“Noi tutti angeli sterminatori tra gli abissi del genoma…”. Le donne annienteranno l’uomo: buon 8 marzo a tutti!

Posted on Marzo 08, 2020, 10:30 am
4 mins

In un gioco criptico, i ruoli si attorcigliano annientando il virgulto sin dalla nascita. Non una critica feroce, non un elogio funebre bensì l’infatuazione sistemica per un meccanismo inevitabile, scritto nel codice genetico. La “donna” vince sempre.

Una mente debole tende ad essere accomodante. Sprezzante, nel consolidamento di una forma mentis plasmabile, masochista, atta all’assembramento fluidificante del gregge (s)composto. La festa della donna, ricorrenza dai connotati storici poi figlia di una ri/dis-torsione, ci spinge alla (ri)flessione degli arti. Parabrezza basculante, cerniera spigolosa, triangolo riproduttivo. Una mente debole tende ad essere sprezzante. Accomodante, nel consolidamento di una forma mentis plasmata al masochismo altrui. Il gregge compone un diligente assembramento degli arti, di fatto riproducendo (in natura) ciò che la devozione nascitura ha impresso nella genetica, sin dagli albori. Il punto (senza un “capo”) non è quindi la debolezza di una mente e nemmeno la sua “geriatrica” devozione al rammendo. Il punto è un triangolo, all’interno di un cerchio. Che osservato a distanza sfuma fra i punti(ni) della galassia. Il maschio oscilla, sussulta, traballa a peso morto sul ponte tibetano, corde che attanagliano, disforie di genere. Sessualmente attratto da quelle gole profonde a pochi metri di distanza dal piede ballerino, per ogni orifizio un buco da riempire, per ogni lago profondo un vuoto da colmare. L’eterna distanza tra uomo e donna è solo uno specchio dal riflesso ondivago, geometrie sospese, codici mai veramente codificati, cellule mutanti dal virus fecondo. Ed è nel virus, il nido della specie. È nella contaminazione verace e vorace che si nasconde l’enigma storico. Egli attanaglia le anime virulente, le trasmigra per innocente beltà da una sponda all’altra. Si confà nella quiete di un ristoro, tra le ali dal sapore orgiastico di una pelle poderosa oliata da madre natura. Lì in quell’atto non si concede una perla per baratto, non si offre una pianta all’ingrasso, lì in quell’atto – e attraverso – l’esplorazione divarica le geometrie, sfonda gli argini e li stimola. Assioma di idiosincrasia. Nascono dal vagito e muoiono nel sospiro, si innalzano nel percorso e si stendono nel riposo. Le strade (gi)unte all’incrocio del destino non sono un percorso per la semina al contrario, non lasciano detriti che il terreno ingoierebbe, no no. Se il corpo non parla, la donna muore. Se il corpo non parla, l’uomo muore. Ed è per questo che le donne annienteranno l’uomo, sterminandone l’esistenza per il sempre dei sempre aeternum gloriae. Sostituito da un collo di bottiglia per la cena tra amiche. Schiacciato da un tacco dodici per la carne trita(ta-ta). Spinto da isteria muscolare per la vendetta anti-clericale. Mangiato da vermi per il cibo del futuro. Nel digitale, la distanza in un’istanza, tra selfie, identità virtuale, bilocazione furiosa e contenitori al plasma. Non un solo uomo né una sola donna, noi tutti angeli sterminatori tra gli abissi del genoma, claudicanti nell’ardore soddisfatti dell’orrore. Potete fare a meno di noi perché ci avete ingoiato e nello sputo, un piccolo omino si fa beffa di voi costruendosi un mattoncino.

Una mente comoda tende ad essere debole. Il futuro è donna, a noi tutti l’estinzione.

Samuel Chamey

*In copertina: photographer: faya_inside; model: pollymodel; location: spring_photostudio