“Essere liberi vuol dire essere soli?”. Nel nodo dove l’amore può perdersi. Su “Ritratto della giovane in fiamme”

Posted on Gennaio 01, 2020, 11:18 am
4 mins

Ritratto della giovane in fiamme è una goccia che ripetutamente vi cade sulla testa, fino a forarvi. Non è un film che pone l’elemento emotivo come una diga che tracima, quindi non aspettatevi commozione strabordante.  Sciamma non vi scuote, vi sfianca.

*

Prima di tutto prestate attenzione ai miei lineamenti” è la prima frase che sentirete: Marianne (la pittrice protagonista) sta dando questo suggerimento alle sue allieve mentre lei stessa posa per un disegno dal vero. Non prendetelo solo come un insegnamento alle studentesse, Marianne sta parlando a voi che siete in sala, il suo è un imperativo. Prestate attenzione ai lineamenti. Questo film è infatti un elogio al particolare, a tutto quello che contiene e forma l’espressione del volto, alla singola linea. Ecco che da questo film non potete pretendere una narrazione veloce, dovete abbandonarvi a una forma di lentezza ora quasi sconosciuta. Un film che vi riporterà alla dimensione del desiderio che è figlio solo di una paziente attesa, del sogno, di una aspettativa che consuma.

*

Si racconta l’amore tra due giovani donne, un amore che viene piantato nel silenzio, nello scarto minimo dei gesti. La telecamera è un primo piano costante, il volto è una terra sconosciuta da studiare, la pelle una carta geografica da toccare, solco dopo solco. Quanto tempo ci può volere per conoscere le risposte che i nostri lineamenti danno involontariamente alle passioni che ci scavano dentro? Ci vuole pazienza, moltissima osservazione. Questo è il lavoro di un pittore, conoscere la risposta del lineamento. Ma non basta. Perché “se voi disegnate me, dovete disegnare anche voi” è esattamente ciò che distingue una mano pittorica da un’altra, quando l’occhio che si dipinge ci guarda, e alla fine pittore e modello sono insieme, fusi e muti, nell’occhio terzo di chi li guarda.

*

Essere liberi vuol dire essere soli?” è la domanda che Héloïse (la giovane in fiamme) pone a Marianne. Marianne è pittrice, donna e non si vuole sposare, può permettersi di essere libera. Héloïse no, è ricca ma deve sottrarsi alla sua volontà, deve sottomettersi al volere dei genitori, “considerami come vuoi, ma mai colpevole” dice a Marianne. Perché l’impossibilità di scelta non venga mai considerata come una colpa, se liberi vuol dire essere soli allora non è una strada per molti. Anzi, è un deserto dove poter correre fino a perdere il senso del respiro, ma se urli nessuno mai risponde.

*

Questo film ci riporta a un punto in cui l’amore, il dolore, la gioia, l’erotismo sono tutti uniti in un singolo nodo. Non importa quindi fare chissà cosa, andare chissà dove: conteniamo tutte le possibilità del mutamento, tutto può accadere dentro l’uomo, senza il bisogno di grandi passi. Tutto può avvenire in dieci giorni, in una casa su una scogliera.

*

Le due donne la sera, insieme alla domestica, leggono il mito di Orfeo ed Euridice, e si chiedono perché lui si sia girato, quando l’unica consegna che gli era stata data era di non voltarsi. Marianne suggerisce che Orfeo abbia fatto la scelta del poeta: girandosi perde Euridice nel buio ma sceglie così il ricordo. Non fa la scelta dell’innamorato, che avrebbe voluto la vita. Sceglie il ricordo, e nel ricordo sprofondare, nuotare tutta una vita.

Clery Celeste

*In copertina: “Ritratto della giovane in fiamme” (2019) è un film di Céline Sciamma, con Noémie Merlant e Adèle Haenel