“Il mondo non è mai stato così vivo come oggi che una certa razza di bipedi ha smesso di frequentarlo”. Ho deciso: passo le ferie con Guido Morselli

Posted on Agosto 22, 2020, 8:55 am
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La notte, sovente, porta consiglio. A volte porta fantasmi attorno al mio letto, altre ancora incubi e sogni che si rincorrono. Altre ancora, più semplicemente, un temporale. Di quelli che sembrano voler lanciare un monito alla caducità umana. Di quelli che, in un torrido agosto, portano una parentesi di aria respirabile. Cosa c’è di meglio quindi per un solitario, l’indomani, che prendere un libro tra le mani e sedersi su una panchina di un parco approfittando della frescura tregua? E, tra le mani, ho il libro adatto. Il libro perfetto: Dissipatio H.G. di Guido Morselli. Perché è un libro di profezia e predizione. Un libro di verità e derisione. Derisione della razza che più si è messa in ridicolo, in questi mesi: quella umana.

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Non spreco il ticchettar dell’orologio per vergare strali filosofici o anatemi sul come, la razza umana, appunto, si sia trovata impreparata e ignorante al cospetto di un virus. Si sono affrontate (nonostante qui e lì si è udito qualche delirante ‘è peggio che’) pestilenze, conflitti e catastrofi imparagonabilmente peggiori. Ma se devo rammentare la peculiarità (sempre della razza umana) che più è risaltata in questo scorcio di tempo, è la presunzione. La presunzione che l’esser costretti tra le mura domestiche per qualche settimana fosse l’inizio della fine. Della fine del mondo. Quando invece, per il mondo e la natura lì fuori, era l’inizio. Un nuovo (anche se illusorio) inizio. Ed ecco qui, Guido Morselli, a raccontarcelo, a descriverlo in maniera magistrale. Il protagonista, unico rimasto dopo la dissoluzione della razza umana, contempla proprio la natura: “Non cercata, ho una prova che l’Evento non è una chimera, un’invenzione mia. In mezzo ai binari vedo sfilare una famiglia di camosci. Due femmine, un maschio e i cuccioli. Scesi a valle dai monti. Mai accaduto a memoria d’uomo. Del resto ho notato qualche alto segno di buon auspicio: gli uccelli fanno un baccano indiavolato, si sono moltiplicati. Sono ricomparsi molto numerosi, con mio piacere perché li ho sempre apprezzati, in senso musicale, i notturni. Le strigi, i gufi, gli allocchi, e le civette, s’intende. L’istinto li avverte di una novità in cui certo non speravano; il grande Nemico si è ritirato. Non ci sono più i fumi nell’aria, a terra non ci sono più i puzzi e frastuoni. (O genti, volevate lottare contro l’inquinamento? semplice: bastava eliminare la razza inquinante). Può darsi che questo scorcio di primavera freddo, nebbioso, li incoraggi”.

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Chi non coglie la verità, la bellezza, la saggezza, la summa del significato di questo nostro mondo in queste parole, la può forse intravedere in quelle seguenti o almeno farsi venire il dubbio. E chi disperava, non conoscendo e ignorando guerre e pesti passate, che costretti a rinunciare alla movida e all’aperitivo del sabato sera, ci saremmo presto estinti tracimando, con il mondo, verso la sua fine, può esser qui riassunto in maniera definitiva: La fine del mondo? Uno degli scherzi dell’antropocentrismo: descrivere la fine della specie come implicante la morte della natura vegetale e animale, la fine stessa della Terra. La caduta dei cieli. Non esiste escatologia che non consideri la permanenza dell’uomo come essenziale alla permanenza delle cose. Si ammette che le cose possano cominciare prima, ma non che possano finire dopo di noi. Il vecchio Montaigne, sedicente agnostico, si schierava coi dogmatici, coi teologi: ‘Ainsi fera la mort de toutes choses notre mort’. Andiamo, sapienti e presuntosi, vi date troppa importanza. Il mondo non è mai stato così vivo, come oggi che una certa razza di bipedi ha smesso di frequentarlo. Non è mai stato così pulito, luccicante, allegro”.

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Finisco il libro, giusto il tempo per ripiombare nella realtà (quella appena descritta da Morselli: la razza umana dissolta), accorgermi di un tizio sulla panchina di fronte che parla a un orologio (non è una metafora) e un gruppo di ragazzi e ragazze che camminano non guardandosi e non parlandosi. Impegnati in altre e altrettanto alienanti occupazioni. Perché perdersi in queste sciocchezze da misantropo: è ora di andare in ferie. Il confinamento (gli anglicismi li lascio agli stolti) è finito giusto in tempo perché si potessero occupare spiagge, ristoranti giapponesi e locali da ballo. Il mio (confinamento) continua invece tra i libri. E non è affatto un vanto il mio, anzi, vi consiglio di starne alla larga sempre e comunque. Dai libri. Buone vacanze.

Cosimo Mongelli

*In copertina: Alfred Kowalski-Wierusz, “Il lupo”, 1914