“Classiche Forme”, festival internazionale di musica da camera nel cuore pulsante del Salento e prodotto dall’Associazione Musicale Opera Prima, giunto alla sua quarta edizione (24/25/26 luglio 2020), con la direzione artistica di Beatrice Rana (presente come musicista nel programma), si è imposto sin dalla prima edizione come un evento di grande spessore culturale, ricevendo la Medaglia dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, come riconoscimento dell’alto valore che l’iniziativa ha sia nella cultura musicale, sia nel territorio in cui viene realizzata.

«La forza posseduta da altri domina l’anima al pari della fame estrema, dal momento in cui si afferma come un potere perpetuo di vita e di morte (…). Il più debole ovunque si trovi è altrettanto solo, se non di più, di chi si trova in mezzo al deserto». Scriveva Simone Weil (L’iliade o il poema della forza, Trieste, 2012), quasi un monito da tenere bene a mente per ricominciare da tutta la “bellezza del mondo”. Bellezza, per l’appunto, filo rosso che ha attraversato l’anima della kermesse “Classiche Forme” nel quale si promuove un’arte dove la poesia e l’immaginazione, sempre figlie di innumerevoli cose remote, diventano necessariamente meno importanti della volontà pura e semplice. Un inno non solo alla musica ed alla natura, ma capacità di valorizzare e formare giovani talenti in un territorio intriso di magia. “Il sud del sud dei Santi”, ricordando l’essenziale formula nata dall’indimenticabile voce di Carmelo Bene. (Maria Giovanna Barletta)

Il festival Classiche Forme, quest’anno giunto alla sua quarta edizione, riparte da un luogo intriso di storia e magia, L’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, splendido esempio di architettura romanico pugliese del XII secolo, un tempo monastero di rito bizantino. Un luogo votato alla bellezza, essenza stessa di tutte le forme d’arte. Un omaggio non solo alla musica…

Assolutamente. Il festival classiche forme nasce dall’intento di coniugare due mie grandi passioni, da una parte la musica (il mio mestiere) e dall’altra la passione del mio luogo d’origine che è il Salento. Il Salento autentico… quello della “pietra leccese”, per intenderci…

Quindi, in un certo senso, ricucendo un rapporto forte anche con la natura…

Certo. Io credo che il luogo dove si ascolta un concerto influisca moltissimo sulla percezione del concerto stesso. Oltre al fatto che è di grande ispirazione per i musicisti che suonano; quindi è assolutamente importante, per me, stare nella bellezza.

Il programma delle tre serate ha omaggiato ben tre secoli di musica, passando per Beethoven nel suo 250 anniversario dalla nascita, sino ad arrivare ai giorni nostri con “Reperti”, brano che Giovanni Sollima ha composto per “Classiche Forme”. Sembra che pagine indimenticabili di musica da camera composte dai più grandi geni della storia della musica vengano proposte ad una fruizione meno elitaria. Forse è anche questo il filo conduttore che ha animato le tre serate del festival ?

Io sono una grande sostenitrice del fatto che la musica sia per tutti e aperta a tutti. Quindi, il senso di impaginare un programma del genere nasce dall’idea di realizzare delle connessioni libere tra i brani, senza settorializzarli. Non per forza Beethoven deve essere da solo, ma può essere accostato a Giovanni Sollima. La mia volontà, la mia speranza è quella di creare un contenitore di musica che possa contenere anche tanti giovani.

L’arte è magia vivida, libera dalla menzogna dell’essere verità. Lo sapeva bene Ludwig van Beethoven che con un’opera come l’Eroica celebra una sorta di speranza, una forza, immagina una società nuova. Questa traccia fondamentale che Beethoven ha lasciato nella nostra civiltà, potrebbe essere ancora percorsa secondo Lei?

Senza dubbio. La musica è un grande esempio di come dovrebbe essere la società, e soprattutto la musica da camera – che poi è il genere di musica che si esegue nel festival – ne è veramente un esempio. Ognuno porta la propria personalità, le proprie idee agli altri e ci si ascolta a vicenda. Il risultato finale sarà poi la somma di tutto ciò che le persone portano. Quindi io credo che se anche i bambini potessero capire come funziona la musica, forse sarebbe più facile ascoltarsi.

Cosa significa, per lei, promuovere e supportare nuovi talenti ripartendo dal Sud Italia? Il festival “Classiche Forme” è orientato, senza ombra di dubbio, a promuovere un tessuto artistico che sia il più possibile “meritocratico”…

Io credo profondamente nella meritocrazia perché da salentina, da pugliese, ho avuto la possibilità di studiare, di formare la mia educazione in Puglia, di avere un’ educazione eccellente. Ho studiato con Benedetto Lupo, a pochi chilometri da casa. Purtroppo, però, non sempre le possibilità di suonare in pubblico sono poi venute dal Sud. Se, quindi, ho la possibilità di fare qualcosa per i giovani, allora la voglio fare, perché in quanto giovane ho ricevuto moltissimo e desidererei restituire queste possibilità che mi sono state date.

Come nasce la collaborazione con il maestro Antonio Pappano, da quest’anno presidente onorario del festival “Classiche Forme”?

Antonio Pappano è stato una persona importantissima per il mio percorso artistico, con il quale ho inciso per la prima volta un cd con l’orchestra, ed eseguito tanta tanta musica in giro per il mondo, è un musicista che ammiro moltissimo. Con lui vivo un collegamento ulteriore, perché oltre all’amore per la musica, ciò che ci accomuna è l’amore per il sud. È un musicista che non ha dimenticato le sue origini. Ho pensato, per questo, che fosse la figura adatta per potergli chiedere la presidenza onoraria; in effetti è stato così perché veramente non solo punto di riferimento di grande ispirazione, ma grande motivazione a fare sempre di più.

*Insieme a Davide Ielmini, Maria Giovanna Barletta è autrice di un catalogo critico su tutta l’opera di Giorgio Gaslini. Qui ne trovate una scheda insieme a un indice sommario