Volontariamente emarginato da tutti festival e felicemente escluso da tutte le fiere culturali, mi estinguo tra queste mura, passo la vita recluso tra migliaia di libri…

Posted on Giugno 28, 2019, 10:11 am
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Non amo l’aria che penetra dalla mia finestra. Solitamente chiusa. M’intimano di aprirla almeno una volta al giorno per non morire soffocato. C’è la certezza diffusa di virus sempre nuovi. In effetti gli spazi liberi, qui da me, si sono ristretti all’inverosimile. Mi estinguo tra queste mura, foglio dopo foglio.  Ma i virus nella mia stanza di isolato, corazzato lettore, hanno l’apparenza ben definita di libri d’ogni specie, vecchi e nuovi, antichi e moderni. Migliaia di libri, milioni di fantasmi… Tutto ormai per me si svolge nella misura asmatica delle azioni consentite e indispensabili fra quattro nere mura.

Anche la natura, per suo conto, si adegua alla mia ricerca di solitudine nulla producendo se non un brulichio di vermi futuribili… Caldo e gelo si alternano nella fuga precipitosa delle stagioni. Amo tuttavia questa mia libertà fatta di solidi confini e di torri eburnee. Volontariamente emarginato da tutti i festival “mercatali”, felicemente escluso da tutte le fiere del libro, respiro a pieni polmoni come se fossi al centro di una pianura aspra e desolata. Nel dolce riparo degli anfratti sabbiosi, silhouette di neri cipressi orientano lo sguardo nella penombra in cui ristagno verso grigie isole di carta. Alberi furono qui un tempo a darci ombra e respiro.  Oggi preziose raccolte di volumi (dai diecimila in su!), prime edizioni, libri d’arte, guide illustrate, opuscoli di propaganda politica, giacciono silenti nel buio dei tempi in attesa di partire per un viaggio senza ritorno.

Cella funebre della mia estrema zoppicante vecchiezza, sempre inappagato cacciatore di vite mancate, gli spazi pubblici e privati di questa stanza-obitorio, sono da tempo completamente assegnati e classificati. C’è l’angolo dei grandi russi e lo spazio esclusivo dei poemi omerici, c’è l’epopea delle imprese cavalleresche e lo scaffale segreto dei folli e dei suicidi, maledetti di ogni latitudine e, in ostentata evidenza, i visionari utopisti dei bei tempi andati… Oltre che a trattati di ogni genere: disattesi bollettini di pace, resoconti di guerra di varia ampiezza e misura nonché milioni di accordi segreti disposti in alterna sequenza proto e meta storica.

Nel notturno fiabesco delle mie quattro mura, ci si muove come tra mille continenti di storie universali, si procede zigzagando tra busti tombali, cippi sepolcrali e lapidi di morti prematuri. I virus hanno ceduto il passo ai fantasmi di una silente replicante Babilonia. Una volta chiusa la finestra, i racconti (a milioni!) si accalcano nel cerchio necrologico della lampada mortuaria, messaggeri misteriosi e pur pieni d’inaspettate infinite sorprese. Le antologie antiche e recenti restano rincantucciate nei loro angoli di sempre. Incallite raccolte prosaiche e poetiche, cupe e meste reliquie pentametrali, respirano a stento i lugubri effluvi del lavico sottosuolo paradigmatico.  Sinfoniche melodie tradizionali si riappropriano, con fare liberticida, dei testi poetici canicolari, gloria delle antiche comunità montane. Luoghi illacrimati e personaggi corrosi da stimoli prostranti, animano la liquida scena terrestre che io solo intravedo nel riquadro epigonale della mia stratosferica finestra.

Tutto all’interno del mio capitale libresco, romanzi e trattati, dissertazioni in prosa e in poesia, tesi e relazioni, atlanti storici e geografici, ogni cartaceo discorso improduttivo convive forzatamente con lessemi e fonemi logaritmici, pandette e panegirici consapevolmente predisposti per il viaggio finale verso il putrido cuore di questa lugubre notte etimologica che è tuttora considerata vita su questa terra d’ineludibili fantasmi.

Pasko Simone

*In copertina: la Biblioteca Gambalunga di Rimini. Aperta nel 1619 ai cittadini, per lascito testamentario del suo proprietario, Alessandro Gambalunga, che nei suoi antri diceva di aver passato i momenti più belli della vita, la ‘Gambalunga’ è la più antica biblioteca civica d’Italia.