“Io sono il firmamento, io sono i pianeti, io sono l’Angelo dell’Apocalisse”: alla scoperta di Nasimi, il poeta mistico che fu scuoiato vivo

Posted on Febbraio 24, 2020, 12:22 pm
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Secondo la leggenda, dopo averlo scuoiato vivo, ad Aleppo, nel 1417, il poeta mistico, slegato dai ceppi, si alzò, benedì i persecutori, raccolse la propria pelle e andò via, la folla zittita dallo stupore, corpo ridotto a distico che sanguina. Imadaddin Nasimi usava la poesia come atto di sapienza: “Sono il verso sacro, sono l’eterno brillare del suo fuoco./ Sono l’interlocutore di forze celesti, io sono il Monte Sinai”, attacca il poeta nella Lode a me stesso, una specie di formula magica che in vena di eccitanti lirici potremmo leggere di fianco al Song of Myself di Whitman. “Ho contenuto in me due mondi: oscurità, splendore degli astri./ Sono stato la valle e il monte, l’alba e il tramonto./… Sono il perno dell’immobilità”. Credeva in una obbedienza che magnifica la perfezione personale, tale da farci elevare tra le braccia di Dio, Nasimi. Per questo, dopo averlo eletto a genio, i guru dell’ortodossia lo scuoiarono. La sua lirica, di vertiginosa grandezza, è edita in Italia per merito di Sandro Teti (Poesie, 2019). L’ebbrezza sacra – che è anche amore che acceca, stordimento dei sensi, gorgo di aquile in gola – non sarà del tutto sconosciuta a chi ha letto Khayyam, Rumi, Nizami e i grandi testi della letteratura persiana, in cui s’inserisce questo canzoniere di versi cosmici e carnali, astratti e possenti. Nelle pagine introduttive, Marilena Rea avvicina questi versi, per contrasto, all’opera di Juan de la Cruz: “Se Juan trova nella poesia una sorta di compensazione alla perdita del mondo materiale, Nasimi invece ha fiducia nella comprensione e nella condivisione del mistero: togliere il velo, svelare, rivelare – sono tra i verbi più ricorrenti in questi suoi versi. Il velo sulla Verità cade e trionfa la luce”. Toccare Dio, sensibilmente, fino a diventare Dio – e da lì, la carne ha un sapore azzurro.

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So contenere due mondi, ma il mondo non mi conterrà.
Sono la sostanza, non lo spazio, e la terra non mi conterrà.

Ciò che esisteva, esiste ed esisterà si lascia incarnare in me.
Non chiedermi la spiegazione, vieni solo da me: essa non mi conterrà.

L’universo è il mio principio, la vita tua è il mio inizio.
Conosci pure i segni di cui sono fatto: ma nessuno di loro mi conterrà

Presupponendo e dubitando, mai nessuno trovò la verità,
chi la conobbe lo sa bene che un dubbio non mi conterrà.

Contemplami oltre il mio aspetto e scendi in profondità:
appaio anima e corpo, ma né anima né corpo mi conterrà.

Sono la perla chiusa nella conchiglia, il ponte tra inferno e cielo,
nessun mercato al mondo, sappiatelo, la mia ricchezza conterrà.

Sono il più segreto dei tesori, l’evidenza di tutti i mondi,
la fonte delle gemme, né mare né miniera mi conterrà.

Anche se verrò chiamato grande, io sono Adamo, io sono umano,
fui creato dall’universo – ma questa creazione non mi conterrà.

Tutti i secoli e tutti i tempi sono io, Spirito e mondo sono io,
ma a nessuno pare strano che il mondo non mi conterrà?

Io sono il firmamento, io sono i pianeti, io sono l’Angelo dell’Apocalisse,
tieni la tua bocca chiusa, perché la tua lingua non mi conterrà.

Sono l’atomo di ogni cosa del mondo, sono il sole, sono l’angolo remoto,
osserva il chiaro volto mio, ma sappi: esso non mi conterrà.

Sono l’apparenza e la sostanza, il fiore e il miele al tempo stesso,
il giudizio e l’assoluzione, la bocca silenziosa non mi conterrà.

Un albero in fiamme io sono, un sasso scagliato fino al cielo,
ammira il fuoco che c’è in me, ma il fuoco non mi conterrà.

Un dolce sonno, luna e sole sono io. il respiro e l’anima,
ma persino l’anima e il respiro per intero non mi conterrà.

Sono giovane e sono vecchio, un arco dotato di frecce,
sono il potere e la ricchezza eterna, ma nessun tempo mi conterrà.

Oggi mi chiamate Nasimi, ma io sono un hashimita, un quraysh,
sono meno della mia gloria, ma la mia gloria non mi conterrà.

Imadaddin Nasimi

*Il testo è tratto da: Imadaddin Nasimi, “Poesie”, Sandro Teti Editore 2019, a cura di Marilena Rea, traduzione di Olga Mazzina