Il Museo del Fascismo andava fatto. Per studiare. Per capire. Invece, in Italia il popolo deve restare bue

Posted on Agosto 05, 2020, 9:44 am
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“Il futuro ci tormenta, il passato ci trattiene. È per questo che il presente ci sfugge”. Gustave Flaubert.

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Conoscere per farsi una coscienza di quello che è stato? In Italia è proibito: meglio tacere, far finta di niente, e indottrinare le persone all’ignoranza. Alla spiegazione soggettiva dei fatti. Si può essere di destra o di sinistra, poco importa: la Storia è la Storia, punto, che piaccia o no. Il Belpaese ha vissuto il Ventennio, e il Ventennio deve essere ricordato.

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Ho seguito con attenzione la mozione firmata anche dalla consigliera M5S Maria Gemma Guerrini con cui avanzava la proposta di allestire a Roma un Museo del Fascismo che “funga da polo attrattore per scolaresche, curiosi, appassionati ma anche turisti da tutto il mondo”. Il modello a cui si ispira il Museo, sarebbe specificato nel testo, è quello delle “operazioni culturali di analisi critica del periodo del nazismo” al fine di “contrastare il negazionismo e l’ignoranza”. Quindi “conoscere” per formulare un proprio pensiero.

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Ovviamente l’ANPI si è messa di traverso: “Immaginiamo quanti non vedano l’ora di poter dimostrare che il fascismo ha fatto anche cose buone. Nella mozione si fa inoltre riferimento sia al nazismo che alla guerra fredda e si arriva a citare il museo in Ungheria che a Budapest, oscenamente, accomuna nazisti e comunisti”, ha dichiarato in una nota. E a ruota, il PD: “Non permetteremo che Roma medaglia d’oro per la Resistenza ospiti un museo del fascismo”.

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Lo ammetto: sarei andato a vederlo. Non per nostalgia ma per curiosità, per sete di sapere. Per osservare di persona gli oggetti esposti. Per farmi un’idea di quello che è stato, di quello che hanno vissuto i miei nonni e i parenti di tante altre persone. Di 20 anni di Italia, che – piaccia o non piaccia – sono accaduti.

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Alla Casa dei Ricordi di Villa Carpena ho incontrato persone di ogni età e pensiero politico. Un’anziana signora, un giorno, mi ha raccontato che il 10 giugno del 1940 era davanti a Palazzo Venezia a Roma. Un nonno e un nipote, nel giardino della villa, chiacchieravano delle imprese dei partigiani che avevano liberato l’Italia. Cartoline dello Stivale, neutre, senza rabbia né rimpianti. È già trascorso quasi un secolo…

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Il cantante Lucio Dalla, in un suo concerto dal vivo, raccontò di come scrisse il celebre brano Futura. “Il testo nacque come una sceneggiatura, poi divenuta canzone. La scrissi una volta che andai a Berlino. Non avevo mai visto il Muro e mi feci portare da un taxi al Check Point Charlie, punto di passaggio tra Berlino Est e Berlino Ovest. Chiesi al tassista di aspettare qualche minuto. Mi sedetti su una panchina e mi accesi una sigaretta. Poco dopo si fermò un altro taxi. Ne discese Phil Collins che si sedette nella panchina accanto alla mia e anche lui si mise a fumare una sigaretta. In quei giorni a Berlino c’era un concerto dei Genesis, che erano un mio mito. Tanto che mi venne la tentazione di avvicinarmi a Collins per conoscerlo, per dirgli che anch’io ero un musicista. Ma non volli spezzare la magia di quel momento. Rimanemmo mezz’ora in silenzio, ognuno per gli affari suoi. In quella mezz’ora scrissi il testo di Futura, la storia di questi due amanti, uno di Berlino Est, l’altro di Berlino Ovest che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura”.

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A Berlino ho visitato il Chech Point Charlie. Era il 2009, vent’anni esatti dopo la caduta del Muro. Il museo, che documenta in modo completo gli eventi storici e politici che divisero la città, compreso il faccia a faccia dei carri armati sovietici e statunitensi nel 1961, dedica spazio anche alle curiose soluzioni di fuga escogitate negli anni, dalle mongolfiere ai mezzi a motore con nascondigli speciali, sino al sottomarino monoposto: tutti esempi concreti della solidarietà dimostrata dai berlinesi ai fuggiaschi.

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A Londra ho camminato tra le vie del cimitero di Highgate per cercare la tomba di Karl Marx. Si può essere d’accordo o meno sui contenuti de Il Capitale, ma è pur sempre Storia.

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A Roma non potrò vedere il Museo del Fascismo perché siamo in Italia e in Italia quello che non è allineato non va bene e quindi va occultato. Quello che non si può vedere tende ad alimentare distorsioni e diventa una linfa per le libere interpretazioni. Il proibito però affascina e incuriosisce e lì dove la politica nega, la Rete avvampa e tracima. Oggi sappiamo tutto della Storia ma non è permesso incontrarla “fisicamente” con i propri occhi. Eppure è Storia, è accaduta. E non si cancella. Per formare una coscienza critica nei cittadini occorre dare loro la possibilità di confrontarsi con quello che è stato, aprire le teche, mostrare. Il popolo non è bue: ha solo sete di sapere. Di capire. E di far crescere la coscienza. E di rinforzare la memoria. Il Museo sul Fascismo di Roma andrebbe aperto, ecco tutto. Poi si sceglie se entrare oppure no. Avere la libertà di poterlo fare è per me solamente un fatto di democrazia.

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“Il passato può fare male. Ma per come la vedo io, dal passato si può scappare, o imparare qualcosa”. Walt Disney.

Alessandro Carli

*In copertina: cartolina di Fortunato Depero per la giornata della “Fede di acciaio”, Trento, 18 novembre 1935