, bello biondo, occhi azzurri. Mi ha portato a casa sua in Rue de Rivoli. Bella casa. Mi ha indicato una fotografia. Sua moglie. Molto bella. Non c’era: era in Camargue. Dopo essersi posto come una femmina, gli ho fatto le foto nudo, seduto per terra vicino alla finestra. Poi mi ha portata in un locale. E per la prima volta ho visto un transessuale. Era bellissimo e se non me lo diceva lui, io non lo avrei capito. In compagnia di un ragazzo che avrei voluto tutto per me. Il secondo vero maschio era siculo e ha saputo fare il suo dovere. Lo dico perché solo il 90% degli uomini sa come usare il suo attributo del cazzo. Unica pecca: durante l’esplicazione teneva i calzini. Oggi mi pento di aver buttato via i negativi”.

Cos’è il sesso?

“Il sesso è solo una pratica ginnica. Per me es l’amour tout le jour che mi governa. Ho vissuto tutto e in ampie situazioni. Di ricordi che hanno lasciato un imprinting direi pochi. Ne avrei voluti solo due. Una con lui, uno con lei senza tutti gli altri. Ho una storia che ancora mi rimbomba dentro. Passione, amore e desiderio. Ci siamo consumati. Erano gli anni 70. Bellissimi anni. Quando è esplosa la voglia di amare e provare esperienze senza il moralismo del cazzo che mi ha ucciso per tutta la vita. Anche allora ci facevamo le foto nudi dopo aver consumato. Erano private. Era peccato. E anche lì niente negativi”.

Quanti anni hai?

“Ho 37 anni di fotografia. Di storie ne avrei da raccontare. Le ho tutte scritte dal 1980 in poi e aspettano di essere pubblicate. Siccome sono mie, nessuno, penso – e non ci provo nemmeno – me lo pubblicherà. Lo farò da sola. Per Officina Betti Edizioni ho fatto uscire il libro Ana/ Lisboa. Oggi le mostre fotografiche che ci sono in giro sono del cazzo. Belli i tempi di Helmut Newton e di Robert Mapplethorpe. Erano gli anni 80. Per me l’Avanguardia di oggi è solo dozzinalità. Tutti scrivono cazzate, tutti fotografano cazzate. Amen”.

Sarai a Milano per la mostra, presumo…

“Sarò a ‘Sexxx & Pop’ con la mia giovane fidanzata, molto giovane… non ditelo a mia moglie Auronda, però, che non può venire. Abita a London Bridge. A parte tutte le storie che ho vissuto… è il bianco&nero che mi manda di testa”.

Alessandro Carli

*In copertina: una creazione fotografica di Rosangela Betti