“Ci è accaduto di vivere. Come uno si rompe il collo”. Giuseppe Prezzolini è un vero fenomeno. Ristampate i suoi diari, please

Posted on Gennaio 02, 2020, 12:15 pm
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“È morto a Lugano lo scorso mercoledì Giuseppe Prezzolini, uno dei più anziani scrittori in attività, a 100 anni”. Così il New York Times del 17 luglio 1982. Il coccodrillo continua stringato: “Mr Prezzolini tornò in Europa dagli USA nel 1962 e si stabilì a Lugano un quindici anni fa. Lo scorso aprile confidò al telefono a uno dei nostri reporter di leggere ancora sette quotidiani e di scrivere recensioni e articoli a cadenza mensile per giornali e riviste europee. Sua moglie Giocanda se n’è andata lo scorso anno; gli sopravvive a Firenze il figlio Giuliano”. Fin qui tutto bene.

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Ora le magagne. Possibile che di uno scrittore prolifico come Giuseppe Prezzolini, uno nato nel 1982 che perde l’innocenza stampando a 21 anni La vita intima, ci si ricordi per parlarne in termini di infinito repertorio bibliografico (quando va bene) oppure come uno dei tanti esuli negli USA, mai abbastanza antifascista per alcuni, mai troppo conservatore per altri? Prezzolini era chiaramente molto più di questo, parliamoci chiaro. Era un perugino che leggeva e studiava senza particolari necessità di fare altro e sfondò la porta ermeticamente chiusa degli italiani di allora, stretti nella catena cattolica di analfabetismo & decadenti ermetici, avviando la stagione delle riviste.

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Un paragone che vale un tiro a salve, così nessuno si offende né si fa male. La rivista di Prezzolini, La voce, tentava di far letteratura e di guardare anche fuori perché lui andava bene in inglese e c’era Piero Jahier che masticava discretamente il francese. Poi le cose andarono a modo loro, con il nazionalismo la rivista finì, fu trasformata sotto altri padroni in Lacerba e Prezzolini, che aveva osato scrivere un libretto su Mussolini già nel 1912… apriti cielo.

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Come risultato, Prezzolini non è più italiano. Gli americani si godono il suo libretto sugli Spaghetti nel 1955 e noi siamo ancora qui a menarcelo su quanto sia lungo il suo ‘fascismo’. Come si dice? Ogni popolo ha il destino che si merita. Prezzolini andò a cercarselo in Nordamerica. Dal suo diario alla data 19 novembre 1950: “Fu qui a New York che conobbi le intrigate gallerie sotterranee, i callucci misteriosi, le trattorie incerte, le lingue, i dialetti ed i gerghi risonanti nell’aria da cento parti del mondo, e il più grande serbatoio di incontri e di avventure.  Il mio segreto è durato già da qualche anno, e speriamo che non abbia fine così prossima”. La vita come libro, la città come biblioteca del frigido Calvino?

No, no, molto altro, c’è la forza più antica che dà slancio e fa saltare il tavolo. La nota continua così: “Nella biblioteca di Livingston un giorno di noia mi sorpresi a far scendere dagli scaffali un libro (The way of all flesh, 1903) di un certo Samuele Butler che mi parve la rivelazione e della mia vita. Così New York: tutte quelle vite, quei tentativi di vita, quelle ascese, discese, quei tramonti rapidi di improvvise aurore, quel formicolare di desideri infiniti e di passioni tenute appena in freno da pochi uomini in divisa e soprattutto da una paura reciproca che alle volte si cambiava,  almeno per un quarto d’ora, in una fratellanza di bevute, era uno spaventoso rifugio, un museo vivente, una conservazione di antiche civiltà e di tentativi insani di nuove relazioni umane, un baillame (dicevo fra me e me in fiorentino). Fu in questo baillame dove meno me l’aspettavo, che trovai vicino a me qualcuno, che cercava me. Lei”.

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Al di là dei diari di Prezzolini ristampati, recentemente è uscita una sua raccolta di aforismi anti-italiani per amore dell’Italia. È il momento di rispolverare i diari personali di Prezzolini uomo. Non hanno più avuto ristampe da quando Rusconi li pubblicò, in due tronconi (1900-1941 e 1942-1968) rispettivamente nel 1978 e 1980.

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In particolare quello di Prezzolini maturo che si apre nel 1942, con la sua voce di cinquantenne che ancora e sempre parla della sua vita privata, tra un’improbabile prostituta ucraina a New York, la vecchia moglie da cui si è separato prima di andare in USA, e poi la norvegese ubriaca che va a bussargli alla porta di notte… insomma, un testo senza tempo.

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In un certo senso, di là dalla sua vena di erudito, Prezzolini diarista chiude il cerchio aperto con la sua opera prima e intima di ventunenne. Sono abbastanza sicuro che avesse chiaro in mente che a nessuno sarebbe interessato leggere della sua vita perché in fondo a nessuno importa di leggere della vita degli altri. Tutti vogliono leggere della propria vita. E lui è riuscito a raccontarcela attraverso la sua e quella degli altri, quegli incontri assurdi del calderone neworkese. La vita nei suoi diari non è il fremito della fanciulla rapita nella torre di Rilke, non è una vita astratta o generica da diarista meteorologico, ma è proprio quella del lettore, che emerge nei tratti comuni tra la nostra vita e quella degli altri. Tenendo presente che alcuni tentano di ammazzarci se non scansiamo il colpo. Come diceva l’americana, you dogded her. La vita sempre e ancora come un duello tra cowboy, anche nella civile New York, perché solo il fanciullo Huckleberry Finn quando non vuole il duello prende e sale sul tetto del villaggio. Infatti lui è un ragazzo, la vita è più dura della grande letteratura di Twain.

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Prezzolini richiama fantasmi senza nome nel suo diario, compare “quel simpatico Cimatti della Fiera letteraria che gli scrive il 19 maggio 1961, lo stesso giorno che Prezzolini annota sul diario di aver mandato a stendere in formato epistolare il fratello di Rebora. Prezzolini aveva spiegato che il poeta Rebora aveva conosciuto dio con una russa prima di conoscerlo di persona prendendo i voti e si sa, nei paesi cattolici certe cose si possono solo pensare senza dirle…

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“18 dicembre 1954. Sono un isotopo irradiato da leiLa sua risposta al suo amore mi colpisce ad ogni incontro. Mi pare d’esser amato per la prima volta; o forse accade così di tutti gli amori? Per quelli che ricordo, no. Talvolta mi provo a esprimere quello che lei è per me; ma ho troppe cose da dire e non ci riesco, come una bottiglia troppo piena che non lascia uscire l’acqua dal collo che a spruzzi e a getti. Dal mio terrazzo la sera ci facciamo segnali con luci di lanterna. È la sola ragione che mi tiene nel continente americano ora che l’insegnamento è finito. Occupa tutto o quasi tutto il mio mondo; ed io il suo. Ogni notte che passa con me, nel sonno mi chiama senza svegliarsi, ed io sveglio le rispondo, l’accarezzo, e lei non sembra nemmeno accorgersene perché nel suo inconscio le deve sembrare che io faccia parte di lei”.

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Prezzolini va con questo ritmo nel diario, cinicamente compassionevole, pietosamente cinico, senza aggredire i suoi personaggi e mostrando che lo feriscono e che lui sa essere gentile, sa essere leggero.

Andrea Bianchi 

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10 aprile 1952

… poi a casa tardi far cena, mangiare, lavare i piatti, prendere nota di innumerevoli cose da fare o da comprare, e poi pensare ogni tanto alla Morte che mi sta sempre vicina, e non vorrei mi sorprendesse con trucco. Vorrei che dipendesse da me.

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12 aprile 1952

Pasqua: questa data che ha tanto significato per tanti, per me non esiste. Un giorno come un altro, salvo quando insegnavo, ed era vacanza. Cristo non è risorto per me. Come si può vivere accanto ad una civiltà – e non sentirla affatto?

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13 aprile 1952

Sempre più mi convinco che siamo un accidente nel mondo, ossia che il mondo, come lo vediamo, si presenta a noi come un accidente. Ci è accaduto di vivere. Come uno si rompe il collo.

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15 aprile 1952

Stasera avventura con una ragazza norvegese che non so nemmeno come si chiami, e venne a bussare alla mia porta ubriaca e parlammo a stento, ha telefonato, poi si è addormentata. Ero preoccupato. L’ho lasciata dormire, poi l’ho svegliata con dell’acqua di Colonia e finalmente rificcata nell’ascensore. Era un pezzo di ragazza, ma non bella. Forse un po’ pazza e certamente ubriaca. Ma chi le dette il mio indirizzo?

Giuseppe Prezzolini