Pico della Mirandola affermava che Dio ci conosce immortali, ma che cosa significa la parola Dio?

Posted on Lug 31, 2018, 11:26 am
4 mins

L’uomo che vuole la razionalità come unico filtro interpretativo legittimo dell’esistenza testimonia della vita dei sensi come unica, seppur complessa, realtà; tutto ciò che sconfina e di cui non può esser data prova razionale e oggettiva sarebbe frutto del pensiero e del sentimento umano per arginare l’insensatezza e l’assurdità, un istinto di volontà di potenza che naufraga nell’impossibilità del mondo, un’eco dei bisogni più reconditi. La testimonianza di ciò che è assolutamente altro, non comprensibile né comprimibile in una forma definitiva, è la finitezza del mondo: l’esistenza di ciò che è limitato, e che quindi ha implicitamente una natura distintiva, implica una causa che sia al di là del limite, il ‘più non potendo venire dal meno’, la coscienza non potendo essere il risultato di un’evoluzione biologica che derivi dalla materia incosciente, o dai suoi atomi che si aggregano per tramite di forze d’attrazione e repulsione. Osservando per altro che il mondo possiede un ordine ed è soggetto a delle leggi, e che ogni cosa è in relazione in accordo a proporzioni precise, in non poche civiltà orientate naturalmente al soprannaturale, si è intuito che non può essere frutto del caso e che deve avere una causa ordinatrice non limitata da alcuna condizione. In questo senso Aristotele sosteneva che l’origine del movimento è il Motore Immoto che non partecipa del movimento, e che non essendo materia non è rintracciabile con misurazioni, perfino nel più ampio spettro sensibile immaginabile. Il Motore Immoto è quel che il Cristianesimo chiama Dio? Ma cosa significa la parola Dio? Possiamo perfino concepire una definizione che sia esauriente, che non sia semplicemente allusiva, o possiamo dare solo contenuti distintivi? Uno senza secondo, incorruttibile splendore senza parti, immutabile e senza sonno, Sommo Bene, Amore che muove il Sole e le stelle, vera natura della mente, ecc. molte suggestioni sono state enunciate, con riferimento anche alle esperienze mistiche e gnostiche di luce, in quanto la luce illumina e quindi informa ogni cosa, la rende percepibile; evidenza portata anche dall’etimologia della parola Dio derivante dalla radice diau da cui in sanscrito divya, splendente, rintracciabile nel greco theos, il giorno, la luce. Analogamente la parola Infinito, non-qualificabile che non può essere un contenuto del pensiero, ovvero che ha in sé simultaneamente ogni potenzialità, privo di limitazioni e determinazioni, non un aggettivo applicabile a qualcosa, e che non va confuso con una grandezza indefinita che non siamo in grado di quantificare. In questa prospettiva è erroneo parlare di uno spazio infinito, per quanto possa essere indefinitivamente esteso, in quanto lo spazio è pur sempre una grandezza continua, lo spazio possiede una natura; nel medesimo senso uno spazio vuoto continua ad essere spazio. L’attributo dell’Infinito è l’eternità e non vi è misura comune tra la vita e l’eternità, l’eternità non ha inizio né fine. Queste possono apparire astrazioni concettuali, eppure questa possibilità di astrazione del pensiero è ciò che più immediatamente manifesta nell’uomo un presentimento non corrispondente ad alcuna esperienza naturale della vita dei sensi e che si può esprimere pienamente nel linguaggio solo con l’uso del paradosso, o con l’utilizzo del simbolismo e dell’allegoria. Pico della Mirandola affermava che Dio ci conosce immortali, perché ci conosce in se stesso. Il male, o in altri termini il “peccato originario”, è metafisicamente l’ignoranza, ciò che si frappone tra l’uomo e il sovrasensibile, essendo ormai la vita materiale, con il corrispondente universo emotivo soggettivo, diventata l’unico dato della consapevolezza, cosa che infittisce il velo di Maya oscurando la Trascendenza nelle forme molteplici, e di cui la ragione umana non può dare contezza. (A.P.)