Il papa Bergoglio, 84 anni, che scrive la prefazione alla raccolta di poesie di Luca Milanese, ventottenne romano; il presidente Biden, 78 anni, che invita alla cerimonia di inaugurazione mandato la poetessa Amanda Gorman, 23 anni, californiana. Da quel poco che ho leggiucchiato le loro poesie non ci toglieranno di dosso il sonno che sarebbe ora di toglierci di dosso, stando così le cose nessuno andrà a fare sesso sulle loro tombe, però se per un attimo ci sentissimo meno investiti della responsabilità di giudici di Stoccolma, di annunciatori della meritata fama, di custodi della parola per come va scritta, questi segni oltre a sancire un nuovo patto tra le generazioni non stanno anche a dimostrare che in mezzo c’è tutto un vuoto da colmare e che quel vuoto l’abbiamo scavato noi?

Qui per noi mi riferisco a chi come me sta nella terra di mezzo, a noi quarantenni compresi tra i trenta i cinquanta, molto crucciati per quello che è andato perso ma che in larga parte abbiamo abdicato al nostro diritto/dovere di difenderlo e di estenderlo? Il giudizio è grossolano, generalista, ma a guardare questi due eventi ciascuno a suo modo importante per l’immaginario collettivo sembra stia tornando l’epoca in cui i giovani avranno visioni e gli anziani faranno sogni. Siccome mi sa non facciamo più a tempo per diventare giovani profeti, mettiamocela tutta per diventare almeno vecchi presidenti o, per chi è nel ramo, papi prefatori.

Antonio Coda