Non ne posso più dell’ego ipertrofico degli scrittori che si autopromuovono con la stessa enfasi di Mastrota quando vende i materassi. Solo l’autostroncatura può salvarci

Posted on aprile 09, 2018, 8:27 am
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Vanitas vanitatum et omnia vanitas, non ne posso più! Per dirla in chiaro: non ne posso più dell’ego ipertrofico degli scrittori, delle copertine dei loro libri continuamente postate sui social, dello spam, dell’autopromozione strillata con la stessa enfasi di Mastrota quando cerca di vendere un materasso, e men che mai di essere invitato a inutili presentazioni dove il pubblico sarà inevitabilmente composto da parenti e amici dello scrittore trascinati a forza, tutta gente che non ha mai letto un libro né mai lo leggerà. Sono stufo, disgustato, immensamente stanco di essere circondato da boriosi imbrattacarte che “solo perché hanno avuto un minimo successo, si danno arie e pontificano e stanno a rompere i coglioni” (il virgolettato l’ho rubato a Franz Krauspenhaar, scrittore vero). L’editoria è l’ultimo appiglio per dimostrare di essere vivi, intellettualmente operosi e utili. Ma utili a chi? Gli italiani se ne fottono e vanno a vedere l’ultimo film di Checco Zalone. La letteratura è niente, c’était un détail.

Per queste ragioni, io sfido a singolar tenzone tutti gli scribacchini mestieranti che ignorano l’umiltà e la disciplina del talento. Chiedo loro di combattere e vincere la smisurata vanità che li pervade attraverso l’esercizio dell’autostroncatura.

Comincio io, non migliore di un qualunque scrittore da strapazzo, e troppo spesso ossessionato dalla brama di un successo che non arriva. Tiro la catinella e mi tuffo nel girone della merda, con una recensione rivolta a chi soffre di insonnia e si ostina a combatterla con potenti sonniferi e ansiolitici chimici. Questi farmaci, che agiscono sostanzialmente sul cervello, danno nell’immediato l’illusione del raggiungimento della finalità perseguita, ma a lungo andare producono una dipendenza sia fisica che psicologica. Chi ne interrompe bruscamente l’assunzione può patire stati d’ansia, tachicardia, brividi e sudori freddi, nausea, cefalea, depressione e irritabilità.

Perciò voglio presentarvi un romanzo che vi farà cadere nel sonno più profondo senza bisogno di contare pecore o guardare un programma di Marzullo. Se ve ne parlo è perché l’ho scritto io e posso assicurarvi che è realmente efficace e privo di controindicazioni. Inoltre, è possibile acquistarlo online, senza la necessità di presentare una ricetta medica.

Dovete sapere che un mese fa avevo deciso di rileggerlo, e dopo una decina di pagine, non di più, mi sono addormentato. Ho una sconfinata ammirazione per me stesso, ma non credo di mancarmi di rispetto se affermo che il mio romanzo è perfettamente funzionale all’ottenimento di un sonno rapido e profondo già dalla lettura del titolo, Le molecole affettuose del lecca lecca, che andrebbe bene per un soporifero manuale di chimica.

Ho debuttato in età matura, a quarantacinque anni, e ora che ne ho cinquantadue, ho scritto questo libro che cerca di strapparvi un sorriso parlando di sesso, neanche foste ragazzini delle medie che sghignazzano coprendosi la bocca con le mani quando la professoressa di storia dell’arte proietta le immagini dei nudi del Rinascimento.

Ho usato una modalità narrativa monologante, scandita da una successione di capitoli molto brevi, raccontando una storia a tinte gialle della quale, sono certo, intuirete la fine fin dall’inizio. Ma questo è positivo, perché non capita spesso di leggere un romanzo e avere l’impressione di essere più furbi dello scrittore.

La mia prosa, asciutta fino a rasentare il grado zero della scrittura, è piena di autocompiacimento e parole inutili, con dialoghi poco realistici e personaggi appena abbozzati. Io sono uno di quegli scrittori che, mentre ci scambi due battute, pensi: “Perché quel cretino è stato pubblicato e io no?”.

Accolto freddamente da pubblico e critica, Le molecole affettuose del lecca lecca avrebbe dovuto farmi passare la voglia di scrivere. Devo purtroppo confessarvi che non è andata così. Nell’ambiente letterario si sussurra che io abbia pronta una nuova opera mediocre e tediosa dall’inquietante titolo: Il manuale dell’uomo cazzo mitragliatore. Per fortuna, tuttavia, non ho ancora firmato un contratto editoriale, e questo è un bene. Pericolo scongiurato per tutti voi.

Ma non per sempre.

Francesco Consiglio