Avremmo avuto Baudelaire senza l’oppio? Su droghe, letteratura e CIA. Dialogo con Mario Iannaccone

Posted on Aprile 27, 2020, 6:38 am
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Tutto è estasi. L’uomo è qui per andare al di là – uscire fuori di sé, da sempre, è la formula per capire chi si è. Ombelico e terzo occhio; interiorità estrema ed esplosione. Ovviamente… tra Woodstock ed Eleusi la distanza è straordinaria. In Messico, tra i Tarahumara, Antonin Artaud cerca la Cabala, “la musica dei Numeri”, che regge la Natura; descrivendo la danza del Peyotl, “nel profondo della montagna di quegli Indi tarahumara”, gli accade, in visione, “la Natività di Hieronymus Bosch”. D’altra parte Ernst Jünger, che fa il suo primo viaggio a base di Lsd nel 1951, a 55 anni, guidato da Albert Hofmann, nel 1966 osserva come la droga, veicolo sacro che chiede spazi adeguati e adatti ‘sacerdoti’, che pretende il segreto, sia stata “profanata” dal fenomeno beat, di massa (“Non lo dite a nessuno, solo al saggio: ciò vale anche davanti a questa profanazione”; si legga: Jünger-Hofmann, Lsd. Carteggio 1947-1997, Giometti & Antonello, 2017). “L’interesse per le droghe entra nella cultura occidentale alla fine del Settecento. Viaggiatori curiosi, spintisi a studiare i costumi dei lapponi, delle popolazioni siberiane o indie, riportavano racconti di costumanze religiose basate sulla possessione degli spiriti e sull’uso di sostanze inebrianti. Le sostanze allucinogene, veniva raccontato ai viaggiatori, indeboliscono le barriere che sbarrano la via agli influssi soprannaturali nella coscienza, permettendo agli spiriti e ai demoni di parlare. Chi sa usare queste comunicazioni, e trarne benefici per tutti – si leggeva nei primi resoconti che spiegavano tali pratiche, come il De Lapponibus di Canutus Leemius (Copenaghen, 1767) – sono gli sciamani”, scrive Mario Iannaccone in uno studio sulla Rivoluzione psichedelicain versione aggiornata e accresciuta rispetto a quello edito da SugarCo nel 2008. Il libro, informatissimo, parte dall’uso ‘estetico’ – o meglio: per una estetica dell’estasi – della droga – i paradisi artificiali di Baudelaire, Coleridge, Gautier, Freud, Jung, D.H. Lawrence – fino alla funzione attribuita all’eccitante da Aldous Huxley, alle scoperte di Timothy Leary e Richard Alpert, all’uso di massa, veicolato dai beat, che avrà fatto gran bene alla musica ma non troppo all’uomo. Iannaccone studia l’uso ‘politico’ che fu fatto della droga, l’abuso dei servizi segreti, le nuove frontiere della ricerca lisergica (che ci coinvolgono). Nella zuppa degli anni Sessanta-Settanta, in cui il Libro tibetano dei morti veniva alternato ai Beatles, dove tutto era essoterico, si scambiava il sesso libero con il tantrismo e dal triplice love si passò alle pallottole e alla coercizione per mezzo di allucinogeni, l’uomo cercava, è canone, l’Oriente fuori di sé, l’El Dorando in un’India dei desideri. Di solito, basta guardare sotto i piedi, nell’erba, dietro la sedia. (d.b.)

Da Coleridge (su cui apri il libro) in qua, fino a Baudelaire, Artaud, Jünger, si ritiene che l’eccitante sia necessario ad ‘aprire la mente’ verso immaginari inauditi, utili, in era moderna e contemporanea, all’arte: è effettivamente così?

Necessario no, direi utile ad alcuni sicuramente. A qualcuno lo shock chimico ha dato una scossa creativa. Samuel T. Coleridge, in un momento di stanca, iniziò a scrivere il poemetto Xanadu, piccolo gioiello del sublime, ma non riuscì a finirlo. Si servì del laudano, l’oppio in forma alcolica, per calmare le ansie di cui soffriva ma in seguito vi ricorse meno. Un vero cultore di una sostanza che, in certi casi e ad alte concentrazioni, viene talvolta inserita nella farmacopea psichedelica (parola inventata come è noto nel 1957 dallo psichiatra Humphry Osmond) è stato Charles Baudelaire. Avremmo avuto Baudelaire senza l’hashish e senza l’oppio? Non credo. Antonin Artaud è un altro caso interessante. Era dipendente dagli oppiaci a causa di dolori cronici ma la sua vera ricerca delle visioni iniziò con il peyote. Negli anni Trenta si recò in zone selvagge del Messico, a dorso di asino, camminando per strade difficili, giungendo al paese dei Tarahumara che descrive con accenti che ricordano i “paesi impossibili” di Howard P. Lovecraft. L’esperienza che ebbe con un “prete dei cigurì”, come lo chiama lui, sciamano del peyote, è impressionante. La descrive, appunto, nel libro Al paese dei Tarahumara. Sottoposto al rituale – dopo essere stato messo in guardia – si trova proiettato in un mondo inaudito, dove vi sono occhi giganteschi, figure colossali e incomprensibili. Alla fine si sente “rovesciato” da se stesso e da allora non abbandona più quella sensazione. Ma è difficile dire se questa esperienza abbia influito sulla sua creatività: pochi anni dopo verrà rinchiuso in una clinica psichiatrica. Chi, a parte Baudelaire, ha sicuramente lucrato di più di questi esperimenti è stato Ernst Jünger. Con la sua olimpica tranquillità, ha “assaggiato” di tutto” senza perdersi. Aveva internamente il modello del suo personaggio Peri che si trova nel romanzo Heliopolis (1949). Peri è lo psiconauta che nel suo romanzo cerca nei territori del sogno aiutandosi con droghe rare che prende con oculato timore. A differenza di tutti gli altri, Jünger, che 20 anni fa ci metteva in guardia dall’avvento dell’epoca dei “titani”, la nostra, è morto a 102 anni.

Qual è l’autore più ‘lisergico’ e quello per cui l’uso di eccitanti si è rivelato un disastro?

Personalmente credo che l’uso massiccio di LSD, in particolare, sia stato un carburante per il rock e il pop ma un deprimente per gli uomini di lettere, per la filosofia e per il pensiero in generale. Anche se ci sono delle eccezioni. Si potrebbe citare il romanziere Ken Kesey. Giovanissimo, dopo un corso di letteratura, mentre cercava di scrivere, accettò di sottoporsi a sessioni pesantissime di assunzione di sostanze allucinogene in un ospedale militare. Si trovò cambiato per sempre e durante quelle sessioni scrisse un romanzo bellissimo: Qualcuno volò sul nido e del cuculo. È il romanzo che ci racconta che i matti sono più sani dei sani (era l’argomento di quegli anni, ma anche dei nostri tempi folli); e del capo indiano che viene liberato dalla sua riserva mentale. Quello fu scritto sotto l’effetto dell’LSD. Come Sometimes a Great Notion. Dopodiché, Kesey si perse. Rimase per sempre il leader dei Merry Pranksters, gli Allegri Burloni che inventarono il viaggio americano Coast to Coast sul famoso bus multicolore Furthur: fecero il viaggio coast-to-coast al contrario, dalla California allo stato di New York, sino alla tetra dimora dove si erano rifugiati i professori di Harvard psichedelici, Leary e Alpert. Andrò contro il gusto di alcuni ma, secondo me, il disastro maggiore è William Burroughs, che si sentì posseduto da un demone dopo aver ucciso la moglie sotto l’effetto della droga, un demone che lo tormentò per tutta la vita. Scrisse di incubi e orrori e poco altro. Disse di sentirsi più tranquillo quando si fece fare un esorcismo, ma successe negli ultimi anni della sua vita.

D’altronde, da quando l’uomo è uomo cerca i metodi più facili per ‘uscire di sé’: tra estasi ed ecstasy la distanza pare breve… Cosa ha animato la tua ricerca, perché l’hai svolta, da quale ispirazione sei partito?

Sono sempre stato affascinato dagli stati alterati di coscienza, da ciò che possono indurre, dai loro pericoli, dal fatto che vengano sempre ricercati. La preghiera cerca un’alterazione della coscienza, e la mistica anche, necessariamente. Non a caso, ho concluso il mio percorso universitario con una tesi sugli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio di Loyola, che comprendono una fase di immaginazione attiva, immersiva, assolutamente unica. Lui coronò la sua conversione con la visione di Manresa, dopo la quale vide che tutto era come lo aveva sempre visto, ma con un “significato diverso”. Parole enigmatiche e affascinanti, un’esperienza potente ma indicibile, che mi ha sempre affascinato. E più di recente, ho pubblicato una biografia di san Giovanni della Croce, Benché sia notte, il carmelitano scalzo spesso inabissato in lunghe estasi. Senza capire molto della qualità della sua estasi e senza sottilizzare in teologia, i dottori lisergici di Millbrook usavano proprio La Notte Oscura di Giovanni durante i loro trip. Dunque, a chi mi chiede come mai mi occupi di cose così diverse fra loro, rispondo che non sono argomenti diversi: è lo stesso argomento visto da angolazioni diverse.

Jünger, nel suo dialogo con Alfred Hofmann, lo ‘scopritore’ dell’Lsd, pone una netta differenza tra un uso della droga che tocca il sacro, esito di un percorso di ricerca personale, e il vilipendio pop (beat) della medesima sostanza, come ‘sballo’. Regge questa distinzione?

Regge, perché – lasciando perdere le culture sciamaniche orientali o nordiche – per millenni nel centro dell’Europa sono esistiti luoghi come i templi di Apollo, Demetra e Persefone, con Eleusi in primis, dove l’esperienza estatica era favorita, nelle sue visioni, da ingestioni di sostanze, funghi o bevande inebrianti. Lì non c’era sballo ma ricerca, ritualmente ordinata, preparata. Il vino dell’eucaristia sta proprio a significare la sostituzione, una volta per tutte, di ogni sostanza inebriante, portatrice di visioni e stati alterati di coscienza, con la Visione ultima, cristiana. Dunque, sì, la distinzione proposta dall’aristocratico Jünger, psiconauta attentissimo, è valida e concordavano molti seri studiosi, a cominciare da Mircea Eliade. L’intossicazione della Rivoluzione psichedelica fu selvaggia, sregolata, all’inizio indotta poi autoalimentata, e produsse inizialmente una fiammata di creatività soprattutto nella musica, diciamo sino alla metà degli anni Settanta o poco oltre, dopodiché si spense. Oggi, nei rave, altre sostanze che alterano la percezione del tempo e dello spazio impongono un dionisismo brutale, feroce.

Come si connette l’uso della droga con una propensione ‘politica’, con una scelta sociale? Uscire da questo mondo in una forma ‘rivoluzionaria’, per costruire un altro mondo. 

L’uso della droga per alimentare smottamenti politici fu teorizzato prima dai Beat, negli anni Cinquanta. Erano intossicati di anfetamine, benzedrina, alcool: isterici, veloci, cattivi e disorganizzati. Piccole cerchie che cercavano la rivoluzione personale che doveva poi estendersi alla politica, ma con calma. Poi arrivarono gli Hippy, molti dei quali erano sicuri che la civiltà sarebbe velocemente crollata, che ci sarebbe stata penuria di tutto, che il sistema non avrebbe retto e che soltanto gli psichedelici potevano “curare” la società. Era la versione pop di ciò che pensavano anche alcuni psicologi come Richard Alpert (che poi divenne il guru Ram Dass). Alcuni produttori indipendenti di LSD proposero veri e propri manifesti politici per distribuire l’LSD ai potenti. L’acido lisergico divenne la sostanza più importante e diffusa, più dei derivati del peyote (mescalina) e del derivato del fungo provato da Artaud, la psilocibina. L’LSD era più abbondante, potente. Anche i politicizzati di Berkeley vi si convertirono. Erano convinti che potesse “cambiare” il mondo, rivoltarlo, spargendo pace, amore e tolleranza e… Love, Love Love. Ci credettero davvero, alcuni, tanto che distribuirono decine di migliaia di dosi gratuitamente. Sono i cosiddetti Johnny Appleseed, i “disseminatori”, i distributori di LSD, più o meno collegati a centrali oscure, come Al Hubbard o l’inglese Michael Hollingshead soprannominato L’uomo che ha acceso il mondo. E Aldous Huxley, naturalmente, che è stato il vero ideologo della Rivoluzione psichedelica. Soltanto che Huxley non credeva ai progetti rivoluzionari alla Leary, ma a un’infusione lenta, per cerchie che dovevano allargarsi piano piano. Non negli stadi, come volevano Leary o i Merry Pranksters di Ken Kesey. Huxley ha lasciato un vero e proprio progetto politico nel libro L’isola, scritto poco prima di morire.

Come entra la Cia nella tua ricerca?

La Cia entra perché, come tutte le agenzie del mondo (di quella russa sappiamo meno), aveva attivato dei progetti per capire come potevano essere usate determinate sostanze. E ha unificato nel 1953 tutti i progetti militari già attivi, principalmente interessati a capire se fosse scientificamente possibile il “lavaggio del cervello” e il controllo mentale, nel famoso progetto ombrello Mk-Ultra, attivo, con vari nomi, dal 1953 al 1973, e poi inabissatosi probabilmente con altri nomi. Hanno così sperimentato in studi finanziati a università e centri ricerca, ma anche in studi sul campo molto meno scientifici, e persino su soggetti inconsapevoli, gli effetti di mescalina, psilocibina, DMT, LSD principalmente, e poi di altre sostanze. Alla fine hanno probabilmente scoperto che gli usi non potevano essere massicci come si pensava. Eppure una fazione interna, secondo Leary e altri protagonisti di quella stagione, volle la distribuzione massiccia dell’LSD nelle strade come esperimento sociale. La sostanza, si diceva, diminuiva la conflittualità sociale. Così nacque l’esperimento di Haight-Ashbury e della Summer of Love. Molti aspetti sono poco chiari ma è sicuro che dopo la messa al bando dell’LSD nel 1966, servizi segreti, grande finanza e trafficanti internazionali, tutti collegati, si misero nell’affare della produzione di sostanze di vario effetto, e soprattutto dell’eroina che inondò il mercato a fine decennio, cambiando il mood. Ad ogni modo, a parte i finanziamenti cospicui, a pioggia, a tanti istituti che dovevano studiare gli usi militari o di intelligence delle sostanze psichedeliche, non si possono ignorare due fatti: Timothy Leary era l’autore del manuale di profilazione degli agenti della CIA (il Leary) prima di diventare il profeta dell’LSD. E tutta la storia dell’interesse dell’agenzia per la sostanza venne fuori quando la famiglia di Olson, l’uomo a cui era stato sciolto dell’acido in un cocktail e che si era ucciso gettandosi da una finestra, chiese la desecretazione dei documenti. Da qui, la commissione Church nel 1977 pubblicò migliaia di pagine dove venne fuori la vastità dei programmi di ricerca dell’agenzia.

Qual è stata la scoperta più sorprendente in cui sei incappato facendo ricerca?

La scoperta è che oggi si torna a progettare una rivoluzione psichedelica, ma più medicalizzata. Molti di coloro che furono in disaccordo con la messa al bando delle sostanze psichedeliche ed enteogeniche nel corso del 1966 e poi via via, nel corso degli anni Settanta e Ottanta, hanno costituito fondazioni e centri ricerca riuscendo a far riammettere programmi per l’uso clinico dell’LSD e altre sostanze a scopo terapeutico, come la cura dell’alcolismo. Il che va bene, è un ritorno a sperimentazioni già tentate, ma la cosa più preoccupante è che molti di questi scienziati e attivisti sostengono l’uso di certe sostanze per migliorare quelle personalità che loro considerano “dogmatiche” “rigide” o “intolleranti”. Si apre così alla possibilità della psichiatria politica del resto già apertamente discussa ad Harvard, oggi come 50 anni fa.

Sintetizza la ‘morale’ della favola, le conclusioni del tuo libro.

Che la favola degli apprendisti stregoni andrebbe continuamente rimandata a memoria.

*In copertina: Maggio 1969, di fianco a John Lennon e Yoko Ono, a destra, Timothy Leary e la moglie Rosemary