“Dare e non prendere. Servire e non comandare. Aiutare e non schiacciare”: in memoria di Peter Maurin, attivista e poeta anarco-cattolico, a 70 anni dalla morte. Con silloge di testi

Posted on Maggio 15, 2019, 10:03 am
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“La schiavitù degli uomini è la conseguenza delle leggi, e le leggi sono stabilite dai governi. Per liberare gli uomini non c’è che un mezzo: la distruzione dei governi. Ma come distruggerli? Tutti i tentativi fatti sinora in diversi paesi per rovesciare i governi colla violenza, non sono mai riusciti che a sostituire a quelli un nuovo governo, sovente più crudele del primo”.

È un passo di Anarchismo e non violenza, opera in cui Lev Tolstoj pone uno dei problemi di più complessa soluzione messi in gioco dallo scetticismo che – devastante paradosso – il dogmatismo del cristianesimo ha messo in movimento sin dalle sue origini, ossia a partire dalle parole e dai gesti dello stesso Gesù Cristo di fronte ai romani, agli scribi e agli usurai.

Una forza critica certo speculativa ma soprattutto pratica, e infatti, tra le pagine dei suoi diari, il grande scrittore russo il proprio anarchismo cristiano lo definì – ineluttabile necessità – “l’applicazione del cristianesimo ai rapporti fra gli uomini” in opposizione alla violenza degli Stati, sempre più oggetto, assieme alle nazioni, di una forma d’idolatria da parte delle folle.

E qui una parentesi è essenziale perché con troppa leggerezza si fa d’ogni erba nazionale un fascio senza i fondamentali distinguo tra storie che contraddistinguono realtà in molti casi antitetiche, come, a titolo di esempio, quelle francese, greca e italiana: la Francia “figlia prediletta della Chiesa” e dunque cristiana nella sua identità profonda a partire dal battesimo, sebbene viva oggi nel rovesciamento operato dalla rivoluzione del XVIII secolo; la Grecia il cui primo atto fondativo dopo la riconquistata autonomia dai turchi fu la creazione di una Chiesa greca predominante, e il cui Presidente della Repubblica ancora giura sulla Trinità; e l’Italia la cui creazione fu esito di un movimento profondamente laicista il cui scopo era l’annientamento della cristianità e l’instaurazione di una società a essa opposta, come nei fatti è accaduto.

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Peter Maurin, nato in Francia, fonda negli Stati Uniti il ‘Catholic Worker Movement’

Le identità sono dunque molte – tra le altre quella statunitense – e molte le riflessioni, le risposte e le formulazioni teoriche, pratiche e anche poetiche attorno a un tema che è stato affrontato di petto da autori come David Henry Thoreau e Gustave Thibon, Simone Weil e Ivan Illich, e, in ambito italofono, da due straordinarie voci poetiche e come Pasolini e – forzando forse un po’ la mano – il milanese Rodolfo Quadrelli: tutti in ogni caso filosofi o scrittori nel cui pensiero la spinta, a un tempo conservatrice o anche reazionaria e riformatrice o anche rivoluzionaria è tesa alla ricerca di un equilibrio differente rispetto a quello posto in atto dalla cultura che, borghese e statalista, capitalista e socialista, fordista e marxista, ha dominato gli ultimi secoli e mirato, col suo progressismo di fondo, a tutto tranne che a una società cristiana.

Alla stessa linea si apparenta un autore meno conosciuto in Italia, d’origine francese ma che visse gran parte della sua vita negli Stati Uniti, e vale a dire Peter Maurin, di cui ricorre oggi il settantennale della morte – il quale ha offerto con la magnifica sintesi di meno di venti parole (una serrata sfilza di trancianti aut-aut) – che non possono che demolire gli assurdi profluvi teorici di Marx (perché tutto il resto viene dal diavolo) – un eptalogo di regole del lavoratore cattolico che è forse il più definitivo riassunto di tutta la teoria-prassi “anarco-cristiana” – la quale a suo avviso definisce e rende gli esseri veramente umani: “1) Dare e non prendere. 2) Servire e non comandare. 3) Aiutare e non schiacciare. 4) Nutrire e non divorare. 5) Se è necessario, morire e non vivere. 6) Gli ideali e non i compromessi. 7) La fede e non l’avidità”.

Nato a Bordeaux il 9 maggio del 1877, il più giovane di ventiquattro (!) fratelli di una famiglia di poveri agricoltori, di fronte alle politiche iperlaiciste radicali perpetrate tra il 1902 e il 1909 dalla Terza Repubblica, Maurin si trasferì oltreoceano, sulle prime in Canada, in quel di Saskatchewan, Alberta, e poi, dopo aver viaggiato per gli States, a New York, nei cui sobborghi visse insegnando il francese, e quindi a Easton, Pennsylvania, cittadina in cui creò una comune agricola cui fece seguito quella, oggi ancora in attività, di Malbourough, New York, dove, dopo aver perso la memoria a causa di un incidente nel 1944, morirà il 15 maggio del 1949, e così,  nel 1977, lo ricorderà la moglie Dorothy Day: “Peter non era deluso dal lavoro di una vita. Aveva dato tutto ciò che aveva e non chiese nulla, meno che meno il successo.”

Con la moglie Maurin aveva fondato, a New York, nel 1933, dunque in piena Grande Depressione, il Catholic Worker Movement, e con esso un quotidiano, The Catholic Worker, inaugurato il 1° maggio dello stesso anno, col quale volle diffondere l’idea del lavoro come servizio alla comunità nel quadro di un sistema economico e sociale radicalmente alternativo tanto al capitalismo quanto al socialismo perché fondato sul “distributismo” o “distribuzionismo” (ovvero sulla massima distribuzione della ricchezza in seno alla popolazione ma senza un controllo dello Stato come invece nei regimi comunisti) ispirato a san Tommaso d’Aquino e a due encicliche papali promulgate entrambe proprio il 15 maggio, la Rerum Novarum di Leone XIII (1891), poi ripresa, aggiornata e sviluppata dalla Quadragesimo anno di Pio XI (1931).

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Gli altri punti di riferimento letterari, economici e teologici di Maurin furono i due grandi santi laici della letteratura d’inizio secolo, Léon Bloy e Charles Péguy, i filosofi francofoni Jacques Maritain ed Emmanuel Mounier, i cattolici inglesi Karl Adam, Hilaire Belloc, G. K. Chesterton ed Eric Gill, e il teologo tedesco Romano Guardini, tra i maestri di Benedetto XVI.

Questo “sistema” – tanto comunitario quanto individuale – dice lo stesso Maurin sintetizzando ancora una volta con disarmante semplicità la grande dialettica tra la reazione e la rivoluzione, si fonda non su una filosofia nuova, bensì su una filosofia del nuovo, così antica da sembrare nuova, e prevede: la pratica quotidiana delle opere di misericordia; l’obbligo di prendersi cura delle esigenze degli altri; la creazione di case d’ospitalità per chi è povero; la fondazione di comuni rurali a economia solidale; il tutto nel quadro di un pauperismo da non confondere con lo spiritualismo gnosticista da cui hanno attinto tutti i settarismi eretici e rivoluzionari anticristiani. Il “sistema” di Maurin è radicato nella materia, e inteso a riscattare gli uomini dalla sofferenza e dalla miseria, nel concreto e non nei filosofismi, negli utopismi e nelle astrazioni. E di questa attitudine che chiede gesti attivi, propria del cristianesimo, danno testimonianza i suoi saggi facili, scritti quasi poetici, certo semplici eppure deflagranti.

Marco Settimini

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Easy Essais

 

Fare esplodere la dinamite

Scrivendo della Chiesa Cattolica,
dice uno scrittore radicale:
“Roma dovrà far qualcosa in più
che giocare d’attesa;
dovrà usare
un po’ della dinamite
inerente al suo messaggio”.
Fare esplodere la dinamite
di un messaggio
è l’unica maniera
per rendere il messaggio dinamico.
Se la Chiesa Cattolica
non è oggi
la forza sociale dinamica dominante,
è perché gli studiosi cattolici
han fallito nel fare esplodere la dinamite
della Chiesa.
Gli studiosi cattolici
han preso la dinamite
della Chiesa,
l’hanno avvolta
in una graziosa fraseologia,
l’han messa in un contenitore ermetico
e si son seduti sul coperchio.
È giunto il momento
di far saltare il coperchio
sicché la Chiesa Cattolica
possa diventare di nuovo
la forza sociale dinamica dominante.

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Fuori dal Tempio

Cristo scacciò gli usurai
fuori dal Tempio.
Ma oggi nessuno osa
scacciar gli usurai
fuori dal Tempio.
E nessuno osa
scacciar gli usurai
fuori dal Tempio
perché gli usurai
han preso un’ipoteca
sul Tempio.
Quando i costruttori di chiese costruivano chiese
coi soldi presi a prestito dagli usurai
accrebbero il prestigio
degli usurai.
Ma accrescere il prestigio
degli usurai
non accresce il prestigio
della Chiesa.
Il che fa dire all’arcivescovo McNicholas:
“Siamo stati colpevoli
d’incoraggiare la tirannia
nel mondo finanziario
finché non è diventato
una vera piovra
che strangola la vita
della nostra gente”.

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Quando la civiltà decade

Quando è il conto in banca
lo standard dei valori
la classe al vertice
stabilisce lo standard.
Quando la classe al vertice
pensa soltanto ai soldi
non pensa
alla cultura.
Quando la classe al vertice
non pensa
alla cultura,
nessuno pensa
alla cultura.
E quando più nessuno pensa
alla cultura
la civiltà decade.
Quando la distinzione di classe
non è basata
sul senso del noblesse oblige,
diventa distinzione d’abiti.
Quando la distinzione di classe
diventa distinzione d’abiti
ognuno abbozza
una recita di facciata.

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Chiesa e Stato

La società moderna crede
nella separazione
tra la Chiesa e lo Stato.
Gli ebrei però
non credevano in questa cosa,
i greci
non credevano in questa cosa,
i medievali
non credevano in questa cosa,
i puritani
non credevano in questa cosa.
La società moderna
ha separato
la Chiesa dallo Stato,
ma non ha separato
lo Stato dagli affari.
La società moderna
non crede
in una Chiesa di Stato;
ma crede
nell’uomo d’affari di Stato.
“E questa è la prima volta
nella storia del mondo
che lo Stato è controllato
dagli uomini d’affari”,
dice James Truslow Adams.

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Usura legalizzata

Il problema del sesso,
il problema del matrimonio,
il problema del crimine,
il problema degli armamenti
e del commercio mondiale:
tutti questi problemi
potrebbero esser risolti
se riconoscessimo
la necessità
di abolire
il commercio in denaro,
e in particolare
il commercio mondiale in denaro;
ovvero
l’usura,
l’usura legalizzata,
praticata dalle banche
sotto la protezione
degli statuti
col supporto
dei cosiddetti
economisti ortodossi.
Questa è la prima cosa
che dev’essere identificata.

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Sant’Agostino

Sant’Agostino disse:
“Ama Dio
e fa’ ciò che vuoi”.
Noi facciamo ciò che vogliamo
ma non amiamo Dio.
E non amiamo Dio
perché non conosciamo Dio.
Non conosciamo Dio
Perché non proviamo
a conoscere Dio.
E l’uomo fu creato
a immagine di Dio
e tutte le creature
ci parlan
di Dio
e il Figlio di Dio
venne sulla terra
per dirci
di Dio.

Peter Maurin

http://www.easyessays.org/

*In copertina: Caravaggio, “Cattura di Cristo”, 1602