Ecco che cos’è il Mossad. Sul Servizio israeliano che funziona meglio della CIA (in declino, come il paese a cui appartiene). Dialogo con Marco Giaconi

Posted on Giugno 11, 2020, 10:07 am
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Sul Mossad esiste un libro Feltrinelli dal titolo omonimo a opera di uno storico giornalista di taglio inglese, Michael Bar Zohar, insieme a un divulgatore stile USA, Nissim Mishal. Se si desidera invece leggere una storia sul Mossad consiglierei una delle cose migliori di le Carré, La tamburina. Chi è la tamburina? È la little drummer girl, la ragazza che lancia il segnale. Questa storia di le Carré è molto meglio delle altre sue perché più è equilibrato vi è il bilancio tra segnali chiari e operazioni scoperte: la piccola tamburina viene coinvolta in virtù delle sue abilità teatrali in un’azione che la porterà (letteralmente) tra le braccia di un agente palestinese. Questo è un gran libro perché i tre israeliani facendo il loro gioco conducono la tamburina avanti nell’azione come in un pezzo teatrale: la risoluzione muscolare finale sarà un lampo di tre pagine, i giornali reciteranno la messa cantata opportunamente istruiti dal copione e la tamburina… continuerà la sua vita di prima. O quasi. Per avere qualche lume in più su questi Israeliani, ho chiesto a chi di dovere. (Andrea Bianchi)

Il Mossad. Cos’è? La sua differenza rispetto alle strutture europee.

Intanto, c’è soprattutto il kibbutz. Il primo nucleo associativo agricolo, nato con questo nome (“riunione”, “la comune”) nella temperie sionista ma, soprattutto, socialista, è a Degania, a sud del lago di Tiberiade, nel 1909. Senza conoscere il socialismo non si capisce niente di Israele. Il Sionismo è nazionalismo mazziniano, che Herzl ben conosce, con la “Giovane Europa” ma, anche, socialismo umanitario. Quando un giovanissimo Shimon Peres, che sarà presidente di Israele dal 2007 al 2014, accetta, ma è ancora solo un ragazzino, un passaggio nell’auto di David Ben Gurion, il fondatore dello Stato, si ritrova con un tipo silenziosissimo che borbotta continuamente. Peres non lo disturba, lo venera troppo. Ma, arrivati a Tel Aviv, Ben Gurion lo blocca: “No, Trotzky non era un vero statista”. Ecco, Israele è tutto tessuto, fin dall’inizio, nella trama del socialismo e delle sue epiche e spesso inutili rotture, polemiche, litigi. La Prima Aliya (1882-1903) è soprattutto una “salita” (Aliya, appunto) verso Israele che, per le sue ovvie caratteristiche, crea un rapporto teso tra immigrati ebrei e arabi locali. O si fa un Paese ebraico classista e autonomo, oppure si crea un grande Israele che integri perfino i vecchi nemici. Ma ugualmente autonomo. Poi Edmond De Rothschild crea un sistema sociale verticale in cui gli ebrei comandano il lavoro agricolo dei tanti nativi arabi. Un errore colonialista, che viene solo in parte sostenuto dagli apparati coperti ebraici in Palestina, che è ancora Mandato britannico. Alla Seconda Aliya (1904-1914) l’arrivo di oltre quarantamila immigrati dall’Est europeo, quasi tutti socialisti, crea però una nuova tensione tra Arabi e immigrati. Arriva quindi proprio il kibbutz: una struttura egualitaria, socialista, ma solo ebraica. Sintesi delle due tradizioni, quella del banchiere e l’altra, del socialista ebreo dell’Est. Un corpo di élite dovrà organizzare e difendere la nuova immigrazione di massa, estranea ai Rothschild e al “Fondo Nazionale Ebraico”, una immigrazione che costruirà una nazione di pionieri. Il chalutz, il pioniere, è l’“uomo nuovo” sionista sognato dalle Rivoluzioni del XX secolo, bolscevismo e fascismo. Tutte e due figlie del socialismo, comunque. Quindi, difesa strenua del territorio, della popolazione ebraica, delle risorse della grande immigrazione che, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, fa arrivare in Israele diverse migliaia di ebrei. Ecco quindi che proprio Ben Gurion fonda, il 2 marzo 1951, l’“Istituto per il Coordinamento”, haMossad Le Teum. Solo nel 1963 la Struttura cambierà il suo nome in “Istituto per lo spionaggio e i compiti speciali”, haMossad le Modi’in ule Takfidim Meyucadim. “Per il nostro Stato, assediato dai nemici ovunque, l’intelligence è la prima linea di difesa” scrisse Ben Gurion nel documento di presentazione del progetto-Mossad. L’Istituto, come lo chiamano ancora oggi i suoi ufficiali, ha vari settori: a) il Dipartimento della Raccolta, che è responsabile delle operazioni nei vari settori geografici, poi un b) Dipartimento per l’Azione Politica, che tiene i contatti con i Servizi “collegati”, fra cui i nostri, ma anche con i Servizi delle nazioni che non hanno rapporti ufficiali con Israele, poi ancora il c) Dipartimento LAP (Lohamat Psichologit) che si occupa delle operazioni di guerra psicologica e delle varie tipologie di propaganda, e ancora la d) Divisione Operazioni Speciali, detta Metsada, o Komemiute, il vero braccio armato del Mossad e il settore che mette in atto alcune operazioni, anche “bagnate”, è questa la divisione alla quale appartiene il kidon, “baionetta”, gruppo nato all’inizio degli anni ’70 e che consta di circa 40 elementi. Kidon fa parte della Divisione Operazioni Speciali, la Metsada. Poi c’è l’Unità 8200, la struttura, di SIGINT, Signal Intelligence, dell’IDF ma che lavora all’interno del Mossad. Regola n.1, “mai sbagliare, mai essere presi”.

La differenza con i Servizi europei? Semplice: l’“Istituto” è fortemente legittimato a livello di massa, diversamente dall’Europa, dove un Servizio deve oggi giustificare anche la sua stessa esistenza. Una volta è la grande truffa mediatica delle “deviazioni”, che ha distrutto l’intelligence italiana nelle more della trasformazione della “guerra fredda”, un’altra è la retorica diffusa che “hanno sempre ragione i nostri nemici”, un’altra ancora è che bisogna eliminare tutte le armi e farne aratri. Così, chi dice queste sciocchezze troverebbe finalmente un lavoro alla sua altezza. L’Europa è ancora un grande campus cretino degli anni ’70. Tra poco quelli dei Servizi diventeranno, come già accade con i nostri militari, dei distributori di caramelle e Buondì “Motta” ai ragazzini mediorientali. Occorre invece avere sempre, come gli israeliani, strutture di intelligence che possano fare, senza problemi, le operazioni “bagnate”, ovvero gli assassinii mirati, le destabilizzazioni politiche e sociali, alcune durissime operazioni di controinformazione. Altrimenti niente. Non si fa più politica estera e ci si fa gestire i rapporti internazionali da qualche, selezionatissimo, condominio di periferia. Certo, sono ancora sottotraccia i codicilli non scritti dei Trattati di Pace post-1945, di cui mi parlava spesso Cossiga, ma credo che ormai siano, per tutti, superati dai fatti. Oppure, come immagino, basta solo far finta che non esistano, ma intanto stare molto attenti. Il fuoco degli amici brucia di più di quello dei nemici. Certo, l’“Istituto” è comunque nato dall’Haganah, che divenne gran parte della Forza Armata israeliana già nel 1948. La sua divisione intelligence, lo Shai, divenne presto l’agenzia informativa militare, poi detta Aman, ma lo Shin Bet fu anch’esso formato nel 1948, all’interno delle FF.AA., ma subito dopo venne posto nelle sole mani del Primo Ministro. Operazioni note? A parte il “recupero” di Eichmann in Argentina e di altri, meno noti, c’è stata l’uccisione mirata di Gerald Bull, il progettista del supercannone iraqeno, a Bruxelles, nel 1990, poi la “infezione” con virus informatici delle reti nucleari iraniane, e molto altro. Anche di carattere economico.

La sua differenza rispetto alla CIA.

La CIA oggi sta passando una crisi doppia: da un lato, vive ancora, in patria, un clima da college di estrema sinistra (per quanto possa essere mai di sinistra un americano) dove gli Usa hanno tutte le colpe e gli altri nessuna. Un infantilismo leftist che ci fa sorridere, roba da Easy Rider, ma loro sono contenti così. Dall’altro, da almeno due fasi presidenziali, la CIA è fortemente politicizzata e sottoposta a pressioni, dalla Presidenza ma non solo, che ammazzerebbero un toro. La produzione di report manomessi e l’accensione di contratti, onerosi, con tanti “terzisti”, spesso quotati in Borsa, è oggi elevatissima. Terzo elemento, la privatizzazione, appunto: il budget delle varie agenzie Usa di intelligence che va direttamente ai privati è oggi del 70%. Sono circa 42 miliardi di usd l’anno e ci sono, nel conto, anche i vari contractors, che oggi lavorano, perfino, per il Clandestine Service della CIA. Esilarante risultato: se le operazioni sono troppo pericolose, le società private si prenderanno comunque i soldi, ma non se ne occuperanno di certo. Ecco, una operazione del genere, nel socialista Israele, sarebbe del tutto incomprensibile. Per non parlare delle frescacce sulla equal opportunity tra i sessi o la political correctness. Il Mossad ha una rete di dirigenti operatrici, analiste che non ha pari, altro che “opportunità eguali”. Oggi, in effetti, il Servizio israeliano ha una dimensione e una “potenza di fuoco”, informativa e non solo, tale da porlo al secondo posto mondiale rispetto alla CIA, ma con una finezza analitica e strategica ben maggiore e, soprattutto, con un rapporto diretto e pesante tra l’Istituto e la direzione politica. Temo che la CIA, anzi, stia declinando come il suo Paese. Si ricordi, inoltre, che il Mossad ha una rete di agenti, cosa insolita, anche in Paesi del tutto “amici”, una rete di agenti che è spesso ignota anche ai dirigenti del Servizio nazionale che li ospita.

Una operazione notabile in Italia che risalga almeno a venti anni fa.

La Midrasha, la scuola del Servizio israeliano, è estremamente selettiva, si parla di soli 15 elementi che vengono scelti su 5000. Ma, probabilmente, il primo “caso” italiano per il neonato Mossad fu il reclutamento di Capriotti, uomo della X MAS di Junio Valerio Borghese, che ebbe un grande ruolo nell’addestrare (e Israele si comprò anche i vecchi “maiali”) i nuovissimi reparti di assalto della Marina Militare israeliana. È da ricordare che ci fu anche una Scuola Militare di Civitavecchia, aperta solo per i giovani sionisti, ma del Sionismo “revisionista” di Ze’ev Jabotinsky, negli anni del regime fascista, fino, naturalmente, alle leggi razziali. Jabotinsky si fece dare molti soldi, sia da Mussolini che da Francisco Franco, che fece poi avere il passaporto spagnolo a tutti gli ebrei sefarditi che lo richiedessero. A Civitavecchia le “camicie azzurre” imparavano ad andare per mare e a pescare, ed era la pesca che, in gran parte, manteneva in piedi la scuola. Molti ufficiali della Marina di Tel Aviv, la “Gerusalemme laica e sionista” immaginata dai collaboratori di Herzl, furono addestrati inizialmente al mare proprio a Civitavecchia, almeno fino alla Guerra dello Yom Kippur, dopo la quale non poterono se non andare in pensione. Ricordandosi ancora, magari, la carbonara kosher che fanno ancora al Portico d’Ottavia. Sulla loro divisa i ragazzi di Civitavecchia avevano la menorah e un’ancora, oltre al fascio littorio. La prima zona poi di esercitazioni, addestramento, irreggimentazione della Aviazione di Israele fu inoltre, dal 1948 e fino al 1952, fu l’Aeroporto dell’Urbe sulla Via Salaria. La società che addestrava i primi piloti della futura aviazione israeliana era la Alica, con sede legale a Casale Monferrato. Nelle more dell’embargo decretato dagli Usa nel 1948 per evitare la vendita di armi a israeliani e arabi, che gli Usa volevano far rimanere microscopici, gli israeliani intendo, una delle prime linee di rifornimento di armi a Israele passava da Roma, organizzata da Teddy Kollek, futuro sindaco di Gerusalemme, ma anche dal Sonnenborn Group, una società di copertura, che faceva la spola tra gli Usa, Roma e Castiglion del Lago, vicino Perugia. Gli aerei venivano qui controllati dalle autorità italiane, che avevano l’ordine di non vedere (ma attentamente) niente, e poi gli aerei ripartivano per Catania e, da lì, verso Israele. Poi, certo, le operazioni, a Roma, contro uno dei comandanti di “Settembre Nero”, il gruppo palestinese che aveva trucidato gli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco, e poi le tante operazioni, in Italia, contro personaggi e organizzazioni nemiche dello stato ebraico. Sarebbe troppo lungo elencarle. Da notare che “Settembre Nero” si riferiva però alla durissima repressione che il Re giordano Husseyn aveva posto in atto contro i palestinesi rifugiati nel suo Paese. E che stavano compiendo un colpo di Stato contro di lui, diretto da Yasser Arafat, che era sempre il leader di tutta l’OLP, ma anche delle fazioni apparentemente avverse alla sua. Avrebbero dovuto rivolgersi contro i giordani, non contro Israele che, nella questione “settembre nero”, ci entrava poco o niente. La guerra dello Yom Kippur era ben nota ai servizi israeliani prima del suo scoppio, malgrado spesso si dica il contrario, infatti il Mossad fu avvisato un giorno prima da una loro fonte araba, detta “l’angelo”. “L’angelo” era una fonte, da tempo, anche dei Servizi italiani. Ed era comunque Ashraf Marwan, il genero di Nasser. Allora contavamo qualcosa, in Medio Oriente. Poi, facendovi grazia di altre operazioni, ci fu lo scoppio, il 12 novembre del 2011, di una base missilistica iraniana, esplosione che uccide 17 militari delle Guardie della Rivoluzione e il generale Moghaddam, proprio il progettista dei missili Shebab.

Il suo legame con la religione.

Nello studio di un vecchio direttore del Mossad c’era la foto di un vecchio ebreo che prega, in ginocchio, davanti a due SS. Fu ucciso immediatamente dopo. Ed era il padre di quel Direttore. C’è, nel tessuto profondo del Mossad, l’identità ebraica, ma più che come religione, come popolo e come Stato. Certo, un rapporto con la religione c’è, nella misura in cui, senza la religione, lo Stato sarebbe poca cosa. Ma l’Istituto è sempre stato un bastione del laicismo ebraico, oltre che del peculiare socialismo comunitario israeliano. La religione, per il Mossad, è la difesa dello Stato ebraico e la tutela, piena e completa, dei suoi cittadini. Che sono soprattutto degli ebrei. Ma, senza la precipua religiosità ebraica, non c’è Israele e quindi non c’è nemmeno il Mossad. Sul piano teologico, poi, la costituzione dello Stato di Israele ha cambiato molte cose, e anche questo non è un dato trascurabile. La Città Celeste che ci salverà, con la prefigurazione dell’Arca dell’Alleanza, dalla “fine dei Tempi”. Per Ben Gurion, che non era peraltro un credente, l’Arca era “Dio che era presso di Dio”, per citare San Giovanni. Ma questa rende lo Stato (e chi lo difende) strumenti della Salvezza sia del popolo ebraico che di tutta l’umanità. Questo sarebbe il nesso tra l’Eterno e la Storia, tra identità di un popolo, il suo Stato, e il resto dell’umanità.

Le sue peculiarità tecniche

Molta tecnologia, molto Big Data, la capacità di leggere le particolarità sociali e culturali dell’avversario come dell’amico. Il Mossad, diversamente da altri Servizi di tradizione occidentale, fa molta “politica”: influenza il dibattito culturale, elabora comportamenti sociali nuovi, seleziona spesso alcuni settori delle classi dirigenti dei Paesi amici.

Marco Giaconi intervistato da Andrea Bianchi