Quella volta che la Fallaci fu messa KO da Kate Millett. La diva Oriana intervista: poliamorosi, coppie che non fanno sesso perché l’intelligenza è frigida, donne di potere come Golda Meir e Indira Ghandi

Posted on Novembre 19, 2019, 9:28 am
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No, non ci posso credere, non ce la posso fare: Oriana Fallaci K.O. E in una delle sue celeberrime interviste! E io, che mentre la leggo, parteggio per quella str*nza che la sta massacrando! Senti, te lo chiedo come favore personale, di Se nascerai donna, la raccolta di articoli di Oriana Fallaci appena uscita per Rizzoli, salta le pagine e vai subito alla numero 71, e dimmi se Kate Millett, una tra le femministe americane più radicali e inca*zate degli anni ’70, non sta facendo a pezzi la Fallaci, leggi come le risponde punto su punto e argutamente argomentando, e guarda come alla fine Oriana si arrampica sugli specchi. Non trovi che quello che doveva essere un incontro, uno scambio di idee tra due cervelli i più accesi e pieni, si trasformi in scontro, derivi in lite, infine in massacro? Sì, la Fallaci non si arrende facilmente, e sì, il match lo chiude lei, si riserva l’ultima parola, l’intervista è lei a stenderla, com’è lei a rimaner stesa su quel ring.

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Ma come fai, Oriana, a non dar ragione a Kate Millett quando dice che il potere è concetto e sistema patriarcale, e che fin dalla nascita ci fanno un lavaggio cerebrale chiamato educazione che ci fa passive, e che i successi delle donne spesso sono concessioni maschili, e adulazioni, e paternalismo per tenerle buone. Di ciò gran parte delle donne sembra non rendersi conto, e quando non ne è complice ci marcia, perché a noi ha fatto agio, buon gioco e fortuna la cosiddetta supremazia del maschio: sono millenni che grazie a essa non siamo andate a morire in guerra, ci siamo risparmiate tanti lavori pesanti, ci siamo liberate di tante gravi responsabilità. Poi, sì, la guerra di Millett all’uomo è sbagliata, dobbiamo trovare il modo – ancor oggi! – di viverci accanto da sodali, alleate (e amanti!), e certo, Millett ammorba con la sua fissa che le donne son comunque migliori degli uomini, quando lo dice è ridicola, e quando attacca Norman Mailer e Henry Miller è da strozzare. Oriana, se te la prendi con la Millett allora che dire di quell’altra di cui nel libro narri, Martha Shelley, che sostiene che “l’amore tra uomo e donna è contro natura, bisogna amarsi tra donne, ogni donna che ama un uomo tradisce le sue sorelle”?! E quell’altra svalvolata che intervisti, Violet Hughes, che dice che è sposata ma lei e il marito hanno buttato le fedi e non sc*pano perché senza sesso sì che si vive, e non fanno sc*pare neppure la loro cagnolina in quanto “l’intelligenza sta tutta nella frigidità”?! Oriana, ma con la Millett che ti eri, rimbambita?!? E dai, su, che lo dici pure tu, e bene, e solo poche pagine prima, che si deve “rifiutare il nucleo patriarcale detto famiglia, e la gabbia, la schiavitù medievale detta matrimonio”. E attacchi il cuore di ciò che ci tiene legate a una concezione obsoleta di noi stesse, il nostro condannarci a vederci brutte e finite da vecchie credendo che la bellezza stia nella gioventù fisica e da nessun’altra parte, e se questo non è un diktat maschile allora che cos’è, com’è legge maschile deridere una donna che sta con un uomo più giovane, mentre se è un vecchio ad accoppiarsi con una 20enne, è da applauso. Oggi queste idee stanno iniziando a cambiare, ma per quanto tempo ce le siamo portate dietro, ne siamo state succubi, conniventi, nemiche di noi stesse, e tu che mi leggi dimmi: non è in questo ribaltamento di valori, prospettive, verità, che l’uomo, il maschio, l’etero, sta annaspando?

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Se nascerai donna è un libro di articoli degli anni ’70 che parla del nostro presente: ci trovi i poliamorosi (“io capisco molto bene, ad esempio, chi ama due persone contemporaneamente, checché se ne dica”), le influencer (“un mestiere dove il successo non è riconoscimento, è condizione”), il caso Weinstein (“io, produttori che mi proteggono non ne ho mai avuti perché a letto vo con chi mi pare”). Ci trovi donne che hanno raggiunto le più alte cariche di potere politico, e ne han combinate più e peggio degli uomini: c’è Golda Meir che manda alla guerra senza battere ciglio, c’è Indira Gandhi non ancora “fascista” come l’apostroferà la stessa Fallaci in tv, alla CBS. Golda e Indira che per il potere hanno rinunciato a una parte importante dell’essere donne, ad essere amate dagli uomini che amavano e che avevano scelto di sposare e fare figli. Uomini che accanto a loro non reggono, non ce la fanno, e le lasciano. O sono loro due che si fanno lasciare, che sacrificano tutto all’ambizione? E nel libro ci sono altre donne di potere non politico ma sociale, culturale: c’è Coco Chanel che dorme al Ritz “perché in casa è poco igienico”; c’è Mina che vota Malagodi, ha fatto un figlio con Corrado Pani che è separato e in attesa di divorzio, ma che se ci va a vivere insieme li arrestano entrambi per concubinaggio e allora fanno l’amore negli hotel; c’è Ingrid Thulin che si batte per le donne-prete, c’è Lina Merlin che ha chiuso le case chiuse perché vuole “vivere in un Paese di gente libera: libera anche di prostituirsi”. A pagina 249 ci sono le tangenti a cui le generazioni che mi precedono han fatto finta di accorgersi ‘solo’ nel 1992, e poi c’è Oriana Fallaci, la sua penna inimitabile, infilza frasi, son lame, contro chi marcio d’invidia già al tempo la infangava accusandola di inventarsi le interviste.

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Nel libro la Fallaci ci litiga a morte e dice di no, ma se avesse ragione Lucia Bosé? Dovremmo, dovrei smetterla di essere “muy frivola”, perché l’uomo del mio destino è uno solo, chissà chi è, e dov’è, ma c’è, e a lui e solo a lui va donata non solo la f*ga ma “tutto di noi stesse”? Benissimo, allora, caro uomo della mia vita, esci da tale ingiustificata clandestinità: ti aspetto ma ti pretendo ricco e rampollo, con belle auto, e belle case di proprietà a Milano e a Roma centro. Pretendo che tu sappia sbattermi per bene, sia maestro di lingua e di mani, e che tu stia muto ogni volta che voglio, e che tu esaudisca ogni mio vizio, e futile desiderio – specie materiale – prima che io possa finanche bramarlo. Sarà grande amore.

Barbara Costa