“Ma più di tutto mi piacciono le elevate strade lungo cui cammino per ore: ogni volta che giro lo sguardo ho la certezza di vedere qualche cosa di meraviglioso e inaspettato”. Friedrich Nietzsche in montagna. Una lettera alla madre

Posted on Settembre 02, 2020, 6:23 am
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Una fotografia griffata Hartmann, in Basilea, ferma Nietzsche nel 1872. Ha 28 anni, capelli all’indietro, sguardo impavido cerchiato da flebili occhiali, giubbotto marinaro, naif, baffi al vento, ‘alla Nietzsche’. Insomma, è già, indubbiamente, perfino nella postura consegnata ai posteri, lui. A Basilea Nietzsche insegna in Università, presso la cattedra di lingua e letteratura greca; ha conosciuto Jakob Burckhardt e, soprattutto, ha preso a conversare, a Lucerna, con Richard e Cosima Wagner. La filologia è un altro modo per fare speleologia dell’anima. La parentesi della guerra franco-prussiana – a cui partecipa come volontario infermiere addetto al trasporto dei feriti, impegno sospeso dopo essersi beccato la difterite – non gli impedisce di lavorare e pubblicare La nascita della tragedia, il primo grande libro. La lettera alla madre, nell’ottobre del 1872, dettaglia l’indole del filosofo: la necessità di spazi aperti, montani, il fascino per le pietre – qualcosa di più antico e significativo dei libri, qualcosa che parla con più forza –, per una vita frugale, solitaria, scevra da legami. Franziska Oehler, la madre di Nietzsche, era ciò che gli restava della famiglia – il padre, Carl Ludwig, muore di tumore cerebrale nel 1849; il fratello Joseph l’anno dopo, a due anni; la sorella Elisabeth gli è vicina finché conosce il futuro marito, Bernhard Förster. Avrebbe dovuto andarla a trovare; preferì ritirarsi, scalando, in Svizzera, presso lo Spluga, una sorta di rovesciata Grecia, montana, adatta al pensare. In effetti, di lì a poco Nietzsche comincerà a lavorare alle Considerazioni inattuali, abbandonando l’insegnamento accademico, preferendo la via del viandante, dell’apolide, del pensatore assoluto. La lettera conserva il calore di una narrazione distesa, punteggiata di ironia, antimoderna: la montagna, a differenza del mondo, non ha ‘distrazioni’, non cambia, al confort ribatte con gole e precipizi. Ciò che Nietzsche ama.

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Ottobre, 1872

Spluga, Hotel Bodenhaus

Carissima madre,

questa volta riderete, poiché in questa lunga lettera vi racconterò di un viaggio e di tante cose divertenti. Quasi contro la mia volontà ho deciso di andare in Italia, nonostante sulla mia coscienza pesi molto il fatto di avere scritto in una lettera che sarei venuto a trovarvi. Ma chi può resistere alla maniera capricciosa in cui il tempo è d’improvviso diventato il contrario di quello che era! Ora è piacevolmente e puramente autunnale, proprio il clima ideale per un’escursione. Ovvero, per essere più vicino alla verità, ho sentito il bruciante desiderio di rimanere per una volta del tutto in solitudine con i miei pensieri, per un poco. Dall’indirizzo dell’hotel stampato qui sopra, potrete intuire quanto sia stato inaspettatamente fortunato.

…Ero ormai quasi giunto a Zurigo quando ho scoperto che il mio compagno di scompartimento era un uomo a me ben noto e di cui mi avevano ancor meglio riferito, il musicista Goetz (un allievo di Bülow) e mi ha detto di quanto la sua opera musicale sia molto più apprezzata a Zurigo da quando è andato via Kirclmer. Ma la cosa che sembrava maggiormente riempirlo di entusiasmo era la prospettiva di vedere il proprio lavoro accettato dall’ Hanover Theatre e prodotto per la prima volta. Lasciatici Zurigo alle spalle, malgrado la piacevole e discreta compagnia, ho gradualmente cominciato ad avvertire un freddo e un malessere tale da togliermi il coraggio di proseguire oltre Coira. Con enorme difficoltà, vale a dire con un lancinante dolore alla testa, ho raggiunto Weesen e il Lago di Walenstadt nel cuore della notte. Vi ho trovato la corriera dello Schwert Hotel e vi sono salito, e questa mi ha condotto davanti a un albergo ben fatto e confortevole, sebbene completamente inabitato. La mattina seguente mi sono alzato con l’emicrania. La mia finestra si affacciava sul Lago di Walenstadt, che potete figurarvi simile al Lago di Lucerna, ma più modesto e non altrettanto sublime. Mi sono in seguito diretto a Coira, sentendomi mio malgrado sempre più a disagio, a tal punto da attraversare Ragaz ecc., quasi senza il minimo interesse. Ero ben lieto di scendere dal treno a Coira, ho declinato l’invito di andare in vettura con i funzionari di posta – che dopotutto era il programma – e, sistematomi all’Hotel Lukmanier, sono andato dritto a letto. Erano le 10 di mattina. Ho riposato bene fino alle due del pomeriggio, sentitomi meglio, ho mangiato qualche cosa.

Un cameriere pronto e ben informato mi ha consigliato di camminare fino a Passugg, un luogo che era rimasto impresso nella mia memoria per via di un’illustrazione che avevo osservato in un giornale. La pace dello Shabbat e un’atmosfera vespertina permeavano la città di Coira. Mi sono diretto verso la strada principale con passo placido, come il giorno prima, tutto mi si presentava trasfigurato dal bagliore autunnale. Il paesaggio alle mie spalle era magnifico, la visuale mutava e si estendeva continuamente. Dopo circa mezz’ora di camminata mi sono insinuato in un piccolo sentiero secondario, che era gradevolmente ombreggiato; fino ad allora la strada era stata piuttosto calda. Sono dunque giunto alla gola da cui sgorga il Rabiusa; la cui bellezza sfida ogni descrizione. Ho proseguito tra ponti e sentieri che serpeggiano lungo il fianco della roccia per circa mezz’ora, per individuare infine Bad Passugg, segnalato da una bandiera. Dapprima ho provato delusione, poiché mi aspettavo una pensione e invece vi ho trovato una locanda di second’ordine, popolata da escursionisti domenicali provenienti da Coira, una folla di famiglie che banchettavano tranquille e sorseggiavano caffè.

Per prima cosa ho bevuto tre bicchieri di acqua salata di sorgente; di seguito le migliorate condizioni alla mia testa mi hanno permesso di aggiungervi una bottiglia di spumante Asti bianco, lo ricordate! – accompagnato da un morbidissimo formaggio di capra. Anche un uomo con gli occhi a mandorla, che sedeva alla mia tavola, ha ricevuto un poco di Asti, mi ha ringraziato, lo ha bevuto e ne è rimasto appagato. In seguito, la proprietaria mi ha presentato una serie di analisi dell’acqua, ecc. Infine Sprecher, il proprietario del centro termale, un uomo di natura impressionabile, mi ha mostrato tutta la sua proprietà, la straordinaria posizione in cui si trova, fatto che sono stato costretto a riconoscere. Nuovamente ho bevuto copiose sorsate di acqua proveniente da tre fonti del tutto distinte. Il proprietario mi ha assicurato che sarebbero state aperte nuove importanti sorgenti e, avvedendosi del mio interesse in materia, mi ha proposto di diventare suo socio nella costruzione di un hotel eccetera eccetera – che ironia!

La valle è estremamente affascinante per un geologo dotato di insondabile ecletticità – signorsì, nonché di estro. Vi sono strati di grafite e anche di quarzo e ocra. Il proprietario ha accennato finanche all’oro. Si possono ammirare i più disparati tipi di strati di roccia e una varietà di pietre curvate da una parte all’altra e incrinate come nell’Axenstein sul lago di Lucerna, senonché qui sono molto più piccole e meno grezze. In serata, proprio mentre il sole calava, sono tornato lieto del mio pomeriggio, malgrado nella mia mente riaffiorasse spesso il pensiero dell’accoglienza di cui avrei goduto a Naumburg. Un fanciullo dai capelli chiari cercava noci ed era molto simpatico. Infine due anziani mi sono venuti incontro, padre e figlia. Avevano qualche cosa da raccontarmi e mi hanno ascoltato, a loro volta. Egli era un ebanista molto vecchio e canuto, si fermò a Naumburg cinquantadue anni fa, durante i suoi vagabondaggi e ricordava di un giorno particolarmente caldo lì. Il figlio è un missionario in India dal 1858 e il prossimo anno è atteso dal padre a Coira. La figlia ha detto di essere stata più volte in Egitto, e ha parlato di Basilea come di una città sgradevole, calda e soffocante.

Ho accompagnato la gentile vecchia coppia zoppicante ancora un poco più avanti. Allora ho fatto ritorno al mio albergo per la cena e vi ho trovato uno o due ospiti, pronti per l’escursione dell’indomani allo Spluga. Lunedì mi sono svegliato alle 4 di mattina, giacché la diligenza sarebbe partita appena dopo le 5. Prima di metterci in viaggio ci siamo dovuti accomodare in una sala d’aspetto maleodorante, fra contadini dal Grigioni e dal Ticino. D’altronde a quell’ora del mattino l’uomo è in ogni caso una creatura spiacevole. Mi sono affrancato dopo la partenza della diligenza, poiché il conducente mi aveva accordato il permesso di occupare il suo posto in alto, sulla sommità della vettura.

Lassù da solo; ed è stato il miglior viaggio in diligenza che abbia mai fatto. Non so scrivere della grande magnificenza della Via Mala, mi sono sentito come se non conoscessi ancora la Svizzera. È questa la mia Natura, e non appena ci siamo approssimati a Spluga sono stato sopraffatto dal desiderio di restarvi. Ho trovato un buon albergo e una cameretta piuttosto commovente nella sua modestia. Eppure ha un balcone da cui si ammira una straordinaria vista. Questa alta valle alpina (circa 1520 metri) è proprio di mio gusto: corroborante aria pura, colline e rocce di ogni forma e misura, e imponenti montagne innevate tutt’intorno. Ma più di tutto mi piacciono le elevate strade lungo cui cammino per ore, talora in direzione del Bernardino e talora lungo le alture del passo dello Spluga, senza neppure avvedermi della strada. Tuttavia ogni qualvolta giri lo sguardo, ho la certezza di vedere qualche cosa di meraviglioso e inaspettato. Domani è quasi certo che nevichi e ne sono vivamente impaziente. Nel pomeriggio, se arriva la diligenza, cenerò con i nuovi arrivati. Non ho necessità di parlare con nessuno. Nessuno mi conosce, sono del tutto solo e potrei rimanere qui per settimane, a starmene seduto e a passeggiare. Nella mia cameretta lavoro con rinnovato vigore e nella fattispecie prendo appunti e raccolgo idee riguardo il tema di cui primariamente mi occupo al momento: “Sull’avvenire delle nostre scuole”.

Non sapete quanto sia entusiasta di questo luogo. Da quando l’ho potuta conoscere, la Svizzera ha acquisito per me un fascino del tutto nuovo. Ora conosco una nicchia in cui posso venire a rinvigorirmi, lavorare con nuove energie e vivere senza alcuna compagnia. Il questo luogo gli esseri umani paiono simili a spettri. Ora vi ho descritto tutto. I giorni che seguiranno saranno come il primo. Ringraziando Dio queste dannazioni note come “cambiamento” e “distrazione” qui sono assenti. Eccomi accanto alla mia penna, all’inchiostro e alla carta. Vi mandiamo i più affettuosi saluti.

Il vostro figlio devoto,

Friedrich Nietzsche

*La traduzione è di Valentina Gambino