“Non sostituirò mai ca**o con membro”: la biografia hot di Fernanda Pivano. Pavese la adorava, Hemingway le telefonò prima di spararsi, Neil Cassidy sbottò, “non bevi, non fumi, non scopi, ma allora cosa sei venuta a fare?”

Posted on settembre 18, 2018, 8:35 am
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“Ma porca miseria, non credo che ‘cesso’ sia censurabile, e nemmeno ‘masturbazione’. Lascio senza asterischi ‘culo’ e ‘sperma’ perché sono termini di retaggio comune, culo è parola corrente che si trova in innumerevoli romanzi. A pagina 67 non sostituirò ‘cazzo’ con ‘membro’, è meglio l’iniziale con i puntini. Va bene asterischi su ‘figa’, ‘pompini’, ‘inculato’. Non capisco che differenza fa sostituire ‘chiavare’ con ‘fottere’ dato che la volete mettere con la sola iniziale”.

PivanoÈ uno dei tanti scazzi epistolari tra Fernanda Pivano e la Mondadori che nel 1965 sta per pubblicare Urlo & Kaddish di Allen Ginsberg accorgendosi solo a traduzione finita che i versi di Ginsberg grondano sesso. Tutti temono la magistratura, la censura, sequestri e processi, tranne la Nanda: “A pagina 51 è impossibile usare ‘sperma’ per ‘sbora’. Se sbora non vi piace mettete una S con i puntini o trovate voi, che certo ne conoscete più di me, altri termini da marinai ubriachi su cui mettere l’iniziale con i puntini! A pagina 80 non c’è neanche da pensare di censurare tutto, il brano dell’incesto con la madre deve restare: a Ginsberg non lo propongo neanche, e sono certa che se glielo dite vi toglie i diritti sul libro, e vi fa causa”.

Nanda Pivano era molto testarda, ma se non fosse stato per la sua determinazione saremmo un Paese culturalmente ancora più triste e arretrato. Era una tipa tosta anche nella vita privata: Ettore Sottsass fu il grande amore della sua vita, ma all’inizio erano in tre a contendersela, Sottsass, Cesare Pavese e un americano rimasto senza nome. Nanda conosce Sottsass perché le serve uno scenografo per un lavoro teatrale che sta allestendo, e si innamora di lui all’istante. Cesare Pavese, suo ex professore al liceo, da anni le muore dietro, ma non ci scappa nemmeno un bacio: per due volte le chiede di sposarlo, per due volte viene rifiutato. Nanda vuole sposare Sottsass, ma Ettore col cavolo che vuole sistemarsi. È lei a chiederglielo, lui dice no, lei per ripicca sposa un americano incontrato lavorando in radio, un uomo di cui non si sa nulla, di cui non parla mai nei suoi sterminati diari. I due si trasferiscono a Roma ma dura poco, basta una telefonata di Ettore per far tornare Nanda da lui, divorziare dall’americano, e diventare finalmente la signora Sottsass, per poi prendere quel treno che li porta a cominciare una vita insieme a Milano.

Pavese si suicida nel 1950 a causa di un altro amore infelice, ma è la Nanda che chiama il giorno prima due volte perché vuole vederla: lei non può, ha troppi impegni ed è vero, i primi tempi con Sottsass non sono facili, il bilancio familiare è tutto sulle spalle di lei. È lei a finanziare i primi lavori di Sottsass, con lo stipendio da supplente di scuola media, con le prime traduzioni di quella letteratura americana che è il regalo più grande che Pavese le lascia: i versi di Spoon River che Nanda traduce di nascosto, le bozze di Addio alle armi di Ernest Hemingway per cui è arrestata dai fascisti e sfugge a un stupro grazie a un provvidenziale allarme aereo. Hemingway lo incontra a Cortina nel 1948, non nasce nessuna storia d’amore, ma un rapporto da padre a figlia: Nanda gli è accanto mentre lui scrive pagine celeberrime. Anche Hemingway le telefona prima di spararsi: “Figlia, non posso più cacciare, scrivere, fare l’amore”, e due giorni dopo il suo cervello schizza fino al soffitto.

La Pivano diventa l’ambasciatrice della letteratura americana in Italia, il punto di riferimento di quello che è nuovo, importante, diverso al di là dell’oceano. Nanda traduce i primi veri orgasmi su carta, ma gli inizi sono stati duri. L’Italia degli anni ’50 è un Paese chiuso e immobile come quello di oggi, chi vuoi che dia retta a una donna che ti parla dell’America di F. S. Fitzgerald, delle sue donne che non si sposano né fanno figli e pensano solo a divertirsi, a fumare, a bere, a prendersi il diritto e la libertà di fare l’amore con chi vogliono e perché lo vogliono. Agli editori, ai direttori di giornale che per pubblicarla vogliono prima portarsela a letto, Nanda risponde: “O scrivo o faccio la puttana. Insieme è troppo faticoso”.

PivanoL’unione con Sottsass dura 27 anni: viaggi in tutto il mondo, gli Stati Uniti come tappa irrinunciabile, qui Nanda conosce tutti, Faulkner, Dos Passos, Mailer, Carver che non ride mai ma con la Nanda sì, Henry Miller che le fa perdere la testa e Anaïs Nin che invidia. Ci sono i Beat che ribollono in segreto passioni morbose: c’è Kerouac che scrive in fretta, eccitato, ci sono Ferlinghetti e Burroughs, quelli del Living Theatre che nudi mettono in scena il paradiso, poeti e scrittori afroamericani urlanti rabbia, Lou Reed, Warhol, Bob Dylan e tanti, mille altri. Ma Sottsass la tradisce di continuo, il loro matrimonio agonizza da anni, Nanda mai avrebbe voluto che finisse, va pure dai maghi per farlo rinnamorare. Quando Sottsass si innamora sul serio di un’altra, Nanda prima tenta di tagliarsi le vene, poi si trasferisce a Roma e desertifica i suoi sentimenti per dedicare ai libri ogni energia. Trova in nuovi scrittori altri amici su cui comporre saggi vivi, diversi da quelli dei suoi colleghi che scrivono di un mondo che non conoscono dal chiuso di accademie, università, giornali di partito che danno ottimi stipendi in cambio di zero autonomia mentale. La Pivano è sempre stata lontana dalla politica che avvelena in Italia ogni cosa, mai avuto protezioni a destra né a sinistra, anche perché né destra né sinistra in Italia hanno mai capito l’America. Nanda non beveva, non si drogava, non era sessualmente promiscua, ma capì prima e meglio che una pagina può essere nobile proprio perché intrisa di alcool, droga, sesso. Ha vissuto delle sue passioni stando sempre dalla parte dei giovani: negli anni ’90, ottantenne, capisce il grunge e trova in quell’America fucked up, altra letteratura.

Nanda Pivano e lo scrittore beat Neal Cassady una sera sono da soli: lui la riaccompagna in hotel, vuole salire, lei gli spegne ogni ardore. “Non bevi, non fumi, non scopi”, sbotta lui, “ma perché cazzo mi hai voluto conoscere?”. Per scrivere un’altra lettera d’amore all’America sarebbe stata la risposta perfetta.

Barbara Costa