Ci ha messo, sfacciatamente, la faccia, Lauda, il pilota leggendario che è risorto dalle fiamme per mostrare a tutti quanto siamo mostruosi. Ciao Niki!

Posted on Maggio 21, 2019, 11:21 am
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L’incidente che ti deturpa il volto non ti maschera – ti smaschera. Lo smascheramento di ogni futilità, l’ingresso nel ‘mostruoso’. Niki Lauda, esagitato rampollo di una famiglia di ricchi banchieri viennesi, ha fatto in tempo a compiere 70 anni, il 22 febbraio scorso, prima di morire. Sei anni fa il film di Ron Howard, Rush – un po’ troppo piacione, ma buono – ne ha decretato l’icona. In realtà, nel film, giganteggiava James Hunt, l’amico-nemico di Niki, morto nel 1993. D’altronde, si tributa sempre gloria ai morti. Ora sono pari. Adieu.

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Ci ha messo la faccia, Niki Lauda, e più lo guardavano, più ha svelato la nostra mostruosità, quel mostro di bravura.

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Niki Lauda – perfino nel nome, memorabile – è l’emblema della Formula 1. Perfezionista, scaltro, glaciale, infiammabile, carismatico. L’ultimo capolavoro di Lauda è il campionato automobilistico del 1984, in sella McLaren. Roba da scacchista. Cinque ritiri, cinque vittorie. Titolo. Lauda vince di mezzo punto su Alain Prost. Alle loro spalle, due italiani: Elio De Angelis – che sarebbe morto due anni dopo, sul circuito di Paul Ricard – e Michele Alboreto. Quinto Nelson Piquet. Un altro mondo. L’anno dopo, dopo una serie reiterata di ritiri (nove) e una vittoria, in Olanda, Niki Lauda si ritira. Niki Lauda era tornato a correre dopo essersi ritirato, nel 1979. Perché Niki Lauda non ha la carriera lineare, una planata nel platino: è l’estro della resurrezione, la caduta, la ribalta, il ritorno.

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Non era bello e non era simpatico, tutti abbiamo tifato per altri – per questo è indimenticabile.

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Gli anni nell’oro, ovvio, l’effluvio di folgori, sono quelli in Ferrari dal 1974 al 1977. L’evento determinante, si sa, accade il primo agosto del 1976, Gran Premio di Germania, Nürburgring. Lauda ne viene quasi sfigurato, ma dopo poco più di un mese ritorna a correre, e perde il campionato – in favore di James Hunt – per un punto, perché sceglie di non correre l’ultima gara, in Giappone, ritirandosi dopo due giri, per forte pioggia. Con il suo viso sarchiato dalle fiamme, Lauda denuncia le condizioni di pericolosità della Formula 1. Il suo viso incendia tutti: piloti, alfieri del denaro, imprenditori che speculano sulla vita altrui, di quei gladiatori della velocità. Si è piloti sempre sul ciglio della morte – lui, che dalla morte è ritornato, non teme nulla. L’anno dopo, d’altronde, si aggiudica un campionato senza storia (72 punti; il secondo, Jody Scheckter, si ferma a 55).

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Pur ulcerato, Lauda non ha timore a mostrare, sfacciato, la sua faccia. Rovina il canone estetico del pilota – è sempre bello, legato al fragore della giovinezza, chi sfida la morte. La sua faccia stretta, da serpe, che serpeggia in pista (lingua acuta, vipera, sempre, quella di Niki), è dilavata dall’ustione, scartavetrata. Ma lui, Niki Lauda, è l’uomo che è risorto dalle fiamme, definito dalla benedizione dei folli. Afferrare il talento e votarsi alla vita, senza voltarsi mai.

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Non penso sia un caso se negli anni fatali di Lauda in pista corresse una donna. Una donna unica. ‘Lella’ Lombardi. Figlia di un macellaio, è riuscita a correre dal 1974 al 1976. Nel 1975, in March, ottenne i risultati più eclatanti. Nel Gran Premio di Spagna, un risultato storico: la prima donna a far bottino di punti nel campionato mondiale di Formula 1. I due ferraristi – Lauda e Regazzoni – si autoeliminano in partenza, Rolf Stommelen perde l’alettone, vola oltre la pista, muoiono quattro persone. La gara mutata in tragedia, si trascina fino al giro 29, poi viene interrotta. Primo Jochen Mass. Lella Lombardi risulta sesta. Nel Gran Premio di Germania, tuttavia, ‘Lella’ dimostrò ulteriormente il suo talento. Vinse Carlos Reutemann. Terzo Lauda. Settima la Lombardi. La storia di Lauda si intreccia alla sua, il dito mignolo del titano.

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Non è nella vittoria ma nell’affronto alle fiamme che si definisce il destino di Lauda. Lì non c’è gloria araldica, talento specifico o spacconeria che conti. Lì, nel turbinio del male, puoi decidere se soccombere da santo o riemergere da eroe, da eroe nero. Faceva impressione, Niki Lauda, l’uomo che è tornato dalle fiamme. Quella fu una delle tante vite di Lauda. Davanti a lui, gli inferi diventavano cuccioli di gatto. (d.b.)