“Il mondo è un grande enigma cinese. Dio non c’è, esiste solo il Caso, e la Fortuna è il suo profeta!”. Lettera natalizia – inedita – di Jack London

Posted on febbraio 05, 2018, 10:58 am
8 mins

Natale 1898. Sono gli anni decisivi. Jack London non è ancora scrittore ‘pubblico’; è, come sempre, un uomo in ricerca, alla ricerca dell’oro della vita. L’anno prima è stato in Klondike, affiliato, per l’appunto, alla fatidica ‘corsa all’oro’. Ricava poco oro, ma molte idee intorno alla ferocia umana, connaturata. Comincia a scrivere Martin Eden, che si svolge a Oakland, dove London, in quel laido, supremo 1898 passa il “più solitario Natale che abbia mai affrontato”. Il libro sarà compiuto dieci anni dopo. Dietro il personaggio di Ruth Morse, dicono i sapienti, pare sia visibile il profilo di Mabel Applegarth, la destinataria della lettera che pubblichiamo, di intrepida bellezza perché London, ai primordi dei grandi libri (Il richiamo della foresta è del 1903; Zanna bianca del 1906), definisce la sua idea di mondo come “gioco d’azzardo”, come dominio della fatalità e della casualità. L’amore con Mabel, per altro, resterà materia astratta per i biografi di London: nel 1900 lo scrittore sposa Elizabeth ‘Bessie’ Maddern, da cui divorzia quattro anni dopo. Mabel, nata nel 1873, non si sposerà mai. Morirà in California nel 1915, un anno prima dell’amato Jack. Come si sa, la fama di London cresce esponenzialmente: Fabrizio Bosso sta portando in giro, insieme a Silvio Castiglioni, il Concerto per Jack London (il 7 febbraio sono al teatro comunale di Gambettola, per dire, e il 28 marzo a Cattolica), dopo simili esperimenti tentati da Marco Paolini (Ballata di uomini e cani). Un gran traduttore di London in Italia è Davide Sapienza, tra l’altro, che dell’americano ha tradotto quasi tutto, compreso Martin Eden. Insomma, leggete Jack come si deve.

 

 

A Mabel Applegarth

Oakland, California

1898, la mattina di Natale

 

Cara Mabel:

del Natale più solitario che abbia mai affrontato – immagino che dovrei scriverti. Niente di cui parlare, comunque – tutto è quiete. Quanto vorrei essere a College Park, non fosse che per un paio d’ore. Nessuno a cui parlare, nessun amico da visitare – anzi, se ci fosse, e se io lo desiderassi, non sarei in grado di fargli visita. D’ora in poi e per qualche tempo, dovrai accontentarti dei miei bestiali scarabocchi perché questa, molto probabilmente, è l’ultima lettera che ti scrivo a macchina.

Bene. La prima battaglia è stata combattuta. Non ho conquistato nulla, ma non ammetto sconfitta. Piuttosto, ho conosciuto le roccaforti nemiche e i loro punti deboli, e ne approfitterò quando accadrà la seconda battaglia; e grazie a quello che apprendo sarò ancora più preparato per la terza battaglia – e così via, all’infinito. La macchina da scrivere mi attenderà non prima del trentuno dicembre. Fino ad allora devo pulire la mia scrivania, scrivere lettere commerciali di varia natura, finire gli articoli che ho iniziato. Poi, il nuovo anno, e un cambiamento totale.

Ho fatto molte cose e ho imparato molto negli ultimi tre mesi. Che cosa, non riesco ancora a capirlo – ma sento che è grande e ha valore, ma è ancora troppo impalpabile per poterlo mettere nero su bianco. Ho studiato e letto e pensato molto, e credo di avere iniziato a capire la situazione – la situazione generale, la mia situazione e le corrispondenti situazioni tra queste due. Ma sono modesto, l’ho detto, sono solo all’inizio della comprensione – capisco che con tutto quello che so ne so meno di quello che pensavo di sapere un paio anni fa.

Sei consapevole del paradosso che comporta il progresso? Questo mi rende felice e triste allo stesso tempo. Non puoi fare a meno di sentirti triste quando guardi il tuo lavoro passato e ne comprendi i punti deboli, gli errori, le futilità; e ancora non puoi che rallegrarti perché ne sei consapevole e ti pensi capace di cose migliori. Ho imparato di più in questi tre mesi che alle scuole e al college; tuttavia, naturalmente, sono stati necessari come preparazione.

E oggi è Natale – è in questi periodi che il vagabondaggio che mi è connaturato soccombe al desiderio delle cose domestiche. Lontano dai tanti angoli di questo mondo che rotola! Sono sordo al richiamo di Oriente e di Occidente, di Nord e di Sud. Una casa confortevole, un paio di servi, una scelta cerchia di amici, e soprattutto una piccola moglie ordinata e un paio di minuscole copie di noi due – un’impiccagione di calze la scorsa sera, un’adorabile sorpresa questa mattina, il geniale scambio degli auguri di Natale; un fuoco accogliente, i bimbi assonnati che si abbracciano sul pavimento, pronti per andare a letto, una specie di unione onirica tra il fuoco, mia moglie e me stesso; un futuro assicurato, per quanto quieto e monotono; una conoscenza adatta delle molte piccole delizie della vita civile che sono e saranno mie; una contemplazione geniale, ottimista –

L’hai mai provato? Fred lo ha sognato, ma non l’ha provato; suppongo di avere lo stesso destino. Così sia. Le vie degli dèi sono imperscrutabili – ci creano e ci distruggono per il loro divertimento? Che grande vecchio mondo! Che mondo buono e allegro! Contiene così tanto che vale la pena lottare. Ma è come un grande enigma cinese – in ogni piccola comunità ci sono le Isole dei Beati, ma non sappiamo dove siano. E se le cerchiamo, il nostro biglietto della lotteria ha i numeri sbagliati. Un buon auspicio affinché tutti gli elementi si congiungano per costituire la felicità umana – il premio capitale – ma ci sono vari modi per vincere e ancora di più per perdere. Puoi nascere, puoi crollare, puoi farti trascinare; ma realmente non puoi scegliere. Tutto è un gioco d’azzardo, e chi non capisce il gioco è destinato a vincere di più. I più sfortunati al gioco sono quelli che hanno o pensano di avere un sistema per vincere – vanno sempre in rovina. Lo stesso con la vita. Ci sono molti sentieri per la felicità terrena; ma per trovarli, l’abilità nella geografia o nella tipografia è peggio che inutile.

Abbandonerò i miei vecchi dogmi, ora adorerò il vero dio. “Non c’è Dio ma il Caso, e la Fortuna è il suo profeta!”. Chi si ferma a pensare o a generare un sistema è perduto. La fede è atona. Sacrificherò grasso primitivo, sarà una ecatombe – basta vedere il mio fumo (pardon, intendevo dire, incenso). Ho iniziato la lettera; ora è senza senso; perdonami. Vado a cena da mia sorella. Buon anno a tutti!

Jack London

 

Da Letters from Jack London. A cura di King Hendricks e Irving Shepard. Odyssey Press, New York, 1965