Quando il re d’Egitto ballava l’hula-hula nella camera da letto di Humphrey Bogart: una lettera adorabilmente ubriaca di Truman Capote

Posted on Marzo 01, 2018, 7:50 pm
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Nel 1953 Truman Capote è già il geniale autore di Altre voci, altre stanze (1948) e de L’arpa d’erba (1951). Colazione da Tiffany arriverà qualche anno dopo. In quel 1953, Truman fa parte della troupe di John Huston. Deve scrivere la sceneggiatura di Beat the Devil (da noi passato come Il tesoro dell’Africa), tratta dal libro omonimo dell’ora misconosciuto James Helvick (pseudonimo di Francis Claud Cockburn, giornalista, cugino di Evelyn Waugh). Il cast è, come si dice, ‘stellare’ (spiccano Humphrey Bogart, Jennifer Jones, Gina Lollobrigida), tra i produttori c’è anche la Rizzoli Film, parte della pellicola è stata girata a Ravello. Da lì Truman Capote scrive a uno dei suoi amanti e amici più cari, Andrew Lyndon. Tra le note più bizzarre, i giorni intrisi nell’alcool con Bogart e Huston, ma soprattutto la scena – così bella da apparire surreale – del re Faruq d’Egitto, in esilio italiano ed eroe della ‘dolce vita’ romana, che fa i balli hawaiani nella camera da letto di Bogart. Insomma, è il tipico Capote: che svolazza nel vizio, papavero nel mondo del grande show, capace con verboso cinismo di sterminare stuoli di star. La lettera è tratta da Too Brief a Treat: The Letters of Truman Capote, a cura di Gerald Clarke, Random House, 2004.

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25 febbraio 1953

Andrew, tesoro,

Beat the Devil

Ravello, 1953: Jennifer Jones, Humphrey Bogart e Gina Lollobrigida sul set di ‘Beat the Devil’, sceneggiato da Truman Capote

la tua lettera mi ha interrotto nel bel mezzo di un articolo (per Bazaar, su Constance Collier) che ho terminato venti minuti fa, così ora mi affretto a scrivere alla mia vera ‘sorella’. L’appartamento è decisamente orribile… Jack ha scritto al suo inquilino e a sua sorella per vedere cosa si può fare per eliminare la spazzatura. A proposito, l’appartamento al 1060 è ancora quello. Questo resti tra noi: ho pagato l’affitto dell’appartamento fino al primo di aprile – non per me, ma per Joe, nel caso che i suoi affari a Cuba vadano male; ma non posso continuare a farlo, sono un poveraccio, e non è uno scherzo, per ragioni che forse puoi indovinare. Tutto questo per dirti che non vedo perché non puoi andare a stare al 1060 finché è vuoto. Se ti va, ti prego, scrivi a Nina (casella postale 536, Havana) dicendo che vai lì per un mese o quanto ti pare. Pensi che dovrei tentare di tenere quell’appartamento? Se solo ci fosse un posto dove andare quando scendiamo dalla barca. Perché non penso di poter tornare a casa prima dei primi di maggio. Non ho finito il testo, e per me sarebbe una cubica stupidità andarmene prima di averlo finito.

Le ultime settimane sono state piene di strane avventure, tutto per causa di John Huston e di Humphrey Bogart, che mi hanno quasi ucciso con la loro dissipazione… mezzo ubriaco tutto il giorno e ubriaco morto tutta la notte, e una volta, che tu ci creda oppure no, sono arrivato alle sei del mattino per trovare il re Faruq che faceva l’hula-hula nella camera da letto di Bogart. Jack era disgustato dall’intera faccenda; devo dire che ho tirato un respiro di sollievo quando sono partiti per Napoli.

C’è un temporale meraviglioso di fuori. Tutte le caso hanno un colore bellissimo…

Mi piace quello che hai scritto di Eartha Kitt [cantante, attrice, nel 1968 è passata anche dal Festival di Sanremo, ndr]. Non sono mai stato troppo serio con lei, comunque penso che sia vecchia per la parte.

Cuore prezioso, scrivimi subito di tutti i nostri problemi. Jack ti invia il suo amore. Mi manchi tutto il tempo,

carissimo amore,

Truman Capote