Il più grande scoop del secolo potrebbe ribaltare i sondaggi elettorali e provocare il tracollo del M5S: ‘Gigi’ Di Maio non esiste

Posted on Marzo 03, 2018, 12:50 pm
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Luigi Di Maio non esiste. O meglio: non è quello che sembra. Luigi è un robot, progettato e costruito una decina di anni fa da un team di ricercatori della Casaleggio Associati e dotato di un dizionario integrato che gli permette di comporre e restituire verbalmente stringhe alfanumeriche. Il problema è che, spesso, il software va in tilt e gli fa dire cose incomprensibili o comiche. La sua difficoltà con i congiuntivi è causata dallo stesso problema informatico che affligge il correttore ortografico e grammaticale di Word o il tasto T9 dei dispositivi mobili.

Ogni sette giorni, Luigi viene portato in un laboratorio dove alcuni scienziati gli estraggono la scheda madre per aggiungere nomi propri, termini tecnici, idee politiche e tempi verbali. Questo spiega la sua irresistibile ascesa, da anonimo steward degli stadi di calcio a leader di partito e candidato premier. A differenza di noi umani, Luigi è scientificamente programmato per migliorare sé stesso, di settimana in settimana. Alla Casaleggio Associati, ricordano tutti il giorno in cui fece arrabbiare Grillo chiamandolo, per errore, Grullo. Condannato a stare chiuso in uno sgabuzzino per sei mesi, Luigi maturò una dipendenza dal Solitario di Windows dalla quale fu guarito con un riavvio del sistema, che per i robot è una terribile esperienza di pre-morte.

L’unico modo per sconfiggere Luigi in un dibattito elettorale è quello di mettergli una spunta sulla voce: Non eseguire controllo ortografia o grammatica. Ma gli esperti e furbi programmatori hanno inserito il prompt dei comandi nella regione anale di Luigi, e solo un calcio ben assestato potrebbe ridurlo al silenzio. A patto, ovviamente, di usare scarpe a punta.

Probabilmente vi starete chiedendo come ho fatto a scoprire questa astuta macchinazione. Semplicemente, quando il M5S cominciò a mietere consensi, mi accorsi della cieca obbedienza del giovane Luigi, che considerava i suoi capi politici alla stregua di divinità infallibili, arbitri del suo pensiero e dei suoi sentimenti. Ed ebbi un’intuizione semantica: quale parola evoca, non esplicitamente, ma nel suo significato esoterico, un’assoluta e devota servitù? La parola robot, che ha origine dal ceco robota, lavoro pesante, a sua volta derivata dall’antico slavo ecclesiastico rabota, servitù. Questo mi fece capire che Luigi non era un essere umano, ma un automa programmato per servire i suoi padroni.

Ora mi domando: cosa succederebbe se l’aspirante premier fosse vittima di un corto circuito che gli desse consapevolezza del suo stato? Ho il sospetto che anche il Sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, primo ribelle del M5S, sia in realtà un robot.

Francesco Consiglio