30 anni senza Robert Mapplethorpe, il fotografo più controverso del XX secolo. Patti Smith lo chiamava “il ragazzo che ama Michelangelo”

Posted on Ottobre 08, 2019, 10:12 am
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“Con i suoi scatti perfettamente studiati (…) ha rivelato l’aspetto estetizzante e teatrale di un prisma di tormenti ed estasi erotici la cui rappresentazione fino a quel momento cadeva sotto il nome di ‘pornografia’: scene sadomaso e omoerotiche, fellatiocunnilingus, urofagia, tormentati nudi scultorei che ricordano i Prigioni di Michelangelo; grazie alla patina glam, all’estrema ricercatezza e all’ascendenza classica e pittorica infusa nella tecnica e nel gusto, questi soggetti oggi sono diventati accettabili (senza che ne sia stata mitigata la carica sessuale di cui viene, anzi, veicolato l’ingresso nel nostro immaginario), influenzando la fotografia e il consumo di immagini fino a sconfinare nel linguaggio della pubblicità e delle riviste patinate”. Mariasole Garacci su Repubblica.

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Cazzi in tiro, nerchie nere che sembrano proboscidi, uomini nudi in latex, strap-on piantati nel culo, fetish estremo, ma anche una dolce, raffinata sensibilità verso la bellezza. Se qualcuno aveva il benché minimo dubbio, basta osservare (ma anche vedere, non occorre affaticarsi troppo) una sua fotografia per capire quanto fosse apertamente gay.

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Patti Smith e Robert Mapplethorpe si conoscono (e si amano) nel 1967

“Pornografia mascherata da arte” l’hanno definita i bacchettoni, i benpensanti zozzoni che tengono alle apparenze ma che poi, protetti dalle mura di casa, fanno i maiali pervertiti: chi crocifigge solitamente è anche peccatore, pecca dello stesso peccato. E per mascherarlo, lo ostracizza.

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Robert Mapplethorpe, il fotografo più controverso del XX secolo, colui che è riuscito a trasformare le immagini a pellicola in arte contemporanea, se ne è andato 30 anni fa, nel 1989: se l’è portato via l’AIDS. Una nuova croce sulla collina di Spoon River di fine Novecento. Assieme a Freddy Mercury, forse la vittima più illustre dell’arte.

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Nella primavera del 1967 conosce Patti Smith, all’epoca una giovane ragazza spiantata appena arrivata a New York, con la ferrea intenzione di diventare una poetessa, e se ne innamora. Va a vivere con Patti prima in un appartamento in Hall Street, e successivamente al Chelsea Hotel. I due condivideranno la stanza dell’albergo per alcuni anni, prima come amanti, poi come semplici amici. Il rapporto intimo con Patti è uno dei più importanti per Robert, che la fotograferà spesso negli anni fra il 1970 e il 1973. È sua la celebre copertina dell’album di Patti Smith, Horses.

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Nel 1973 la prima mostra personale, Polaroids, presso la Light Gallery di New York. Sempre nel 1973 Robert acquista una Graflex 4×5 pollici con dorso Polaroid. È sempre Sam Wagstaff che regala a Robert la prima Hasselblad, nel 1975. La nuova macchina consente a Mapplethorpe il controllo della scena che stava cercando. È con l’Hasselblad che produce le centinaia di capolavori che lo renderanno famoso, prima il controverso “The X portfolio”, una serie di fotografie sadomaso poi gli innumerevoli ritratti di personaggi famosi, di Lisa Lyon e infine le nature morte. Non contento delle qualità formali ottenute con il medio formato e il sapiente uso della luce, Robert stampa le sue foto in grandi formati e con tecniche raffinate e costose stampe al platino e le inserisce in inserti che completano l’effetto di grande lusso.

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Robert Mapplethorpe muore nella primavera del 1989. Aveva 43 anni.

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Patti Smith lo chiamava “Il ragazzo che amava Michelangelo”. Non a caso: come il Maestro, prediligeva i lavori in studio perché solo lì trovava “la libertà e la possibilità di scegliere i soggetti, di studiare la perfezione delle forme, di curare gli sfondi e di sfruttare tutte le potenzialità della luce per tirare fuori i soggetti dai limiti dell’obiettivo fino a renderli eterni, proprio come una scultura rinascimentale”.

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“Ci salutammo e lasciai la stanza. Qualcosa mi spinse a tornare indietro. Era scivolato in un sonno leggero. Restai a guardarlo. Così sereno, come un bambino vecchissimo. Aprì gli occhi e mi sorrise. ‘Sei già tornata?’. Poi si riaddormentò. L’ultima immagine di lui fu come la prima. Un giovane che dormiva ammantato di luce, che riapriva gli occhi con il sorriso di chi aveva riconosciuto colei che mai gli era stata sconosciuta”. Patti Smith.

Alessandro Carli

*In copertina: Robert Mapplethorpe, “White Gauze”, 1984; copyright Robert Mapplethorpe Foundation