Le bruit des cabarets, la fange du trottoir,

Les platanes déchus s’effeuillant dans l’air noir,

L’omnibus, ouragan de ferraille et de boues,

Qui grince, mal assis entre ses quatre roues,

Et roule ses yeux verts et rouges lentement,

Les ouvriers allant au club, tout en fumant

Leur brûle-gueule au nez des agents de police,

Toits qui dégouttent, murs suintants, pavé qui glisse,

Bitume défoncé, ruisseaux comblant l’égout,

Voilà ma route ‒ avec le paradis au bout.

Paul Verlaine

*

Il baccano delle bettole, il fango del marciapiede,

I platani caduti si spogliano nell’aria oscura,

L’omnibus, uragano di rottame e di melma,

Cigolante, seduto malamente sulle sue quattro ruote,

Rotola i suoi occhi verdi e rossi lentamente,

I lavoratori andando al club, fumano

il loro tizzone sul naso dei poliziotti,

Tetti gocciolanti, pareti piangenti, selciato viscido,

Bitume frantumato, ruscelli colmano la fogna,

Questa è la mia strada ‒ con il paradiso in fondo.

Se si volesse porre la domanda “chi è Paul Verlaine?” probabilmente non si avrebbe una risposta. Eppure un indizio sulla sua vita ce l’ha donato lui stesso, scrivendo questa poesia facente parte de La bonne chanson. Non vi dico chi sono ‒ sembra dirci il poeta ‒, ma vi parlo del mio mondo. Verlaine assaporava quotidianamente il chiasso dei caffè, attraversando il fango dei marciapiedi. Viveva tra platani abbattuti, probabilmente spogliati da una tempesta.

È tutta rumore e melma la sua esistenza, dove omnibus sfrecciano cigolanti e malmessi, trasportando clienti ubriachi dagli occhi infiammati. E tutt’intorno a lui fumano gli operai, mentre vanno al club, soffiando in faccia alla polizia. Verlaine ce lo dice chiaramente, senza mezzi termini: la sua esistenza è triste, dura, fatiscente, piovosa. Mentre cammina i tetti gocciolano, i muri piangono, e sulla via si può scivolare. I marciapiedi si sfaldano; le fogne esondano. Tuttavia, egli dice orgoglioso: “Questa è la mia strada”, e in fondo vedo il paradiso. 

Giorgio Anelli