“Nell’altra vita ero un eremita, ora sono un uomo inquieto”: dialogo con Bruno Zanin, da Fellini alla Bosnia, con lo zaino in spalla

Posted on luglio 15, 2018, 7:49 am
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Al centro del quadro, il Bambino è come una torcia, una fiamma bianca. In fondo alla chiesa, abbaglia. Mi stordì quel particolare, ricordo. Abbazzia di Scolca, sul colle di Covignano, Rimini. La pala di Giorgio Vasari è datata 1547, s’intitola L’adorazione dei Magi, ed è un capolavoro. La folla è assiepata attorno al neonato, la madre è severa e assoluta, e lui, il Bambino, brilla. Tardo ottobre del 2014, “Si è spento l’avvocato Titta Benzi, amico fraterno di Federico Fellini”, urlano le locandine, in città. Ero lassù a ‘narrare’ il funerale di un mito per il giornale per cui lavoravo. Poca gente, bara enorme, le note discrete di Amarcord, uno dei film più celebri della cinematografia mondiale. Il protagonista è lui. ‘Titta’. Luigi Benzi detto ‘Titta’, l’amico intimo di Fellini – forse il solo. Avevano la stessa età, Fellini se ne è andato 21 anni prima dell’amico, in un giorno di tardo ottobre. Quasi tutti, evocando ‘Titta’ sulla stampa patria, citarono Bruno Zanin, il funambolico ragazzo diventato attore ‘mondiale’ che rappresenta il giovane Benzi in Amarcord. L’Abbazia di Scolca, dove si svolgono i funerali di ‘Titta’, è intitolata a San Fortunato. Amarcord è stata, nel bene e nel male, la fortuna di Zanin. Che fine ha fatto l’attore che ha fatto ‘Titta’?, scrisse qualcuno. “Il vero ‘Titta’ Luigi Benzi l’avvocato di Rimini che interpretavo e ho incontrato più volte in via privata fuori e lontano dalle manifestazioni felliniane era una gran bella persona”, ricorda Zanin, oggi. E specifica, quasi a sancire un legame del fato, che Amarcord ottiene l’Oscar, nel 1975, “lo stesso giorno del mio compleanno”. Cosa accade quando muore un uomo a cui hai dato, nel mondo dell’arte, della finzione, il corpo? Qualcosa di tuo, forse, come una creatura notturna, se ne va? Domande evanescenti. Bruno Zanin, oggi, è un uomo che viaggia, zaino in spalla. Quando ci parliamo, con i codici dell’etere, a fine giugno, è alle Azzorre, a Ponta Delgada, dove deve discutere, tra l’altro, di Amarcord. Il film compie 45 anni. Da allora Zanin, “un uomo inquieto, agitato, mai tranquillo”, me lo dice lui, ha fatto tante cose. Ha recitato per Luca Ronconi e per Giorgio Strehler, è fuggito dalla fama, ha scritto un libro, Nessuno dovrà saperlo, stimolato da Raffaele La Capria. Soprattutto, nel 1992, per rigenerarsi, cioè per andare nel cuore di tenebra dell’uomo, è in Bosnia. Da lì scrive alcuni reportage: uno, per il Corriere della Sera, pubblicato il 12 luglio del 1993, è di livida bellezza. Si racconta la storia, ‘in diretta’, di “‘Heinz il biondo’, di professione mercenario”, impegnato sul campo di guerra. Heinz, l’inflessibile guerriero, si uccide. Zanin ne descrive il cadavere, presso la Croce Rossa di Tuzla, Bosnia: “ho avuto l’impressione di vedermi davanti uno di quei dipinti della Cappella Sistina dove viene rappresentato il dannato: aveva un’espressione stravolta, ma soprattutto un ghigno, un ghigno da disperato”. Una specie di magnete porta Zanin a capire il male, a suturarlo. Recentemente, Edin, un amico di Bruno, conosciuto e aiutato in Bosnia, si è ucciso. E Zanin si dà da fare per aiutare la sua famiglia (in particolare, mettendo ‘all’asta’, a donazione libera, con dedica, le copie di Nessuno dovrà saperlo che fanno parte “dell’edizione speciale limitata e numerata della prestigiosa Grafica Veneta: il ricavato della vendita lo devolverò ai figli minorenni dell’amico Edin”, basta contattare Bruno attraverso i social). Un pellegrino degli assoluti è, ora, Bruno Zanin, lì dove gorgoglia la vita e brulica il dolore. Non è un uomo facile. La prima volta che ci sentiamo al telefono, mi manda a quel paese. Ce l’ha con la stampa che lo ha spremuto ignobilmente, è sospettoso, “so di avere un carattere di merda”, mi fa. Poi snocciola il suo motto personale, una specie di abbecedario etico. Cita Ralph Waldo Emerson. “Ridere spesso e di gusto; ottenere il rispetto di persone intelligenti e l’affetto dei bambini; prestare orecchio alle lodi di critici sinceri e sopportare i tradimenti di falsi amici; apprezzare la bellezza; scorgere negli altri gli aspetti positivi; lasciare il mondo un pochino migliore, si tratti di un bambino guarito, di un’aiuola o del riscatto di una condizione sociale; sapere che anche una sola esistenza è stata più lieta per il fatto che tu sei esistito. Ecco, questo è avere successo”. Poi chiosa, “forse in Bosnia mi sono avvicinato a questo insegnamento”.

zanin fellini

Bruno Zanin con Federico Fellini e Magali Noël: “Amarcord” è Oscar per il miglior film straniero nel 1975

Non volevo. Ma mi tocca partire da “Amarcord”. D’altronde ne hai parlato qualche giorno fa alle Azzorre. Ancora. Non ti rompe le scatole essere ancora il ‘Titta di Amarcord’?

Beh non è per fare l’originale ma credo che tutto sommato non sia questo gran peso o gabbia o limite per me anche se a volte mi sono irritato e ribellato a essere identificato o ricordato cinematograficamente per il biondino di Amarcord, film che ha vinto l’Oscar nel 1975 lo stesso giorno del mio compleanno. L’aver interpretato il ragazzotto riminese che sparisce tra le enormi tette della tabaccaia, fu come vincere la lotteria con un biglietto trovato per caso per terra, un razzo che mi ha scaraventato nel firmamento del cinema italiano, con quel film ho ottenuto il lasciapassare per partecipare con tutti gli onori all’ esclusivo banchetto che viene consumato in quella ristretta società di artisti, sì meglio questo che essere ricordato come un terrorista o un prete pedofilo finito in qualche scandalo, per esempio, o un finanziere che ha truffato ingannato e messo sul lastrico centinaia di risparmiatori. E sono riconoscente a Federico Fellini per avermi dato quella opportunità che mi aprì un orizzonte più vasto di quello che avevo, mi permise di crescere intellettualmente di fare incontri significativi e utili per la mia crescita anche spirituale. Certo ho provato a volte qualche fastidio, come dicevo prima ed irritazione, ma dopotutto non è così male. E poi il vero ‘Titta’ Luigi Benzi l’avvocato di Rimini che interpretavo e ho incontrato più volte in via privata fuori e lontano dalle manifestazioni felliniane era una gran bella persona, un’anima fragrante, nobile d’animo, da lui ho ricevuto delle divertenti confidenze su Federico ragazzo che hanno confermato certe sgangherate supposizioni che la mia fervida ed audace fantasia aveva vagheggiato su di lui nell’osservarlo, standogli accanto mentre giravo il film , da lì ho capito perché avesse scelto proprio me a interpretare il suo miglior amico d’ infanzia. Come avesse intuito con un solo colpo d’occhio che sotto la maschera dell’hippy squattrinato, sfacciato e bugiardo quanto e forse più di lui che quel giorno di gennaio del 1973 si infilò dentro un casting senza essere stato convocato, si nascondesse quello che in realtà ero, una sorta di naufrago reduce da molte esperienze alcune anche pericolose, scappato in un’ isola per disperazione, rimane ancora un gran mistero. Così le strane coincidenze e la predizione di Gustavo Rol che glielo aveva anticipato qualche mese prima a Torino.

Ora che tutti i più importanti interpreti del film non ci sono più, perché dopo Nandino Orfei è venuta a mancare anche Magali Noël, sono l’unico interprete sopravvissuto, diventato una specie di reliquia vivente con il rischio e pericolo che mi chiamino a presenziare come una bella statuina a ogni evento felliniano (stavo per dire ogni scureggia) che gli amministratori ed enti vari di Rimini ciclicamente organizzano più per i loro calcoli politici, per mettere in luce se stessi che per amore del Maestro che come sai odiava sia Rimini che il provincialismo dei riminesi. Lo vedo, lo vedo è lì che si gira e rigira nella tomba incazzato nero, la schiuma alla bocca dalla rabbia di non poterne dire quattro! Ecco, dopo questa intervista sono sicuro che non mi chiameranno più e Fellini da lassù continuerà ad amarmi.

Ma chi era Zanin all’inizio degli anni ’70? E chi è stato Fellini per te? Uno che ti ha vampirizzato o benedetto? E poi… sei stato più fortunato, scaltro, belloccio per finire sul set del più grande regista al mondo?

Ero uno ragazzo solitario come ora, dopo averne combinate di cotte e di crude mi ero trasferito a Lipari e lì nell’isola omerica, vivevo in una sorta di esaltazione con la natura che mi curava le ferite, avevo una casetta sulle pendici di monte Sant’Angelo con una vista mozzafiato su Vulcano, mi ero portato da Roma una vespa, cinque coppie di colombi viaggiatori che mi procurarono in seguito dei casini con i carabinieri perché sospettarono facessi traffico di droga con loro istruiti… mi mantenevo facendo collanine che vendevo ai turisti, artigiano di strada come tanti se ne vedono anche oggi, e un gran bel daffare con il passato piuttosto incasinato e ingombrante che tentavo di dimenticare, di lasciarmi alle spalle, ex seminarista diventato ribelle a un padre padrone, in fuga dal riformatorio, da un manicomio vero dopo essere passato tra le mani di vari psichiatri psicologi, preti e vicini di casa pederasti, diventato hippy e giramondo per necessità, uscito fresco fresco ferito e dolorante dalle grinfie di una giunonica quanto diabolica maga Circe romana che portava il cognome di una attuale stella del calcio belga, fu lei che mi parlò di Fellini la prima volta, era stata una sua fiamma, lei sosteneva, e mi portò sul set di Roma dove conobbi Federico il quale indaffarato in una scena notturna piuttosto complicata sul raccordo anulare ricevette la maga che mi presentava con il suo fare cortese ma gelido e mi degnò di un fuggevole sguardo per poi tornare ad urlare nel megafono ordini alle comparse. La seconda volta lo incontrai si può dire per caso, a Cinecittà dove ero andato ad accompagnare un amico che doveva fare la comparsa, sì un incontro avvenuto per caso, ma il caso altro non è che un appuntamento con il destino…

Ma… è possibile ‘conoscere’ Fellini o è sfuggente, l’emblema del genio in fuga?

Ognuno conosce un aspetto delle persone che incontra, che magari altri non conoscono, se siamo uno nessuno e centomila io ho conosciuto il Fellini che ha voluto farsi conoscere da Zanin, e viceversa , questo succede a ognuno di noi con ogni persona che incontriamo, semplice. Come spiegare una cosa del genere?

Sei fedele o traditore? Nella vita, intendo. Sei sedotto dal labirinto della menzogna o sei un puro di cuore? L’attore, in fondo, dice le verità mentendo. 

Fedele io? Si certo sono fedele, molto fedele mio malgrado ai vizi, ai vizi e alle male abitudini che con il tempo ho accumulato facendo la vita dissipata del lazzarone perditempo, fedele ai buoni amici che ho credo di esserlo, in amore sono sfigato ma ho una mia personalissima spiegazione della vicenda che non so esprimerla a parole. Ora non faccio più l’attore da molti anni né desidero più farlo come professione con tanto di agente, partita iva, il book fotografico sempre aggiornato, pronto a buttarmi di corsa inciampando a ogni passo lì nelle produzioni dove fanno i casting, se arriva qualche giovane regista con un bella storia e ha bisogno di una mano, vuole il mio contributo, una o due pose, tre al massimo, di più non faccio, soldi non se ne parla, al massimo vengo spesato e mi regalano una forma di parmigiano o una cesta di lardo di Colonnata come recentemente mi ha offerto Fabrizio Cattani per un suo lavoro, Cronaca di una passione, dove ho conosciuto per la prima volta la dolcissima e carinissima Valeria Ciangottini altra creatura felliniana.

Anni fa spronato da un grande scrittore mio vicino di casa oltre che amico, Raffaele la Capria avevo cominciato a scrivere, ho pubblicato un libro, un romanzo autobiografico intitolato Nessuno dovrà saperlo [“scrittore a pieno titolo che non dovrebbe essere dimenticato”, lo giudica Nico Naldini in una densa riflessione sul libro, ndr]. Il libro è andato piuttosto bene sia come critica che lettori, un secondo era già pronto ad essere pubblicato da un editore con gli attributi, serio e veramente interessato, mi offriva anche un anticipo, un modesto anticipo, ma sono stato preso dagli scrupoli, gli ho chiesto del tempo per fare una revisione al manoscritto, renderlo più asciutto e soprattutto cambiare nomi, luoghi, rendere irriconoscibili certi personaggi tutt’ora viventi perché racconta la guerra in Bosnia e l’orrore che ho conosciuto stando in prima linea per tutta la durata del conflitto, una delle mie esperienze pericolose forse la più pericolosa, ma alla fine ho capito che non dovevo pubblicarlo era troppo “non romanzo” e ho chiuso anche con la scrittura. Ora sto cercando di non sentire più il bisogno di apparire agli altri in un modo o in un altro, di essere o sembrare qualcuno che ha raggiunto qualcosa, ma di essere il mediocre patacca che sono in realtà, di migliorare il mio carattere, diventare più umile facendo molti pellegrinaggi a piedi, tutto lì .

Leggendo la tua biografia c’è, come dire, uno squarcio della vita culturale italiana. Fellini, certo. Ma poi. Ronconi, Strehler, Peggy Guggenheim… una vita ‘da romanzo’, pare, dando credito alle ombre.

Caro Davide sono stati tutti incontri casuali un appuntamento con il destino come ti dicevo prima , il mio destino questo mi ha portato…

Qual è davvero l’incontro che ti ha cambiato la vita? E perché? Chi hai amato?

Sono un uomo inquieto, agitato, mai tranquillo, non mi sono mai fermato a lungo in un luogo, non ho mai fatto e conservato un mestiere per molto tempo, né ho vissuto a lungo nella stessa casa, nello stesso paese o città, instabile, squilibrato, sempre pronto a partire come Io la giovenca di Giove tormentato da un Tafano inesorabile, curiosità, voglia di vedere il mondo, capire, scoprire l’arcano segreto della vita, ho cercato da sempre un luogo ideale dove poter piantare una tenda e vivere con una persona ma anche con una cane o un asino for ever e poter dire: ecco sono arrivato a casa e ora mi godo l’orizzonte e il merito di avercela fatta, e invece no, oggi so con certezza che non esiste un posto ideale, la casa dei sogni, un luogo dove si è maggiormente protetti dal dolore, la persona della mia vita non arriverà mai, non esiste nessuna meta, è come quando si sale su per una montagna che non hai mai scalato e si pensa: ecco fra un po’ dovrei essere arrivato, ecco forse la cima deve essere quella là… ma non è così, non è mai così, c’è sempre ancora tanta altra strada da fare, finché quando meno te l’aspetti ecco sei arrivato e di essere arrivato ti accorgi che non ti importa più nulla perché l’attesa e il viaggio le esperienze e i tanti incontri che hai fatto strada facendo sono più importanti di quel traguardo che raggiunto già abbandoni subito dopo. Quello che cerchiamo al di fuori di noi i mistici dicono che è dentro di noi. Una parola… trovarlo!

Zanin anziano musulmano Gradacac 1994

Bruno Zanin a Gradacac, Bosnia, nel 1994, con un anziano musulmano

Parlami della Bosnia. Perché proprio la Bosnia? Perché (suppongo) il desiderio di andare lì dove si soffre? Dalle luci del palco ai bombardamenti. 

Sono andato in Bosnia per risentirmi nuovamente libero e audace come sempre ero stato… la vita da attore mi aveva impigrito, reso ottuso, ingordo, vanesio, egocentrico da fare schifo… e poi… poi la guerra è una sirena che incanta, affascina, cattura, attira tanti squilibrati ed avventurieri che non puoi immaginare, è Hilmann che ha scritto un saggio sull’amore per la guerra? Si è lui “Un terribile amore per la guerra” un saggio che impiegò trent’anni a scriverlo. Ci sono stato tre anni ero a Gradacac, una cittadina a maggioranza musulmana posta in prima linea quotidianamente bombardata quanto Sarajevo, ero arrivato come una sorta di Brancaleone con una vecchia Opel Kadett che era appartenuta a un amico morto di Aids per ritrovarmi grazie a certe circostanze fortuite qualche mese dopo responsabile di una Ong francese e corrispondente dei servizi informativi di Radio Vaticana…ho fatto cose e sono stato testimone di vicende che non puoi immaginare, ho scritto qualche sporadica corrispondenza anche sui media puoi vedere questo è un link che riporta un articolo che scrissi per il Corriere della Sera… è così che ho cominciato a scrivere senza nessun rudimento del mestiere, a naso…

Sappiamo quasi tutto di te. La violenza nel collegio dei preti. In una intervista di qualche anno fa hai detto, “Non si vede neanche il riverbero di Cristo nel clero”. Che rapporto hai, oggi, con la Chiesa? E con Cristo?

Non ho cambiato idea, Cristo è stato ed è la gallina dalle uova d’ oro per ogni sorta di affare. E se escludiamo i santi, i veri santi che lo hanno seguito, e i puri di cuore che lo hanno amato e imitato, Cristo è il baluardo e paravento di ogni furfante, potente, despota, dittatore, monarca e boss mafioso per fare e continuare a fare ogni sorta di ingiustizia e crimine. Si sono serviti di Cristo figlio di un falegname e di una casalinga, giustiziato innocente appeso nudo in croce, povero e mite, si sono serviti di lui e dello spauracchio dell’inferno per metterlo nel culo per secoli e secoli al popolo, ai poveri ignoranti succubi e sottomessi. Ora appena un prete o vescovo o cardinale prende uno schiaffetto in faccia da qualche facinoroso, apriti cielo, la notizia appare su tutti i media del mondo… io ho visto con i miei occhi come si vive dentro le mura del Vaticano, i prelati della Curia hanno appartamenti spaziosissimi, vivono nel lusso come Faraoni con tanto di servitù, in realtà sono vecchie zitelle inacidite la faccia triste, faccia come il culo. Prigionieri della loro commedia. E come morale…uh, non sono certo seguaci di Cristo che io pur ammirandolo e credendo alla Verità che predica non riesco ahimè a dargli ascolto, a seguirlo come vorrei colpa i miei vizi, la mia mediocrità.

Ami la solitudine. Così pare. Dai tuoi rifugi, cosa te ne pare dell’Italia, oggi? T’importa la politica? T’importa dove va il mondo? 

Non è mai solitudine o isolamento il mio, da anacoreta o antisociale, è solo un allontanamento dalla mischia, dal fracasso, dalla vita frenetica dispersiva… viaggiando, andando in giro in quelle parti del mondo rimaste ancora umane beh, si fanno belli incontri e si vive senza troppa angoscia. L’Italia vista da lontano non mi suscita per niente nostalgia, desiderio di tornare, mentre per gli stranieri è sempre un paradiso, un giardino incantevole, un museo a cielo aperto, una tavola imbandita di pizza mozzarella e spaghetti se poi sentono la parola “Venezia dalla cui provincia provengo” oppure Roma… tanti sorrisi, tante porte che si aprono con l’invito di entrare… la politica?… non sono all’altezza di dare un giudizio obiettivo, sono di parte… Sai dirmi di qualche popolo africano che sia venuto ad occupare con le armi qualche nazione europea, e derubare i nostri tesori, portarci via le materie prime, che abbia reso schiavi gli abitanti? Ecco la penso così, chi male ha fatto non si aspetti del bene…

soldato bosniaco

Un soldato bosniaco, fotografato da Bruno Zanin

Più che i ‘grandi temi’, ti appassionano i volti, le vite, gli incontri. Come quello di quel soldato volontario, in Bosnia, che si è recentemente tolto la vita. Me ne parli?

Mai mi sarei aspettato una cosa del genere da parte di Edin, 44 anni, cinque figli, un lavoro ben retribuito in un paese in pace come la Slovenia dove giunto ferito da me evacuato dalla zona dei combattimenti viveva e si era fatto una famiglia, s’era fatto conoscere e voler bene da tutti come muratore piastrellista. Aveva sempre un sorriso solare sulle labbra, eravamo rimasti amici, ero stato a trovarlo poco tempo fa e lui era venuto in Italia… ma chissà cosa aveva dentro che nessuno vedeva… Un mistero, nessuno aveva avuto il che minimo sentore che fosse depresso o avesse problemi esistenziali. Non ha lasciato nemmeno una riga. Credo che come Heinz il mercenario tedesco suicida avesse dei fantasmi che lo tormentavano, forse aveva assistito o aveva partecipato in combattimento a qualche vigliaccheria che non s’era mai perdonato? …sai quanti soldati reduci di quella guerra si sono suicidati fin ora? Non puoi immaginare, soprattutto serbi, costretti a eseguire ordini infami come quello per esempio di trucidare a sangue freddo migliaia di prigionieri inermi, parlo del genocidio di Srebrenica… uomini dai sedici anni in su… finite le pallottole hanno ucciso quei poveri musulmani con i cingoli e le pale delle ruspe, le stesse che hanno poi scavato le fosse comuni …

Veniamo al sodo. Che senso ha vivere?

Per anni, sin da ragazzo vittorie e sconfitte si sono alternate senza darmi una stabile serenità e pienezza. In un certo senso anche quando già attore lavoravo e stavo bene economicamente venivo cercato dai registi ed ero invidiato, mi accorgevo di non essere mai del tutto soddisfatto, mi pareva che mancasse qualcosa che non sapevo identificare e che i beni materiali, il successo, la carriera che si apriva e pareva promettesse chissà quale futuro luminoso, non poteva soddisfare. La ricerca pareva girare attorno a una specie di mancanza di amore per la vita così com’è. Ecco la mia irrequietezza da dove proviene.

Che cosa c’è dopo la vita?

Lo chiedi a me? Mi dispiace, ma non ho una risposta certa da darti, ho qualche speranza ma non certezze… forse ci reincarniamo nuovamente e saldiamo il conto per il male che abbiamo fatto e saremo premiati per il bene… sembra banale, ma perché no? diversamente come spiegare tanto dolore e tante ingiustizie sulla terra? Hai studiato tanto per diventare attore e nessuno ti caga, arriva uno sconosciuto ignorante, zotico e acculturato e lo prende Fellini a fare un film che vince l’Oscar… nell’altra vita ero probabilmente un monaco eremita che si è tormentato e macerato fino alla follia per essere casto…

Non fai più l’attore, hai cominciato a scrivere, poi hai mollato pure lì. Ora, dimmi, caro Bruno, se non sono indiscreto, come fai a tirare a campare? Hai una rendita, una pensione, una formula segreta?

Uh, ti stai allargando un po’ troppo, ragazzo, non si chiede mai a un artista di cosa vive, dove trova il denaro per vivere, imparalo subito se vuoi continuare a fare questo mestiere senza farti nemici, hai capito?, è tabù, sono affari che non ti riguardano, furbo te, vorresti  carpire un segreto che non ho mai confidato a nessuno, infatti vivo come un milionario in quanto ho molto tempo per me stesso, sono spesso in viaggio, abito in posti straordinari e come faccio? Come faccio, come faccio… vedi lassù? beh lassù c’è qualcuno che mi ama e non mi fa mancare nulla, anche perché mi basta tanto poco per vivere, ho ridotto i bisogni all’osso, niente macchina, niente fumo, niente dipendenze… e quando viaggio una tenda, uno zaino, un sacco a pelo e via vado a fare il giro della mia prigione come dice Margherite Yourcenar, ovvero la terra. Proprio oggi mi hanno invitato a presentare Amarcord e parlare di Fellini in Ontario, Canada, un’associazione di romagnoli che vivono lì si sono autotassati per pagarmi il biglietto di andata e ritorno, e attraverso facebook mi hanno scritto: ohe patacca di Zanin, ti va di venirci a trovare che vogliamo conoscerti? Vogliamo sapere che tipo era Fellini…  ho detto di sì, nello zaino metterò  anche un po’ di copie di libri… e chissà quanta bella gente incontrerò…

Davide Brullo