“Per me la preghiera è una necessità irrealizzabile; invidio la vita del pellegrino russo”: una lettera inedita di Emil Cioran

Posted on Giugno 17, 2018, 8:07 am
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Autunno 1964. Emil Cioran, il pensatore solitario e alieno, il filologo della corruzione e della rovina, l’autore di libri urgenti e urticanti come Sommario di decomposizione, La tentazione di esistere, L’inconveniente di essere nati, ha appena pubblicato La caduta nel tempo. Sta lavorando, con esasperata lentezza, a Il funesto demiurgo, pamphlet tra i più estremi, pubblico nel 1969. In questo contesto, in quella vita povera di ‘fatti’ e gonfia di pensieri, di livida lucidità, si colloca questa lettera ad Armel Guerne (1911-1980), poeta svizzero, ma soprattutto grande traduttore – da Novalis a Rilke, da Melville a Kawabata e Lao-tze – amico di Georges Bernanos e, dagli anni Cinquanta, di Cioran. Nella lettera, al di là delle rapaci osservazioni di Cioran sulla vita reale, che lo circonda, colpiscono le parole sulla preghiera, abisso tentato, cecità desiderata, volo monco. La lettera è estratta dal volume E.M. Cioran-A. Guerne, Letteres 1961-1978, pubblicato nel 2011 da L’Herne.

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14 ottobre 1964

Mio caro Guerne,

La mia stella cattiva, intendo dire, la mia cattiva salute, non mi lascia. Una settimana di influenza! La cura di questa estate non è servita a niente. Avrei dovuto farne un’altra, a Enghien, ma è stato impossibile per una ragione, come dire? diciamo: estetica. Non puoi immaginare la laida bruttezza di questo sobborgo, ora. Non è soltanto laida, è orribile, è terrificante. E ci sono persone che “vivono” tutto l’anno nel cuore di questo incubo, come la giovane parrucchiera, che viene dal villaggio vicino, Miramont, e mi parla dell’assenza di “vita” in provincia! Mi rammarico ancora di averle donato l’obolo del mio rigore.

Non appena mi sono ripreso, ho dovuto terminare un articolo di… teologia. Sono riuscito, non senza pena, a divagare per quindici pagine. È praticamente impossibile parlare di Dio se non sei né un credente né un non credente. Noi non sappiamo dove siamo. Il lavoro non procede, manca l’oggetto e, cosa più grave, manca la passione. Mi prende, nelle questioni metafisiche, una piaga scettica di cui non riesco a sbarazzarmi, che mi paralizza, m’impedisce di concentrarmi su qualsiasi cosa. Ammiro egualmente chi prega e chi pensa che la preghiera sia ripugnante. Per me la preghiera è una tentazione e una impossibilità, una necessità irrealizzabile. Se invidio un’esistenza, è quella del pellegrino russo di cui ho appena riletto le storie. Cammina e prega! Io posso solo camminare…

Dammi tue notizie,

Emil Cioran