“Rimini? Da città onirica è diventata una città burocratica. Voglio fare grandi mostre e non sono in grado di cambiare la destinazione di un immobile. Salvini, salvaci tu”: Rosangela Betti incazzosa come non mai

Posted on giugno 09, 2018, 10:15 am
8 mins

“Lui era un genio della meccanica – mi racconta Rosangela – e per la sua officina è morto. Io non sono un meccanico, pertanto ho assolutamente bisogno che da artigianale passi a commerciale. Perché non riesco ad affittarlo e non riesco a venderlo. Sono venuti da tutti Italia con i loro tecnici, hanno preso appuntamento in Comune e non potendo fare niente se non l’artigiano nessuno lo vuole. Ho speso soldi ed energie per renderla almeno usufruibile almeno in parte e per farla diventare ‘Officina Betti Art Gallery’ ma il problema resta. Non riesco a farci niente se non eventi per amici e amici degli amici raramente. Faccio kultura e arte. Lo so che per voi è una parola incomprensibile ma è solo quello che so fare e non riesco nemmeno a mantenerla chiusa”.

Strano per una città, Rimini, che si professa “Capitale dell’arte e degli eventi”… “Eh, una volta – incalza lei – Una volta… quella del divertimentificio e del dimentificio raccontato da Tondelli in Rimini, Rimini. La Rimini del grande ed immortale Fellini che l’ha resa famosa. Oggi sono riusciti a dare vita al Fulgor, il cinema storico dedicato a Fellini. A breve verrà ripristinato, dopo moltissimi anni, il Teatro Galli. Poi lavori al mare per far sì che la merda non entri più nel mare dopo ogni pioggia. E Rimini vive di turismo”.

Eppure è esattamente così. Rosangela mi spiega cosa vorrebbe fare. “Aprirei un bar ristoro e con quei soldi potrei mantenere l’arte mia, pagare le maestranze, i musicisti, i performer, eccetera. Potrei fare mostre di autori famosi. Non è vero che non c’è lavoro: è la fastidiosa burocrazia che uccide ogni impresa. Negli uffici preposti sono andata io da sola, con il tecnico molte volte, e avevo sempre la stessa risposta e freddezza. L’ultima volta sono andata non per chiedere informazioni già note da sempre ma per parlare del mio problema. Inconsuetamente ho trovato persone gentili, entusiaste del mio progetto e lessico e sfinite come me dalla burocrazia. Vietare di perseguire i propri sogni e pagare solo non va bene. Semplificare, non complicare, aiutare chi vuole dare lavoro, condividendo le proprie passioni. Ho 71 anni e non voglio morire per questo né per niente e per nessuno ma solo per me stessa. Voglio solo fare della mia passione qualcosa che mi permetta di poterlo fare per me e per tutti coloro che mi seguono volendo lavorare con me”.

Rosangela poi si sofferma sulla festa di metà maggio, annunciata su Pangea e che è stata caratterizzata da un coup de theatre. “Ringrazio infinitamente il delatore che all’ultimo evento mi ha mandato la polizia. Ho conosciuto i verbalizzanti: 5795-4336-6321 ed il vice questore che, dopo aver osservato tutto da anonimi in borghese, mi hanno voluto conoscere e mi hanno fatto i complimenti per il mio impegno e per la mostra, dicendomi che non c’era nulla di strano ed era tutto tranquillo. Il delatore aveva denunciato che nell’Officina Betti c’erano cose strane e vendevano alcolici. Che ridere… fare arte è diventato strano. Di solito gli alcolici li pago io ed i miei amici portano sempre qualcosa. Quella sera invece avevo degli sponsor che hanno offerto tutto gratis. Anche questo è comunicazione e coinvolgimento e chez moi non si annoia nessuno”.

Quindi “aiutare” e non “bloccare”. Ma come funziona nelle altre città? “In altri Paesi, in tutti direi, danno luoghi gratis per gli artisti e permettono di fare quello che vogliono: musica, bar e ristoranti per potersi mantenere. Da noi no. A Rimini no, o perlomeno, come so, solo nel mio caso. In altri casi c’è chi ha ottenuto il cambio di destinazione d’uso. Andrebbero aiutate le persone oneste e meritevoli, non penalizzate chi fa commercio di uomini schiavi e che, per rimanere a Rimini, in centro o davanti i negozi chiedono l’elemosina. Sono neri, belli, ben vestiti, smartphone ultimo modello. E li manteniamo noi. Salvini salvaci tu. E che dire della puttaneria per strada che mantiene i magnaccia e le mafie? Ci sono molte colonie vuote… sono per la puttaneria libera in case chiuse. Lo professo da anni. Decoro, ci vuole decoro. La puttaneria esiste da quando esiste l’uomo, pertanto no moralismo bieco! Salvini salvaci tu. Che dire dei cinesi o altre etnie che aprono negozi e non pagano le tasse? Marina centro. Era bellissimo passeggiare e rimorchiare… oggi fa pena solo a guardarla da lontano. Invece meritano grande rispetto tutti coloro che lavorano. Un grazie speciale alle donne ucraine che si spaccano la schiena per mantenere nel loro Paese tutti i familiari. Un passo avanti per progredire, lavorare, crescere. Di Maio salvaci tu. Abbiamo bisogno di cambiamento per il bene di tutti e non di tormenti inutili”.

Rosangela, cosa vuoi dire al Sindaco di Rimini? “Non fare il bene solo degli albergatori che se non pagano le tasse e la Tari li perdoni aumentando le tasse a noi poveri cristi. Che significa pagare la Tari a metro quadro? Ho molti metri quadri dal momento che mio padre ha costruito la sua casa negli anni 60. Allora i loculi come appartamenti non esistevano. Oggi le case sono piccole. Io come rifiuti produco carta, vetro, foglie e considerando che per mesi poi sono via… non va bene. Cambiare, cambiare. Ora, subito, adesso. Sul mio testamento scriverò che nella città di Rimini non potranno fare le mostre del mio grande lavoro. Voglio essere omaggiata da viva e non da morta. Come succede ovunque io vada. E Rimini ancora non è stata capace di farmi un’antologica. Confesso: mi rende orgogliosa di me. Vuol dire che non sono schiava della gleba”.

Arte è politica? “Vissi d’arte e d’amore, parafrasando Puccini, il mio mito… Certo, oggi è un concetto bieco ma vero. Io sono entrata in politica per quei bravi ragazzi del Movimento 5 Stelle. Voglio un sindaco 5 Stelle. Basta Rimini governata da quelli che odiano la kultura. Salvini con noi me pièc. Lo volevo e spero che non ci deluda, altrimenti de fora velocemente, come tutti gli altri che uccidono l’Italia. Cambiamento! Risorgimento! Magari attraverso l’arte, come faccio da 50 anni anche in questa città che non apprezza. Voglio la mia factory, un progetto completamente innovativo per l’Italia e non per altri paesi. Saranno poi gli altri a proseguire nel lungo calvario che es la vida. La passione è una salvezza che per ogni cosa degna di merito”.

Alessandro Carli