Ode a Woody Allen, il misogino che va in palla per le minorenni. D’altronde, l’arte è sempre perversa. Chiedete un po’ allo Spirito Santo

Posted on Gennaio 06, 2018, 12:36 pm
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Non capirete mai la grandezza se non sapete cadere in basso e avete paura di guardarvi dentro

Non desiderare, se non ciò che ti è consentito desiderare. Potrebbe essere questo l’undicesimo comandamento della nuova era 2.0, #metoo, e #quellavoltache. Possiamo desiderare, anzi dobbiamo farlo. Viviamo nella società del desiderio, del resto. Però, attenti a quello da cui vi lasciate affascinare. Ne sa qualcosa Woody Allen, il noto autore cinematografico. Un giornalista del Washington Post, tale Richard Morgan, dopo aver letto le 56 scatole di appunti personali donate del regista alla Princeton University, convinto come è costume dei suoi colleghi di aver scoperto l’acqua calda, ne ha denunciato gli indecenti gusti sessuali e sentimentali. A quanto pare – a lui che è caduto dal pero appena l’altro giorno –, il grande cineasta ha una certa qual passione poco appropriata per le donne – ergo, sarebbe un misogino – e, soprattutto, per le minorenni. Non proprio minorenni, diciamo per le ragazze tra i diciassette e i diciotto anni. Caspita, che scoperta! E per fortuna che dice di aver visto tutta la produzione dell’autore di Manhattan. Evidentemente, come spesso capita tra la massa dei semicolti, l’ha osservata con gli occhi, ma senza capirci una mazza. In effetti, come dicono tutti i saggi per quel che riguarda la lettura, così per i film: non conta quanti, basterebbe avere capito quelli che si sono visti.

fais

Lui è quel pervertito di Matteo Fais…

La verità è che ci serve un nemico diverso ogni settimana, per sfogare la nostra frustrazione di nani. Prima era Harvey Weinstein, poi c’è stato quel regista italiano, Fausto Brizzi. Adesso, è il turno di Woody Allen. Nel 2016 era toccato al fotografo David Hamilton, una sorta di Balthus della fotografia, costretto a suicidarsi, dopo le accuse di una sua modella che sosteneva di essere stata violentata trent’anni prima. Non parliamo poi delle polemiche contro Roman Polanski, condannato per essere scivolato nel didietro di una tredicenne che si trovava a casa sua – non si capisce come. Di questo passo, non resterà in piedi un artista e a scuola ci ridurremo a studiare D’Avenia, o Baricco, gente che pensa e desidera in modo consono… e, almeno nel caso del secondo, vota sempre dalla parte giusta. Come se non bastasse, fresca fresca arriva la notizia di un docente di Filosofia e Storia, saltuariamente collaboratore presso L’Unità, nipote di un famoso combattente della resistenza romana, che avrebbe scambiato messaggi hot con le sue allieve.

Sapete che vi dico? BASTA! Per Dio, finiamola una volta per tutte! Moralisti dei miei coglioni e miserabili beghine che cacciaste Pasolini dal P.C.I, perché affetto dal germe della pederastia. Intolleranti del cazzo che nemmeno i preti da voi tanto criticati. Almeno la saggezza del cristianesimo sa che all’uomo è dato il magnifico e superbo dono della debolezza. I santi, tutti, lo erano. Peccatori fin nel midollo. Voi, invece, siete spietati e ignobili cultori della purezza. Non capirete mai la grandezza del genio di Dostoevskij, o Houellebecq, perché non sapete cadere in basso e avete paura di guardarvi dentro.

Se dovessi farmi insegnare la filosofia – non fosse che vi sono laureato –, lasciatemelo dire, andrei più da quel professore che turbava e si lasciava turbare dalle sue alunne. Almeno lui sa cosa voglia dire essere umano. Come gli antichi greci, intratteneva rapporti con chi si recava da lui per imparare. Accade, nello scambio dialettico tra persone, che i rapporti prendano una piega complicata. Accade di desiderare ciò che sarebbe proibito anche solo guardare. Ciò vale a maggior ragione per Woody Allen che, in quanto artista, porta alla superficie i desideri più reconditi e inconfessabili.

E, allora, lasciate che lo dichiari: Woody Allen, c’est moi! Aveva ragione Carmelo Bene: “Non si può essere d’accordo con Baudelaire, si è Baudelaire”. Così, io sono Woody Allen. Lo comprendo, lo appoggio, mi sento come il suo personaggio in Manhattan, Isaac Davis (ruolo da lui stesso interpretato), uomo di 42 anni, che ha una relazione con Tracy (la bellissima Mariel Hemingway), una ragazza che ancora frequenta le superiori. L’erotismo è trasgressione. Il resto è ginnastica perfettamente igienica – nel sesso, del resto, ci si sporca vicendevolmente, il preservativo rende la scopata virtuale. Post femministe e invasate dell’hastag #metoo ci hanno tolto ogni gioia, ogni piacere sconveniente. Ma come non comprendere l’autore di Match Point che, dall’alto della sua dolorosa consapevolezza di sé, anela unicamente alla leggerezza senza peso della bellezza in fiore? L’attrazione conosce la pulsione verso l’opposto. Inutile nasconderlo, per quanto esecrabile possa essere. A Woody Allen va il grande merito di averlo detto senza inutili drammatizzazioni, ma con quel suo modo di raccontare dalla sopraffina frivolezza e ironica profondità. Non è neanche misogino, come vorrebbero far credere. È solidale e compassionevole: uomini e donne sono entrambi deboli nelle sue storie, vittime del caso e degli umori instabili, delle loro nevrosi e idiosincrasie. Questo i profeti della nuova morale sinistrorsa e sinistra non lo capiranno mai. Del resto, ci vuole del genio per comprendere il piacere di chi incontra e scambia la sua esperienza con la giovinezza di una ragazza già matura, ma legalmente non penetrabile. Oppure di chi gode della grazia decadente del corpo di una cinquantenne fedifraga, che ha già esaurito il suo percorso di passione con il marito coetaneo e cerca una irrealizzabile, e proprio per questo esaltante, nuova giovinezza, aprendo le cosce a un maschio più giovane.

Naturalmente, i miserabili del calibro di quelli che hanno firmato e promosso la raccolta firme per censurare lo scabroso quadro di Balthus, ne hanno approfittato cogliendo la palla al balzo. È il caso di Rose McGowen, attrice e attivista del movimento #metoo, che ha subito grufolato trionfante dicendo che Allen è stato “finalmente smascherato”. A suo giudizio, il regista avrebbe “rivestito il crimine con la patina dell’arte”. Appare chiaro che la signora di arte non ne capisce niente, poveretta. Ogni arte che voglia dirsi tale ha a che fare con sentimenti e sensazioni che non potrebbero trovare espressione, se non nella sua forma sublimata. E inoltre, come insegna Balzac: “È veramente difficile convincere il pubblico che uno scrittore può concepire il crimine senza essere un criminale!”. Ma una simile sottigliezza non ha certo mai penetrato il cervellino della ex comparsa di Scream, la quale ha chiuso il suo Tweet dicendo: “I suoi pensieri malati hanno influenzato tutti noi”. Magari fosse! Piano con l’autostima, tesoro!

Matteo Fais

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L’arte non condona le pene: Allen è un pedofilo e pedofilo resta (d’altronde, lo è anche il papà di Gesù)

Gli dèi olimpici, come si sa, si installano in cima al mondo dopo aver spazzolato duramente i Titani. Nell’olimpo hollywoodiano, invece, accade qualcosa di diverso, di più maliziosamente affascinante. Non c’è lotta ma suicidio collettivo, consapevole, psicoanalitico del mondo americano. La stampa – che è l’altro lato della cinematografia – incensa le star e le uccide, a colpi di moralismo che neppure durante le notti di Salem. La guerra – civile, fratricida, suicidale – porterà all’esaurimento per esasperazione di Hollywood. Poi, come sempre, la fenice risorgerà dal vomito puritano e ci sarà un tizio che farà un film – pluripremiato – dal titolo, “Quando Hollywood sparì durante la battaglia tra pervertiti e bacchettoni”. Ora. Di norma, tra pervertiti e bacchettoni io sto con i pervertiti. Per una questione meramente estetica: la letteratura, da Paride che va in delirio per le cosce di Elena, da Calipso che fa di tutto per farsi trombare da Ulisse, da Edipo che si sbatte la madre, Giocasta, è un crocevia di perversioni. Detto questo, se Woody Allen è uno schifoso pedofilo, va menato per quello che è, uno schifoso pedofilo, l’arte non redime e non consegna un condono della pena. Solo che. Solo che la maliziosa inchiesta del Washington Post è viziata da un errore – voluto – d’origine. La pedofilia di Allen sarebbe testimoniata dalle sue carte, accolte a Princeton. Insomma, Allen non è stato beccato con le mani nella marmellata, cioè tra le gambe di una minorenne, ma con la penna in mano a vergare le proprie nefandezze.

Davide e Golia Fetti

Lui è il purissimo Davide Brullo dipinto da Domenico Fetti

Detto questo: Woody è uno schifoso perverso. Come è perverso il giornalismo voyeuristico di ogni secolo, di sempre, come è perverso il lettore che vuole leggere le perversioni altrui per bonificare le proprie, come è perverso l’essere umano che classifica i vizi del prossimo come degni di gogna mentre i propri sono sempre e soltanto innocenti evasioni dall’ovvio. A proposito di ovvietà. Il tema, se non è giudiziario – Allen è uno schifoso pedofilo? Mettetelo in gabbia, così le sue perversioni si sedimenteranno ancor più – è sontuosamente ‘artistico’. Ripeto: l’estetica, in arte, è l’unica forma di etica accettabile. In arte conta il ‘bello’ – in tutte le sue varianti, compreso il disgustoso e il brutto – non il ‘buono’, tanto meno il ‘giusto’. L’arte esiste perché è il censimento delle nostre brutalità e delle nostre pervasive perversioni. Non si tratta di ‘scandalizzare’ alcuno, per carità… Semplicemente, non c’è altro da scrivere se non l’anatomia del perverso. In ogni demoniaca sfaccettatura. Leopardi è perverso, Manzoni è perverso – quella Provvidenza che gioca a dadi con i destini dell’uomo – Baudelaire è perverso, Joyce è un pervertito con ansie fecali, la Woolf è una vivente perversione grammaticale, alleluia. Dopo aver pubblicato un romanzo beatificato dall’insuccesso, Ingmar Bergman. La vita sessuale di Kafka, la madre dei miei figli ha scritto che sono una mostruosità ambulante, uno schifoso. Dobbiamo essere grati agli scrittori che decrittano la nostra perversione perché danno più profondità all’essere umano e ai nostri quattro sentimenti in croce. Senza l’arte, in effetti, l’uomo sarebbe quello che è: carne che si logora in qualche istante, babbuino che guida un’automobile. Tuttavia, l’arte – proprio perché l’unica etica è l’estetica – non redime niente, non concede attenuanti alle proprie private perversioni. Per questo, Woody Allen, per quanto geniale, un porco è e porco resta. Ma da bravo ebreo ateo immagino che si fa due laide risate. Dio, secondo i Vangeli apocrifi, per diventare Gesù Cristo s’incunea nel corpo di una madre-bambina, Maria, che ha 14 anni. Eccolo lì, il primo grande pedofilo della storia.

Davide Brullo