“Quando facciamo i folli, siamo davvero utili”. Philip Pullman, la Brexit e la moneta da 50 cent coniata male

Posted on Febbraio 01, 2020, 11:04 am
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È successo che la nuova moneta da 50 centesimi inglese non rispetti la grammatica di Oxford nell’invocazione suo retro di Peace, prosperity and friendship with all nations. Oxford insegna infatti che prima di and ci vuole una virgola per rafforzare e stabilizzare la sintassi. Altrimenti è come se nations fossero lì un po’ per caso. La notizia è stata diffusa anche da BBC ma perdendo il senso delle circostanze. Vediamo Guardian.

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Il bello degli inglesi è che giocano sempre con la loro acida ipocrisia. Ancora non riesco a scordare questa adolescente in caffetteria a Londra che teneva davanti agli occhi un libro intitolato Why we all liePerché diciamo tutti bugie… L’ipocrisia di oggi è che l’errore sulla moneta è voluto. Philip Pullman sostiene che se dedica un libro a my parents, Martin Amis and JK Rowling è come se la Rowling fosse svilita a petto dei nobili progenitori o del divo scrittore Amis. Basta apporre una virgola (to my parents, Martin Amis, and JK Rowling) e si ristabilisce l’ordine cosmico degli stoici inglesi.

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Sappiamo però che in tempi di nazionalismo anglofono rilanciato da Brexit la moneta vuole esaltare solo peace, prosperity & friendship e che delle altre nations non gliene cala più molto a nessuno. (A meno che non siano i soldini di Trump o quelli cinesi ripuliti a Singapore).

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La battaglia ha comunque un risvolto letterario. Non perché si sia schierato contro la moneta lo scrittore ateo number one, Philip Pullman. Ma perché sembra una storia da commedia di campagna, un gin tonic alla Wodehouse. Comunque vediamo le ragioni di Pullman per lanciare maledizioni contro l’errore grammaticale sulla moneta. Andiamo sul suo retroterra…

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Premesso che tra la massoneria dei maghetti di Hogwarts e il mondo senza dio ma con la bussola d’oro Pullman ci sono legami stretti e sottili, premesso tutto questo e messo da parte nello sciocchezzaio intellettuale, importa notare che Pullman non è il classico scrittore progressista da cascina. Non si risparmia. È credibile.

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Nel 2011 condusse una campagna contro le élite delle multinazionali. Attaccava così: “la Bretagna attualmente è guidata da un’élite i cui membri sono responsabili per una serie di crisi – dalle intercettazioni telefoniche alla giungla di bonus per i banchieri – che hanno lasciato molte cicatrici sul paese”. Perbacco! Sembra il mordente pedagogico da prima pagina di ricciolo d’oro D’Avenia… Sia come sia, il testo redatto da Pullman & Co. fu firmato da una quarantina di illustri e divenne la base per un’inchiesta parlamentare.

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Pullman ha comunque il suo passato. Non lo nasconde. Se fa il duro, se recita il ruolo dell’ateo che è contento di asfaltare Milton (ve lo immaginate un ateo italiano contro Dante?), è perché ha subito tanto. Così disse semplicemente a Independent che è giornale sobrio di nome e di fatto. A sette anni perse il padre che serviva in Africa nella Royal Air Force. (Equivalente della Folgore, ma di nuovo, ve lo immaginate un progressista da noi che mena vanto di aver avuto il padre nella Folgore?). Il dramma proseguì quando sua madre si risposò a stretto giro di posta, con un altro uomo della RAF.

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Al di là del vocio di corridoio che ci aiuta a ritagliare la sagoma di Pullman e ci fa capire perché si schiera anche sulle piccole cose, sulle monete da 50 centesimi, è bello parlarne come di un uomo completo. Nel 2012 si è dato da fare a procurare al suo pubblico inglese un’antologia delle migliori storie dei fratelli Grimm. Se non ricordo male la nostra edizione Einaudi si chiude con una storia dedicata alla Luna che sta in una pagina. E Pullman sarà anche ateo proclamato ma sta dalla parte della luna che rischiara gli elfi tedeschi dei Grimm e le notti del pastore errante dell’Asia. È stato tra i pochi a prendere le *alle in mano gettandosi nella mischia di parole dei tanti pretesi maestri: c’è un bel pezzo del 2005Il senso comune ha molto da imparare dal chiaro di luna.

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Nel 2005 era uscito l’ennesimo studio beota dell’università di Y. che sosteneva l’assenza di effetti benefici per gli allievi dopo lo studio della grammatica. Pullman è sicuro che coi pargoli bisogna fare solo una cosa. Stimolare la curiosità: “Questa brigata che sostiene il senso comune pensa di avere molto senso pratico e che io sia invece uno che sta al chiaro di luna a fare il sentimentale. Eccome se hanno torto. Quando facciamo i folli, quando sprechiamo il tempo col romanticismo donchisciottesco e infantile, solo allora siamo al massimo del pratico, dell’utile e siamo ben piantati sulla realtà perché è il mondo medesimo a essere il più assurdo dei luoghi e al mondo va tutto avanti in modi assurdi e non ne caveremo alcun senso se ci limitiamo a fare quel che altri prima di noi hanno già fatto. Se facciamo i folli faremo scoperte straordinarie, creeremo bellezza duratura, scopriremo verità persistenti. I bambini da molto piccoli sono capaci di questo come i più grandi artisti e scienziati di sempre. Tutto il resto è per correttori di bozze”.

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In un impeto da mammo, come sanno essere i papà scandinavi e a volte anche quelli inglesi, Pullman spiega in soldoni cosa fare coi pargoli: insegnare le rime della balia (che poi è lo stesso schema di Auden…), fare loro domande senza senso, disegnare e usare i colori diversi dalla realtà (mai alberi marroni e verdi!) ecc.  Che bravo Pullman. Peccato che ormai la moneta da 50 cents sia già stata coniata male…

Andrea Bianchi

*In copertina: Una immagine tratta da “La bussola d’oro” (2007), il film di Chris Weitz ispirato al bestseller di Pullman