A me piacciono così, culo grosso e tette rinascimentali. Elogio di Ashley Graham (ma Saviano e il sesso sono un binomio inconcepibile)

Posted on Feb 04, 2018, 10:35 am
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Ma voi ce l’avete presente Ashley Graham, la modella curvy? Dico quella con un culo così, due bocce così, due gambe così… è una donna così, insomma, tutta d’un pezzo. Un pezzo bello grosso. Oh cielo, cosa ho detto! Già sento su di me il desiderio di evirazione delle femministe. Le percepisco che si indignano, che mi accomunano a un porco. Ahimè, non posso mica dar loro tutti i torti. La carne mi piace e in gran quantità. Sono uno di quelli che non tira via il grasso dal prosciutto. E anche sulla donna sono un po’ così, dal gusto rinascimentale, all’antica. Culo grosso, tette grosse, fianchi a cui aggrapparsi nella tempesta della vita. Sarà che da ragazzino presi ripetizioni da quel gran genio del Tinto Brass nazionale.

Ma dicevo di quella figona di Ashley Graham. Povera femmina, ha un solo difetto: Saviano ha scritto sul suo conto. Che sfiga! Adesso, quando la vedo su Instagram, mi viene in mente la barba dello scrittore e – lo confesso con rammarico – non mi si rizza più. Sarà che, nella mia testa, Saviano e il sesso sono un binomio inconcepibile, come quello tra Saviano e la scrittura. Ma cercherò di essere obiettivo e astrarre dall’avere un interesse erotico in comune con il guaglione più venduto d’Italia.

Ashley è una gran gnocca, ribadisco, e chi non lo capisce ha nel sangue del testosterone geneticamente modificato. Di quello che ti fa provare attrazione per le donne anoressiche, senza tette e con degli stecchini al posto delle gambe. Una tristezza! Se c’è una cosa per cui la donna è superiore rispetto al maschio, questa è la sua generosità. E generosa lo deve essere in tutto, nello spirito come nel corpo. Nessun uomo è un’isola, ma una donna deve essere un mondo. Ci devono essere pieghe e anfratti, pendii e avvallamenti. La donna che sia donna ha sempre qualcosa che ci resta da scoprire, qualcosa che attizzi il nostro desiderio di smodatezza infantile, come quando ci si riempiva di dolciumi nella gioiosa inconsapevolezza dei nefasti effetti degli zuccheri in eccesso. E, invece, tutte a lottare e massacrarsi per essere magre, per non occupare spazio, per guadagnare una bellezza da ologramma. Donne, date retta a me, fermatevi finché siete in tempo!

Sì, lo ammetto, mi piacciono le ragazze curvy, un poco oversize. Quelle magre mi sembrano adatte a questi tempi di crisi, mi paiono simili alle porzioni ridotte con cui i cuochi ti prendono per il culo al ristorante. Mi piacciono le donne che si sentono a proprio agio anche con la cellulite e la buccia d’arancia, che cucinano in abbondanza e bevono vino, che al mattino preferiscono scopare che fare jogging. Lo dico dall’alto della mia esperienza di uomo di mondo: le magre sono come l’insalata con due cucchiaini d’olio, difficili da mandare giù. Sono come i gioielli che nessuno indossa mai, da esposizione. Lode al grasso e all’abbondanza. Che quando sento le ossa contro, provo terrore come di fronte a uno zombie, o al tocco ruvido di un altro uomo. La donna è l’unica cosa morbida su cui il destino abbia dato all’uomo la possibilità di atterrare. Ho avuto varie ragazze curvy ed è di queste che serbo il ricordo più vivo. Tant’è che, Maria, te lo debbo confessare, l’altra sera ho pensato a loro, mentre facevo finta di godere con te. Perdonami, ma nella tua seconda misura preadolescenziale, malgrado i tuoi trent’anni, non ho trovato granché ispirazione.

Matteo Fais