“Se tutta la musica fosse già stata scritta, avrei fatto il cuoco”. Francesco Consiglio dialoga con Orazio Sciortino

Posted on Aprile 03, 2020, 11:46 am
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In un’epoca affollata di specialisti che si accontentano di coltivare il proprio orticello e lo fanno diventare un rassicurante recinto, la multiforme attività di Orazio Sciortino rappresenta un filo ideale con la musica dei secoli scorsi, quando era normale che un pianista fosse anche compositore. Oltre all’attività concertistica, Sciortino si è cimentato nel teatro musicale, con l’opera sulla Grande Guerra La paura, andata in scena al Teatro Coccia di Novara, e La Gattomachia, rappresentata al Teatro alla Scala nella stagione 2016/2017. Recentemente, è stato nominato Krug Ambassador. La prestigiosa maison di champagne, per la prima volta nella sua storia, ha chiesto a un compositore di comporre un brano dedicato alla Krug Grande Cuvée. È nato così il pezzo pianistico Lives through a glass incluso nell’album Self Portrait – Piano Works, pubblicato da Sony Classical. Di fronte a una due coppe di champagne, abbiamo piacevolmente conversato.

Si fa buio sul palcoscenico. Un cono di luce illumina un pianista e il suo strumento. Tutt’intorno è silenzio, respiri trattenuti e febbrile attesa della prima nota. Per Marta Argerich, “la solitudine del pianista è terribile; si sta così tanto tempo a studiare da soli che esserlo anche in concerto non è sopportabile”.

Non vedo niente di terribile, o di insopportabile. La tensione emotiva, l’attesa per quel che si sta per fare e le forti aspettative creano una pressione necessaria. In fondo il concerto è una sorta di “rito collettivo”.

Nel 1974, in un’intervista rilasciata a Jonathan Cox e pubblicata sulla rivista Rolling Stone, Gleen Gould definì la musica dei Beatles “spazzatura strumentale”. Dietro un’affermazione così tranchant, lo confesso, mi è parso di vedere lo stereotipo del musicista classico che guarda la popular music con sospetto e a volte quasi con disprezzo. Mi chiedo se, a prescindere da un’industria musicale che dissolve ogni valore sull’altare di uno sfarzo mediatico, possano esistere artisti che, pur non aspirando a durare in eterno, risultino interessanti, ispirativi, o quantomeno ascoltabili da chi è avvezzo alla musica di Wagner, Verdi, Bach o Liszt.

Il genere cosiddetto “pop” o, in generale la musica “commerciale” hanno dignità di esistere al fianco dei compositori da lei citati. Chi ascolta però dovrebbe essere messo nelle condizioni di distinguere i vari generi, così come esistono le letture impegnate e quelle meno impegnate. Ma quello è un fatto culturale, purtroppo. Più della musica “commerciale” mi stanno antipatici i tentativi di rendere “commerciale” qualcosa che non è destinato a esserlo.

In nessuna forma d’arte come nella musica classica il repertorio antico è preponderante sul nuovo. I programmi dei concerti annunciano da secoli le stesse immortali musiche e gli appassionati riempiono le sale come se ogni volta potessero trarre dall’ascolto qualcosa di nuovo. Tutto ciò è meraviglioso ma al tempo stesso limitante. Il mondo è pieno di compositori attivi eppure, se guardiamo ai cartelloni dei principali teatri, sembra che quasi non esista un pubblico interessato alla musica contemporanea di qualità. Durante i concerti, lei ama alternare sue composizioni a classici di Debussy, Listz, Ravel, Schubert. Un coraggio che ammiro.

Tengo a precisare che preferisco tenere separate le mie attività di compositore e di pianista. Qualche volta succede di inserire miei lavori all’interno dei miei recitals, ma non è la regola.  Lei parla di coraggio quando invece è la cosa più naturale del mondo.  E nel mio caso ho la fortuna di poter esprimere il mio pensiero anche attraverso la mia musica e non solo attraverso quella altrui. Esempi recenti ce ne sono molti, da John Adams a Thomas Adès, sino agli italiani come Carlo Boccadoro. Non credo che si faccia poca musica contemporanea, credo che spesso si cerchi di ghettizzarla. Ma la colpa non è del pubblico o della società, ma di chi ha poca fiducia nel pubblico e non osa.

“Tutto è già stato scritto”, disse Mark Twain, parlando di letteratura, “il difficile è scriverlo di nuovo”. Per la musica è lo stesso?

Se tutto fosse stato scritto avrei cambiato mestiere e, amando molto la cucina, avrei fatto il cuoco. Fortunatamente c’è ancora moltissima musica nuova da scrivere.

La musica classica è un fenomeno di nicchia destinato a restare tale? In televisione non se ne parla, mentre il vincitore di Sanremo viene ricevuto con tutti gli onori dovuti alla sua presunta grandezza. Dobbiamo rassegnarci a quella che Nicola Campogrande ha definito una “meravigliosa inutilità” della musica classica? Considerarla una voluttà aristocratica? Eppure, nonostante molta gente la consideri noiosa, la musica che amiamo è un genere duro a morire perché troppo profondo e universale.

La musica “classica” o “colta” è stata sempre un fenomeno di pochi. Del resto mi preoccuperei se l’umanità intera leggesse solo Dostoevskij e non esistesse Fabio Volo. In televisione qualcosa esiste, molto poco, ma esiste. Ripeto, è un problema culturale dovuto alla società dei consumi, dove vince la legge del capitale e della produzione. Ma non è una cosa che mi allarma. I numeri oggi sono molto più grandi di quelli di cinquant’anni fa. Internet ha ampliato (e appiattito) l’utenza e non si può pretendere che un brano di Xenakis faccia tanti numeri quanto SferaEbbasta. Forse è anche meglio così. Sanremo è un fenomeno nazionalpopolare ed è giusto che continui ad esserlo. A me fa orrore, ma questo è un altro discorso. Affidarsi al puro marketing pensando che strategie più “furbe” possano portare più pubblico alla classica è pura illusione.

Infine, la più classica e inevitabile delle domande: progetti per il futuro?

A causa del nome che porto, sono proiettato verso il presente. Carpe diem.

Francesco Consiglio

*Orazio Sciortino ha debuttato in veste di direttore d’orchestra e pianista solista al Teatro alla Scala nel 2011, con la prima del “Concerto per pianoforte e orchestra” di Disma Fumagalli. La sua attività di concertista lo portato a esibirsi nelle sale e nei più prestigiosi festival italiani e internazionali: Conservatorio di Milano, Teatro delle Muse di Ancona, Ferrara Musica, Teatro Rossini di Pesaro, Teatro Politeama di Palermo, Teatro Dal Verme di Milano, Festival Verdi di Parma, Teatro Greco di Siracusa, Concerti del Quirinale, laVerdi di Milano, Sagra Malatestiana di Rimini, Maggio Musicale Fiorentino, Bologna Festival, Teatro La Fenice, Sociedad Filarmonia di Lima, Nuova Harmonìa di Buenos Aires, Festival di Ankara, Konzerthaus di Berlino, Salle Molière di Lyon, Ottawa Chamber Music Festival, Sala Cecilia Meireles di Rio De Janeiro. Per il Teatro alla Scala ha composto “La Gattomachia”, favola musicale per narratore, violino concertante e archi.