Oggi è la Giornata Mondiale della Risata. Francesco Consiglio ci spiega come è nata. Erano le 7 del mattino del 1995, quando un dottore indiano fu colto da un’intuizione rivoluzionaria. Lo presero per pazzo

Posted on maggio 06, 2018, 8:15 am
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C’è una data e un’ora: le 7 del mattino del 13 marzo 1995. È lunedì, e il dottor Madan Kataria, sveglio da tre ore, rimastica nella mente un pensiero, una sola insistente domanda: se un’antica saggezza popolare sostiene che il buonumore fa bene alla salute, perché negli ospedali non si somministrano cure a base di risate? Mentre si arrovella per trovare una risposta (e credetemi: se si tratta di spremersi il cervello, gli indiani non li batte nessuno) ha la visione di un gruppo di persone che ridono attorno a lui. Colpito al cuore e animato da un entusiasmo immediato, Madan si precipita nel parco pubblico dove va a camminare tutte le mattine e, con la gioia sfrontata dei precursori, cerca di convincere i passanti a ridere insieme a lui per alcuni minuti.

Immaginate lo sconcerto di quelle persone che, distratte dall’osservazione del paesaggio e dal piacere che dà il respiro dell’aria mattutina, si vedono all’improvviso invitate a sganasciarsi. In India c’è molta gente convinta che avere una propensione alla risata sia indice di poca moralità, forse perché le enormi differenze sociali e di istruzione tra le caste generano un fatalismo che non induce a ridere. C’è un detto indù che recita: “Sono solo i popoli ricchi che hanno il senso dell’umorismo. La suscettibilità degli altri varia a seconda del loro grado di inferiorità”.

Date queste premesse, appare chiaro come il tentativo di trasformare degli ignari camminatori in un gruppo di praticanti della risata abbia rischiato di rivelarsi un patetico buco nell’acqua. Anni dopo, è lo stesso Kataria a raccontare lo scetticismo dei passanti, nel suo libro “Lo spirito interiore della risata”: Sembravano stupefatti: sicuramente mi credevano un pazzo e si facevano beffe di tutto il concetto che cercavo di illustrare. Ma fui irremovibile e non mi detti per vinto”.

Con l’aiuto di sua moglie Madhuri, riuscì a convincere tre persone, con le quali diede vita al primo improvvisato ‘Laughter Club’. I loro nomi fanno parte di una ideale Hall of Fame dello Yoga della Risata: Madan Mohan Pushkarna, Mohan Singh, Rajendra Tandon.

Oggi, visitando il sito web internazionale del Laughter Yoga, disciplina presente in oltre 70 nazioni, si viene colpiti da una definizione: “Movimento globale per la salute, la gioia e la pace nel mondo”. Cosa avremmo potuto pensare se questo pur nobile proposito ci fosse stato comunicato da un gruppo di cinque persone capeggiate da un medico per nulla preoccupato di mettere in gioco la sua reputazione? Saremmo rimasti sconcertati e quasi certi di trovarci di fronte a una compagnia di svitati fuggiti da un manicomio lì vicino.

Ma i pettegolezzi della gente non intaccarono il morale della compagnia che, il giorno dopo, si riunì di nuovo. Cinque persone in una città che aveva più di 13 milioni di abitanti!

Quelle prime sessioni cominciavano con la spiegazione dei benefici della risata, ripetuta allo scopo di attirare qualche curioso. Seguiva il racconto di una barzelletta o di un aneddoto divertente, e si andava avanti così per mezz’ora, dopo di che ciascuno tornava alle piccole incombenze quotidiane: recarsi in ufficio, accompagnare i bimbi a scuola, occuparsi della casa, fare la spesa. Tutto come prima, ma con l’indubbio vantaggio di sentirsi più rinfrancati e più di buon umore.

Eppure, il dottor Kataria intuì che il suo esperimento non andava bene, anzi, c’era qualcosa che non andava per niente.

Innanzi tutto, mancava spontaneità. Si rideva molto, è vero, ma solo perché esposti a uno stimolo comico prefabbricato. Quando il repertorio di barzellette si esaurì, qualcuno pensò di ricorrere a storielle di cattivo gusto, confidando che un balenare di scurrilità e una girandola di barzellette sul sesso potessero ridestare lo spirito della risata. Purtroppo, il risultato non fu quello sperato: alcuni partecipanti si sentirono offesi e minacciarono di abbandonare il gruppo.

Deciso a non arrendersi, Kataria chiese alcuni giorni di riflessione, durante i quali si documentò con letture appropriate sulla possibilità di ridere senza bisogno di comicità. Un libro in particolare colpì la sua attenzione. Si intitolava “Emozioni e Salute”, e vi si sosteneva che il corpo non distingue tra risata naturale e risata indotta, poiché entrambe producono gli stessi benefici fisiologici e predispongono lo spirito alla giocosità e all’allegria. Da quel momento, giorno dopo giorno, il dottor Kataria fu occupato a vincere lo scetticismo del suo gruppo. Per alcuni, fingere di ridere voleva dire comportarsi da sciocchi e fare qualcosa di socialmente inaccettabile. Per altri, invece, era semplicemente una gran perdita di tempo. Ci volle molta pazienza per condurre a termine quella che si può definire la prima sessione di risate senza motivo, ma quando tutti si convinsero a provare, accadde qualcosa di straordinario: la risata indotta si trasformò rapidamente in risata sincera.

La notizia dell’esistenza di club all’aperto dove ridere insieme si diffuse in tutta la città e molte persone chiesero di farne parte, sia per semplice curiosità e sia perché erano in cerca di un modo per difendersi dallo stress e dalle patologie a esso riconducibili. C’erano medici, ingegneri, uomini d’affari, e ognuno di loro tornava a casa entusiasta e raccontava i particolari di quell’esperienza a parenti ed amici. Da allora la popolarità dello Yoga della Risata è cresciuta sempre di più, assumendo i contorni di un vero e proprio, gigantesco movimento globale.

Francesco Consiglio