“E divenne un incubo, ero in un letto, nuda, e la gente mi fissava…”: Gina Lollobrigida & Robert Graves, dialogo tra il poeta e la star

Posted on Maggio 11, 2019, 10:37 am
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Cosa possono sapere di attrazione e sensualità un’attrice stellare di 36 anni e un poeta di 68 anni? Mettiamola così: il poeta avrà guadagnato in esperienza quel che la diva ha subito immagazzinato. E se vi dicessi che colloqui simili sono possibili? Nel 1963 Gina Lollobrigida, fresca di Donatello per la Venere imperiale, si ferma a New York e discetta del più e del meno con Robert Graves; quanto allo scrittore, aveva appena mandato in stampa le Nuove poesie e faceva uscire un lavoro storico, Sconfitta e caduta di Troia.

Per dare altre coordinate: l’anno successivo, nel ’64, il Donatello lo vincerà Sophia Loren; nel ’62 invece Graves era tra i papabili per il Nobel insieme a Durrell e Blixen, poi il premio sarebbe andato a Steinbeck perché Graves era visto solo come poeta e questo, più o meno lo sappiamo, non fa audience. In ogni caso il dialogo con la Lollobrigida è pregevole sia per l’atmosfera che per la novità esplosiva, anche oggi: sembra di rivedere Socrate che apprende dalla sacerdotessa Diotima qual è la natura dell’amore. Anzi no: è meglio Graves e Lollobrigida, sono più vicini a noi.

Il dialogo si svolse a New York e chi vi assistette lo riporta in Conversations with Robert Graves (1989) notando che la ‘Lollo’ era felicissima di parlare con qualcuno fuori dal mondo del cinema. E non lasciava più andar via Graves. Si capisce: era pur sempre lui che aveva scritto

Amore a prima vista qualcuno lo chiama, sbagliando
Scoperta di due punti irrimediabili e gemelli
Contro l’enorme strappo della procreazione.
Ma amicizia a prima vista? Anche lei
Cattura con fierezza il cuore sorpreso
Così che le guance s’imbiancano poi s’imporporano.

Buona lettura,

Andrea Bianchi

***

G Gina, tu ce l’hai – è una domanda divertente – ce l’hai un giardino segreto dove ti puoi nascondere, nella tua mente?

L (esita) Un giardino segreto?

G Sì, un posto immaginario – una sorta di paradiso vivente nella tua testa, dove puoi andare per conto tuo. (pausa) Un jardin imaginaire?

L No

G Oso dire che l’hai avuto, una volta. Da ragazza è probabile che lo avessi: per molte ragazze è così, ma dopo va perduto. Forse semplicemente non ne hai più bisogno. La natura della professione di attrice ti abitua realmente ad esser circondata da persone, in realtà queste si rendono desiderabili col passar del tempo.

L No, io – è per il lavoro: devo stare con la gente. Ma sento talvolta più solitudine in mezzo alle persone di quando sono completamente da sola.

G Sì, sì.

L E io – anni fa le persone erano ossessionate dal guardarmi tanto che non avevo più la vita normale, di prima. C’era tutta questa ammirazione, sempre la gente a guardare. In realtà mi dava dei problemi. E divenne un incubo: ero in un letto nuda e la gente mi fissava. Terribile.

G Orribile.

L E questo per, sai…

G Penso che avvenga perché pensano a te in quel modo dell’incubo. Dev’essere orribile.

L Perciò non posso capire come la gente del mio business, le attrici, si godano il successo. Come possono esserne orgogliose, se le fissano sempre?

G Ma Gina, le persone sono così abituate a guardare le donne sullo schermo semplicemente come sex symbol che poi s’immaginano, sbagliando, che tu sia l’unica. E tu combatti sempre contro questa visione delle cose.

L (impercettibile) Sì.

G Devo dirti, Gina, che ero bouleverse [sconvolto]– sopraffatto che tu sia stata contenta di essere mia… interlocutrice, penso sia la parola per l’occasione. Perché vivo ritirato dalle cose e raramente vado al cinema, eppure capisco chi va avanti nell’industria cinematografica. Comprendo quel che le varie attrici significano per il pubblico. Mentre non voglio far nomi di chi vuol solo provocare interessi lascivi (o forse banalmente sentimentali), con te ho capito dall’inizio che stai comunicando qualcosa di diverso – chiamalo bontà e verità di donna.

L Ho ricevuto un complimento veramente bello.

G Tributare elogi non è il mio mestiere. Voglio dire che nonostante tutto il lavoro sporco di produttori e sceneggiatori i quali rovinano tutto, tu mostri ancora che l’immagine pubblica non è necessariamente oscena o fraudolenta. Non ho mai incontrato qualcuno che fuori dallo schermo fosse diverso dalla sua immagine sullo schermo.

L Dici che le attrici, anche se recitano la loro parte, sono comunque sempre loro?

G Dico che nonostante i trucchetti della telecamera, non riescono ad ingannare chi senta le cose coi polpastrelli… se mi segui. […] Dimmi Gina, quante persone reali conosci, eccetto quelle che ti circondano ora? Che siano assolutamente reali?

L Molto, molto poche.

G Sono fortunato, ne conosco una ventina. Per tutta la vita è come se le avessi raccolte e messe da parte rimanendo consapevole della loro esistenza, ed è molto, molto strano notare ogni volta che Tizio ha questa qualità che non riesci a definire. Più ne parli e meno ha valore. È un riconoscimento di una certa qualità che sa compiere miracoli. (lei fa cenno di assenso) Comprendi, non dobbiamo dire altro.

L Sì.

G A ogni istante trovi questa sensazione che ti fa sentire splendido. Riconoscere questa qualità è una delle poche gioie del mondo.

L Questo è avere amici veri. Intendi questo?

G Diventano tuoi amici e basta che dicano “Domani raggiungimi al Polo Nord che ho bisogno di te” e tu ci vai. E sai che non sarebbe per un motivo sbagliato.

L Ed è divertente come un’amicizia sa durare più dell’amore.

G Ma è una forma d’amore, diversa da quello fisico.

L Sì, ma dura di più.

G Dura di più se sei sfortunato in amore. Ma sai, Gina…

L Penso che l’amore tra uomo e donna sia fisico, mentre l’amicizia sia proprio un diverso tipo d’amore.

G La cosa interessante è ritrovare questa medesima qualità nei tuoi figli – questa integrità, questa realtà di cui abbiamo parlato prima. Non te lo aspetteresti mai, ma quando capita, ti spaventi. Infatti non ci sono regole. Può saltar fuori da chiunque, del tutto imprevedibile. È questo fatto a rendere il mondo così vitale. Non fosse per le poche persone reali, tutto questo (gesto del braccio) se ne andrebbe a mare.

L I tuoi figli sono fortunati ad averti come esempio.

G C’è una madre in gamba.

L Ne sono certa. I tuoi figli ti guardano mentre lavori?

G Sì ma non penso che vi abbiano mai prestato grande attenzione. […] Non hanno mai realizzato per davvero che ero uno scrittore ben conosciuto. Vedi, ora viviamo in un piccolo paradiso a Maiorca. E si sono rassegnati al fatto, più o meno.

L Tengono la casa tranquilla quando scrivi?

G Non considerano il mio studio come qualcosa di sacro. Non ho orari speciali e se mi interrompono, pace. Insegno al più piccolo Latino e Sacre Scritture e aiuto la più grande in Latino, cose così. Ne ho avuti otto, mi capisci. Uno fu ucciso nell’ultima guerra e tra il più grande e il più piccolo si passano trentaquattro anni. (pausa) Nessuno di loro legge.

L No?

G No, e perché dovrebbero? Sentono tante di quelle persone che entrano ed escono, intellettuali e non intellettuali, attori, dottori, pittori, musicisti, tutta gente stramba alla quale sono legato in un modo o in un altro – i bambini ci ascoltano e prendono le loro nozioni. Ma non gli verrebbe mai l’idea di fare il mio stesso lavoro. Penso che ognuno voglia sempre spezzare la tradizione familiare. Uno dei miei figli, per esempio, è architetto.

L Pensavo che come il padre… (lunga pausa) Per mio figlio sogno un futuro lontano dal commercio del cinema.

G Tutte le madri che fanno cinema lo dicono.

L No, per un padre che scrive, per un genio – penso vada al contrario. Andrebbe allevato per continuare la tradizione.

G Be’, puoi regolare la cosa. Mio padre era scrittore, suo padre pure e anche il padre di questi.

L Così saranno i tuoi figli a far saltare la regola?

G Mio padre tentò di farmi diventare maestro di scola. E poi ho patito la fame dodici anni per fare lo scrittore. Suppongo di essere l’ultimo scrittore rimasto che faccia un po’ su questo argomento e un po’ su quell’altro e che non mira a fare compromessi col mercato ma soltanto sente di dover scrivere quel libro particolare e poi chi vuol pubblicarlo, lo pubblica. La tendenza oggi è che tutti siano specialisti, si vuol sopprimere questa libertà. Ma ho sempre scritto prosa per permettermi la poesia e ho persino scritto che è come dar da mangiare ai cani perché il tuo preferito è il gatto. E a lui vuoi dare il latte.

L Oggi è un gran male che non si legga molta poesia.

G E sai perché?

L No.

G Perché i poeti non stanno facendo la loro parte, sono diventati una questione di moda da tenere come avanguardia. Ma l’unica poesia che sia utile è quella, magica, della riflessione del poeta che proviene dalla sua musa. Di questa parola “musa” si è abusato per secoli ma ha una connotazione particolare – è una relazione tra uomo e donna che attraversa tutti i confini sociali di classe e religione, e pure quelli matrimoniali. C’è una riacquisizione del fatto che tra uomo e donna c’è un amore che dipende dalla saggezza: ma questa proviene dalla donna e si riflette sull’uomo che poi la incorpora nella sua poesia. Bisogna esser uomini per meritarsi le muse.

L (scuote la testa) Difficile trovare oggi un uomo che sia uomo.

G D’accordo. Ho dato lezioni in college nordamericani, vedi, e osservo queste splendide ragazze – intelligenti, amorevoli, così trasognate, e davvero ben messe – poi a chi si accompagnano? A dei lerci trasandati che parlano solo di giochi a palla… hai presente questi grossolani. Pensa che bella scelta se una si vuole sposare! Triste. Semplicemente ci sono più donne buone che non uomini buoni.

L Anche a me, quando mi danno un collega mi dicono “eccolo, un uomo” e non mi dicono “è un buon attore”. Dicono che devo essere felice per l’uomo.

G Ed ecco cosa non va con la poesia, oggi. Hai pochi uomini, e molti altri che si fingono donne.

L Potresti dire che è colpa delle donne, ma non le biasimo.

G Oh questo no, è colpa delle…

L Delle donne più forti di uomini che si sentono deboli?

G No, ha a che vedere con la carenza di un vero controllo nella vita, oggi. L’unico dio rimasto è il denaro, la religione degli USA. Il rituale è comprare e vendere. Ma non basta.

L Perché mai è così importante?

G L’amore se n’è andato. Insieme all’onore. Due grandi cose, oscurate e bruciate. Oggi l’amore è solo sesso o sentimentalismo. Amore è riacquisizione di verità, dell’integrità dentro l’altra persona e della sua verità in modo che sia compatibile con noi – qualcosa che ci illumina a vicenda. Ecco cos’è, capire la singolarità. E per farlo devi dare, dare e ancora dare.

L Sì, è generosità.

G E non ti aspetti nulla indietro. Finché non fai così, non sai amare.

L Vero, ma in USA il discorso cade sempre sul sesso. Un’ossessione puritana, tutto è sesso o non è sesso.

G Altrimenti parlano di denaro.

L Eppure è divertente perché poi il discorso non ha ricadute. Qui in USA cammini per strada e non capita nulla, mica come in Italia dove le donne non possono girare sempre e ovunque tranquille. Per una donna, sentire la recita in strada del maschio italiano senza poter rispondere è terribile.

G (rassicura) Non ci pensare, andrai avanti. […]

L Bisogna pure lottare con le infermiere perché i bambini si affezionano più a loro che alle madri. Quand’ero in Spagna e mi truccavo la mattina per Salomone e la regina di Saba, dovevo richiamare mio figlio e dirgli “amami!” e lui si spaventava, mi vedeva con mezza faccia truccata di bianco e nero, povero Milko. E sa l’inglese meglio di me.

G Devo mandargli il mio ultimo libro per bambini, The big green book.

L Ne ho sentito parlare, ti ringrazio, di cosa parla?

G Di un ragazzino che impara a eseguire delle magie da un vecchio libro e le usa per fare i dispetti allo zio e alla zia. Le menti dei bambini sono semplicemente così complicate.

L Gli piace conoscere il mondo e ogni cosa il più rapidamente possibile. Ecco perché gli piacciono le storie, mio figlio Milko ama le storie vere e quelle che mi tocca raccontargli riguardano mamma e Milko, nulla di fantasioso.

G Sì, devono essere in grado di identificarsi con la storia. Poi ci sono delle cose magiche che capitano nell’infanzia, esperienze straordinarie che i bambini si ricordano e mettono nelle loro storie. Mio padre, che scriveva poesie e testi di canzoni, quando raccontava storie incominciava con “e così l’anziano giardiniere trasse dalla sua tasca rossa un fazzoletto e si soffiò il naso”. Per me era come un incantesimo, era anche meglio di “c’era una volta”.

L Mio figlio vuole invece il vecchio “c’era una volta”.

G Be’, puoi prendere in prestito la frase di mio padre, se vuoi. E vorrei darti un altro regalo – una poesia che ti ho scritto l’altra notte.

L (meravigliata di sorpresa). Grazie. Grazie… la leggi adesso?

G S’intitola Non dormire. “Non dormire per tutta la notte, per pura gioia / senza contar pecore e senza pensieri per i rintocchi, / accogliendo la confabulazione dell’alba / con gli uccelli, i suoi bambini, che discutono sereni / dettagli immaginari di arrivi attesi – / lei si vestirà in rosso, o rossiccio, o blu, / o bianco puro – ogni colore le donerà, / questo spetta a tutti e infine a me. / Così che quando rido e mi stendo e balzo dal letto / e plano di sotto, i piedi spazzano il tappeto / in segno di gentile progresso. / Eppure vorrei librarmi dalla finestra aperta / e posarmi sul ramo lì davanti, alleato accetto / di tutti gli uccelli, ben allerta, da dove borbottano educatamente”.

L Che amore.

G Essere innamorati e felici assomiglia a questo.

L Sarà un meraviglioso souvenir, come dice il mio piccolo Milko.

*Originariamente, il dialogo è pubblicato su “Redbook”, settembre 1963, poi in “Conversation with Robert Graves” (1989). Traduzione italiana di Andrea Bianchi