Pur di girare la scena perfetta Stanley Kubrick avrebbe ucciso il proprio stuntman. A 50 anni da “2001: Odissea nello spazio” un libro fragoroso. Da iniettare nel cranio dei nostri figli

Posted on Aprile 06, 2018, 5:17 pm
5 mins

Mi sono fatto un’idea. Chiedete a un ragazzo tra i 15 e i 25 anni di descrivervi quello che ha intorno. Chiedetegli di scrivere quello che vede in questo istante. Tartaglia. Ipotizza parole singole e sconnesse. Non è in grado di costruire una logica narrativa che custodisca il proprio racconto. Perché? Non leggono, i ragazzi, ovvio. Ma non leggevano neanche vent’anni fa. Il problema è che i ragazzi, oggi, non vedono i film. I film che vedono sono ‘fumettoni’ dove c’è tanta gente che si agita per niente, che sbraita al nulla. Non c’è narrazione. Dove sono i film di Antonioni, di Hitchcock, di Billy Wilder, di Federico Fellini, di Francis Ford Coppola, di Martin Scorsese nelle reti nazionalpopolari? Tramortiti da fiction, da reality e da trasmissioni fitte di opinionisti ci siamo fottuti la facoltà immaginativa. Per risanarci, proporrei un ciclo perpetuo, per un anno almeno, dei film di Stanley Kubrick.

kubrick weston

Stanley Kubrick con Bill Weston

A proposito di Kubrick. Quest’anno il vero anniversario non sono i 50 anni del Sessantotto, ma i 50 da 2001: Odissea nello spazio. Con quel film, in sostanza, Kubrick fa il ’68 della cinematografia, fa la rivoluzione. Ora. In previsione del fausto evento – che festeggerei con le reti unificate, statali e private, a proiettare il magnetico film – Simon&Schuster sta per mandare in libreria un tomo di Michael Benson (chi è? “Lavora sulla soglia tra arte e scienza”, è “artista, scrittore e regista”, firma sul New Yorker, su New York Times, su Rolling Stones) dal titolo poco originale (Space Odyssey: Stanley Kubrick, Arthur C. Clarke, and the Making of a Masterpiece) ma dai contenuti – giurano – intriganti. L’incipit, intanto, è di quelli buoni: “Il XX secolo ha prodotto due geniali ‘seguiti’ dell’Odissea di Omero. Il primo è l’Ulisse di James Joyce, che catapulta Odisseo in una città, Dublino, e in un giorno particolare, il 16 giugno del 1904… L’altro è 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke, dove le isole del Mediterraneo sono le lune e i pianeti del sistema solare e il mare colore del vino è il vuoto cosmico dello spazio interstellare e intergalattico”. Snidata la retorica, la rivelazione violenta è un’altra. Il suo nome è Bill Weston. Bill Weston è stato uno stuntman britannico di una certa fama: dopo 2001: Odissea nello spazio ha fatto Superman, Krull, Octopussy, Batman, Hellraiser, Titanic, Robin Hood principe dei ladri. Ha pure recitato, nel ruolo del comandante di una navicella, in Star Wars. Per Kubrick, Bill Weston è l’astronauta protagonista che volteggia nello spazio. E qui vengono i problemi. space odysseyPer dare più concretezza alla scena, Kubrick fa volteggiare lo stunt a dieci metri da terra, senza rete di protezione, appeso a una sola fune, al posto delle due necessarie. Insomma: lo stunt rischia di sbriciolarsi le ossa per accontentare i nitriti di gloria di sua santità Stanley. Inoltre. Weston, imbragato come un astroman, il viso chiuso nel casco asfissiante, volteggia con uno zaino che gli concede solo 10 minuti di aria. Eppure, scrive Benson, “data la complessità delle riprese e il tempo necessario per sospendere lo stuntman, dieci minuti non erano affatto sufficienti”. Ergo: Weston perde conoscenza più di una volta. E Kubrick cosa fa? Latra, “Lasciatelo lassù, non ho finito di girare!”. Al che Weston s’incazza, e quando si ripiglia, vuole pigliare a pugni Stanley. Che si è magicamente volatilizzato dal set. Ripresentandosi, pimpante, tre giorni dopo. Nel frattempo “gli animi si sbollentarono quando allo stuntman regalano un frigorifero pieno di birra e un lauto aumento al compenso”. Qualche anno dopo Weston dichiara, “Stanley aveva una straordinaria integrità artistica. Però moralmente era un po’ sadico”. Quando si dice, bisogna morire per l’opera d’arte. Kubrick non vuole attori o comparse, ma martiri, uomini con il coraggio di immolarsi per la più vertiginosa delle imprese artistiche. Tutto il resto è una stilettata di tedio. Dobbiamo iniettare Kubrick negli occhi dei nostri figli. Cresceranno meno idioti, più furibondi. (d.b.)