Era già tutto previsto, che ovvietà! Ecco come ho fatto, tre mesi fa, fuori dai giri e dai troni, a prevedere la fatal Cinquina del Premio Strega… (In allegato: ribadisco la mia personale cinquina)

Posted on Giugno 13, 2019, 11:46 am
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Leggo, sonorizzando la risata, la Cinquina benedetta al prossimo Premio Strega. Eccola, in ordine di preferenze:

*Antonio Scurati

*Benedetta Cibrario

*Marco Missiroli

*Claudia Durastanti

*Nadia Terranova

Ho citato, non a caso, i nomi degli autori e non le opere. Virtù vorrebbe che l’autore scomparisse all’ombra della propria opera, ma qui, cagnesco egocentrismo, l’opera non c’è, resta, dopo la buriana, l’autore, modesto uno come l’altra.

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Mi rileggo. Articolo del 16 marzo 2019, tre mesi esatti fa, pubblicato da Linkiesta. Titolo. “Il premio Strega? Un inchino al consueto. Ecco chi dovrebbe vincerlo davvero”. Ecco il paragrafo che mi elegge Isaia sul culto della notte trionfante.

“La cinquina dello Strega è come l’Oscar a Hollywood, il dicastero del politicamente corretto. Insieme agli scrittori paludati, plauditi e fotogenici – ma vincerà Missiroli, perché premiare Scurati significherebbe, implicitamente, omaggiare Mussolini – saranno ammessi in finalissima Laura Pariani (una donna ci vuole, la stampa Madama Sgarbi, ci vuole anche lei), Claudia Durastanti (una giovane donna ci vuole, stampa sempre Madama Sgarbi, propone quel volpone di Furio Colombo) e magari Nadia Terranova (propone ‘Pigi’ Battista, che non è proprio Contini ma neanche Proust, stampa Einaudi; una cinquina ‘al femminile’, si sa, favorisce i titoloni sui giornali)”.

Tolta la Pariani – sostituita dalla Cibrario – li ho azzeccati tutti. 4 su 5. E non sono Nostradamus e di letteratura, notoriamente – chiedere ai pavidi detrattori – ci capisco come un cammello a fare il tango su un iceberg.

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Se un cretino come me, fuori dai giri, infognato in una mansarda nel fitto delle colline romagnole, senza poltrona né parte nel parlamento letterario italico, ha azzeccato quasi tutti gli eletti in ‘cinquina’ vuol dire che il Premio Strega ha un problema. Premia l’ovvio, declama il banale, è il decalogo delle editoriali consuetudini, è talmente cristallino nella sua claustrofobica inutilità che potrebbe scomparire. C’è bisogno di un consesso di saggi a ribadire ciò che sanno tutti?

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Lo ripeto da ere: se un premio in cui agiscono – ricordiamolo! – gli intellettuali e gli scrittori e gli scrivani più autorevoli (?!?) del Paese non è orientato al nuovo, non è in grado di verificare l’ignoto, non sa proporre altro oltre al risaputo, che senso ha?

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Voglio dire: è imbarazzante, per uno scrittore, stare in un Paese dove il premio più prestigioso è sputtanato dal nonsenso, dall’incapacità di suggerire nuove vie alla letteratura, di profetizzare l’innocente e il feroce. Mentre la Storia ha sguardo d’angelo e denti da cannibale, questi continuano a fare il loro ballo sul nulla tracannando liquore alla foce del Ninfeo, tra sornioni e sorrisi.

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Ribadisco qui la cinquina che proposi quel dì. In rigoroso ordine di opere, perché qui l’opera c’è.

*Magellano (Gianluca Barbera)

*Verso Sant’Elena (Roberto Pazzi)

*Mazzarrona (Veronica Tomassini)

*Il grande peccatore (Ferruccio Parazzoli)

*Madrigale senza suono (Andrea Tarabbia)

Ciascuno, in qualche misura, può forgiarsi la propria cinquina. Nel mio cuore, per dire, ci sono i romanzi di Andrea Caterini e di Fabrizio Coscia, il libro della fenomenale Sonia Serazzi e di Elisa Casseri e quello di Maria Antonietta. Ecco, vedete, ho già impalcato un’altra cinquina, lì per lì, ci vuole poco, perché il talento ha l’evidenza della necessità.

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Ovviamente, sono più le donne dei maschietti in cinquina. Ovviamente, non potrà vincere un romanzo dedicato al Duce (di strampalata noia, per altro, ha venduto perché “Mussolini” è come la CocaCola, ‘funziona’, ha mercato). Ovviamente, Marco Missiroli ha già vinto uno Strega – il Giovani – in attesa di vincere l’altro. La Durastanti potrebbe scalzarlo, chissà. Fossi uno scrittore, diserterei lo Strega delle ovvietà, dando valore d’urlo all’assenza.

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Più che lo Strega, imploriamo uno Stregatto. (d.b.)

*In copertina: lo Stregatto di “Alice in Wonderland” secondo Tim Burton