“Possibile che la tua mente oscilli tra Rocco Siffredi e un misconosciuto poeta suburbano?”. Se la tua ex ha problemi con il suo ragazzo, offrile un aiuto… ecco come

Posted on luglio 01, 2018, 7:50 am
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Mi hai chiamato e io già ti stavo chiedendo di vederci. “Senti, ma non riesci a mettere la questione sesso da parte per un momento?”, hai ribattuto con quel tuo solito tono stizzito. “Bambina, io potrei mettere da parte il sesso, o meglio rimetterlo dove era nascosto prima che tu mi chiamassi e lui subito scattasse sull’attenti, però sappi che poi saranno cazzi tuoi”. “Oh cielo, che ossessione questo uccello!”. “Dicevo semplicemente che, in alternativa, potrei parlarti di uno dei testi di poesia che sto recensendo al momento, ma non te lo consiglio”. “Possibile che la mente di un uomo oscilli tutto il tempo tra Rocco Siffredi e qualche dannato poeta della periferia suburbana?”. “Credimi, meglio che sia il poeta a provenire dalla periferia perché, se dovessi andarci io, potrei trovare la scusa per appartarmi con una peripatetica”. Hai riso e poi dolcemente mi hai detto: “Sei un colossale cazzone”. “Finalmente riconosci i miei meriti artistici”.

Per farla breve, ci siamo visti la sera stessa, ma “solo per bere qualcosa” come volevi tu. Tanto per cambiare eri depressa, o qualcosa del genere. Sei sempre depressa, ansiosa, maniacale, psicotica, mestruata, con la gastrite e via di seguito. Occasionalmente, un prurito particolare ti assale e, con un po’ di fortuna, io mi trovo nelle vicinanze.

“Con il mio ragazzo siamo in crisi”, mi hai detto bevendo una Coca Zero. Io ero talmente preoccupato da essere alla seconda birra da 66cl – purtroppo è sempre così: o scopo o sbevazzo come un’idrovora, sovente entrambe le cose. “E perché siete in crisi?”. “Beh…”. “Aspetta, scommetto che non ti scopa più”. “E tu come fai a saperlo?”. “Non ho mai visto coppie con una buona vita sessuale andare in crisi per una divergenza di opinioni sull’interpretazione de I fratelli Karamazov, o per una differenza di vedute sulle Valchirie di Wagner”. “Sei riduttivo!”. “L’importante è che la mia logica da miserabile mi aiuti a capirci qualcosa”. “Ma cosa ne capirai tu dell’amore”. “C’è gente che ci ha scritto cinque libri di poesia e mi pare che ne abbia capito ancora meno, credimi”. “Comunque, stiamo facendo terapia di coppia”. “Fantastico. Pagate uno per dirvi che dovreste ascoltarvi l’un l’altro e che c’è un normalissimo calo del desiderio, come capita più o meno al novantanove percento delle coppie su questo pianeta. Utilissimo… !”. “Tu non puoi capire”. “Come no! Era come quando trombavi con me e stavi con l’altro: anche lì c’era qualcosa che non andava, stando a quanto dicevi. Sai, è come per morire, ci vuole sempre una scusa: le sigarette, l’alcol, gli editoriali di Scalfari su La Repubblica. Così è per farsi una scopata. Gli psicologi ci campano, e alcuni anche bene, sul fatto che uno non riesca ad ammettere a sé stesso certe cose”. “Hai un modo di fare da populista”. “E questa dove l’hai letta, su L’Espresso?! Ci credo che quello non riesce più a montarti”. “Sei brutale”. “Per me avete un unico modo per riprendere a funzionare”. “Sentiamo”. “Dovresti scopare me”. “Ci risiamo!”. “Dammi retta, il maschio è così. Per dirla con Oscar Wilde, che proprio maschio non era, ma fa lo stesso: butteremmo via tante cose, se non sapessimo che qualcuno potrebbe raccoglierle”. “Non mi incanti con le quattro citazioni che hai imparato a memoria, per stupire qualche studentessa di Lettere”. “Tranquilla, di solito erano troppo ignoranti per farsi stupire. Solo una persona colta può essere ingannata”.

Ti ho riaccompagnata a casa, dopo il nostro incontro. Lui era alla finestra che ti aspettava. L’ho salutato. “Adesso, mi sento in colpa”, mi hai detto. “Non farci caso, è una cosa normale, capita a tutte, ma poi passa. Piuttosto, ma cosa gli hai detto?”. “Che sei un amico”. “Un vero furbacchione il tuo ragazzo. Ma, per caso, vota PD?”. “E tu come fai a saperlo?”. “È una peculiarità dei cornuti. Per caso, ti ha mai espresso il desiderio di vederti trombare con altri?”. “E tu come fai a saperlo?”. “È una caratteristica degli elettori del PD essere dei pervertiti”. “Sei una merda, te l’hanno mai detto?”. “C’ero arrivato da solo, ma in molti me l’hanno confermato”…

Neanche a dirlo, mi ha richiamato il giorno dopo. “Non dirmelo”, ti ho anticipata io, “ieri ti ha trombata?”. “E tu come…?”. “Ne so una più di Freud, ragazza”. “Volevo dirti che ci ho pensato e forse dovremmo vederci ogni tanto…”. “Cosa ti dicevo, eh? Sono un specie di Mr. Wolf di Pulp Fiction: risolvo problemi”. “E se ti dicessi che ho fatto più di un pensiero su di te?”. “Non ci pensare, bambina, io non sono un elettore del PD”. “Non ho capito… Brutto figlio di puttana!”.

Matteo Fais