“Poi va dal Duce a palazzo Venezia a rimbambirlo”: da Rachele a Claretta, tutte le donne di Mussolini, bigamo, mescelluto, sessomane, raccontate in libri introvabili

Posted on Gennaio 16, 2019, 10:38 am
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“Finirete a Piazzale Loreto!”: è l’autunno 1944, l’Italia è divisa in due e nei guai, e Rachele Mussolini urla questa frase a colei che solo da qualche mese ha scoperto essere l’amante di suo marito. Profetizza quello che avverrà realmente sei mesi dopo, ma forse la frase è inventata, aggiunta per colorare pagine di vecchi libri dimenticati, ma che a loro modo danno un originale contributo a spiegare eventi tra i più bui della nostra Storia.

Parlo dei libri di memorie pubblicati da Rachele Mussolini a partire dal 1946, quattro per la precisione, e la frase famosa è riportata nel terzo, Benito il mio uomo. Anatema vero o falso, il confronto tra Rachele e Claretta Petacci avviene sul serio, dura tre ore, e nella sceneggiatura non ha niente da invidiare a una puntata di Beautiful: Rachele è una furia, rivendica il possesso esclusivo di quello che è suo marito, che vuole salvare dalla donna che lo ha stregato e che crede sia pure una spia degli anglo-americani. Dal canto suo, Claretta non può rivendicare niente, se non un rapporto che per lei è un’ossessione, e davanti alle ingiurie di Rachele urla, piange, sviene, e si narra che le due siano state infine ‘divise’ dalla voce del Benito conteso, chiamato al telefono.

Claretta non è stata certo l’unica rivale di Donna Rachele che, in quasi 40 anni d’amore, ne ha dovute sopportare di ben peggiori. Rachele si innamora di “quegli occhi di fuoco, fosforescenti” a 18 anni, cameriera nella locanda del padre di Benito. È colpo di fulmine per entrambi. “Uno è per lei, gli altri sono per me”, e secondo gli agiografi sono i proiettili che Mussolini minaccia di sparare se i genitori non acconsentono al loro amore. I due ragazzi non si sposano, e vanno a convivere in una stamberga. Gelosissimo di Rachele, tanto da chiuderla a chiave in casa, Benito non le è fedele: trasferitosi a Milano, chiamato a dirigere L’Avanti!, passa dal letto di Angelica Balabanoff, milf esule russa di 13 anni più grande di lui, a quello di Ida Dalser, un’estetista che arriva a mantenerlo quando Benito viene cacciato dal Partito socialista e dalla direzione del giornale. Scoppia la Prima Guerra Mondiale, Mussolini si ammala e viene ricoverato in ospedale: giungono al capezzale le sue due mogli, Ida e Rachele, quest’ultima da poco regolarmente sposata e in attesa del secondo figlio, Ida madre di Benito Albino, figlio di Mussolini, secondo alcune fonti sposata anch’essa a un Mussolini quindi bigamo. Le due donne si azzuffano, Rachele dice che solo la prontezza degli infermieri le hanno impedito di strangolarla. Tra le due ci sarà un altro, questa volta pacato confronto senza il fedifrago, fino a che Mussolini, diventato capo del governo, si libera di Ida e del figlio avuto da lei, internandoli in due diversi manicomi, dove moriranno soli e abbandonati.

Negli anni, tra le amanti che più fanno penare Rachele, si erge l’intellettuale Margherita Sarfatti: in preda a un esaurimento nervoso, la moglie del Duce minaccia di mettere una bomba alla sede del Popolo d’Italia se Mussolini non interrompe ogni legame con la scrittrice. L’amore con la Sarfatti dura circa vent’anni, condito da tradimenti reciproci. Si dice che sia stata lei a pagare il biglietto del treno che da Milano portò Mussolini ‘a marciare’ su Roma. Quella con la Sarfatti è una passione che muore per divergenze politiche: lei è contrarissima alle guerre coloniali e all’alleanza con Hitler. Un giorno, Mussolini si rifiuta di riceverla a palazzo Venezia: tale gesto equivale a definitiva rottura per Margherita, che va a vivere in Sudamerica, ed è da lì che ‘vede’ gli eventi, e la fine del suo amante.

Se Mussolini si nega alla Sarfatti, forse è perché nel suo cuore è entrata la giovane Claretta, che andava a palazzo Venezia a vedere il suo Ben (lo chiamava così) il pomeriggio alle 15, per stare con lui appena una mezzora la sera. C’è chi sostiene che i due non abbiano mai trascorso una notte insieme se non l’ultima, in mano ai partigiani. Quinto Navarra, il cameriere di Mussolini, nelle sue Memorie ci informa che il suo capo vedeva “una donna al giorno, fino al 24 luglio”. E questa donna non era sempre e solo la Petacci, ma una tra le tante signore pettorute, dai fianchi larghi, sposate o vedove, borghesi, più vicine ai 30 anni che ai 20. Questo il tipo ideale di Benito Mussolini e Claretta, seppur forte della sua giovane età e dei suoi seni prosperosi, non mancava di spiarlo e di fargli scenate di gelosia. Alla fine ha scelto di morire con lui, affidando il racconto della loro storia d’amore alla sorella Myriam, che ne parlerà sui rotocalchi e in Chi ama è perduto, altro libro dimenticato. Ma il ritratto più cinico e divertente di Claretta Petacci ce lo lascia il pettegolo Navarra: “Al mattino sta in casa. Nel pomeriggio, va dal parrucchiere, o sta con certe sue amiche, che sono tutte mezze p***ane. Poi va dal Duce a palazzo Venezia, a rimbambirlo”.

Barbara Costa