“Vorrei essere eterna, vorrei non finire mai”: Moana era spaventosa, sembrava per tutti ma nessuno l’ha mai conosciuta davvero. A 25 anni dalla morte della filosofa del porno

Posted on Settembre 20, 2019, 8:26 am
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Con te, lettore, non l’ho mai fatto, qui su Pangea non ho mai osato, ma questa volta trasgredisco, e ti tento a entrare nel mio mondo ornato di porno, prova se vuoi a darci un’occhiata, magari ti piace, chissà. L’occasione per parlartene è ghiotta, esco da una porno-sbornia, il 25esimo dalla morte di Moana Pozzi: tu non sai, lettore, le scemenze che in questo anniversario mi sono dovuta sorbire, e le cattiverie, specie da chi afferma di averla realmente conosciuta e, dopo tanti anni, sputa su quell’anima sfortunata, ma dimmi se sbaglio, se penso che lo fa perché in verità, dentro, ancora freme per quella pelle, quel corpo, la cui proprietaria non gli ha concesso il minimo godimento…!

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Moana secondo Mimmo Rotella

Caro lettore, se sapessi, quanti ne ha fatti secchi Moana, quanti ancora rimangono ipnotizzati dalle sue forme eternate in rete, e son rapiti da quella sua voce inconfondibile. Un potere assurdo, un magnetismo inspiegabile, oltre i confini del porno ma ad esso indissolubilmente legato, perché sai, Moana lo rivendicava a viso aperto, quanto era fiera di fare la pornostar: “Il porno? E perché no? Molti mi dicono: Sei una put*ana! Ma a me non importa, e comunque io nell’essere put*ana non ci vedo niente di male. Per me la vera donna-oggetto è la casalinga”. Orgogliosa come poche, e altera, Moana ha lasciato un segno non spiegabile solo con la sua morte atroce e precoce: Moana ha sfidato ogni aspettativa sociale, facendo il contrario di quello che la società si aspetta da una donna perbene. Con Moana non trovi agganci morali, trovi il sesso com’era per lei, né dolce né romantico, ma “sensazioni violente, chiare, animali, e che puoi vedere, odorare, toccare”.

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Eppure, lettore, se mi chiedessi chi lei era veramente, non te lo saprei raccontare, dovrei mentirti, e non basta a mia scusa non averla vissuta se non come un fantasma, un’ombra, e però, fidati, nemmeno chi Moana l’ha conosciuta può dirti chi lei fosse, ché Moana, l’autentica Moana, era già in vita un’eterea, una donna nascosta, distante, segreta. Era parte del suo personaggio come della sua persona vivere appartata, e forse questa è stata la sua forza, “rimanere sola con me stessa”, cioè inavvicinabile nella realtà in totale antitesi all’illusione di farsi possedere attraverso uno schermo, che con lei fosse possibile almeno nei sogni sfogare ogni istinto inconfessabile e inconfessato, il più torbido, furioso, impulsivo: d’altronde i porno più amati, visti, cliccati, sono quelli dove il fortunato di turno la prende nelle posizioni le più basiche, primitive, e per chi è digiuno di porno credo sia giusto chiarire che anche in questo genere ogni violenza è finta, frutto di tecnica e di mestiere, ma tu non ci pensare, se guardi quei porno perché ti eccitano e ti soddisfano, stai tranquillo, sei sanissimo, e non ti azzardare a smettere, che la libido onanistica ha i suoi diritti!

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Della Moana più genuina, sprazzi, lampi ne puoi trovare in un aspetto di lei di cui non parla quasi nessuno, e quei pochi spesso a sproposito: Moana Pozzi scrittrice, e editrice. Al massimo della sua fama, Moana si leva lo sfizio di editare Moana’s Club, una rivista erotica, e un libro, un’autobiografia, di cui all’inizio case editrici celebri pregustano l’affare. A Moana vengono però date opportunità senza libertà. Dapprima si accorda con un editore che le affianca una giornalista con cui registra 5 musicassette zeppe di confidenze, che però su pagina la fanno passare per una vittima del porno! Moana butta quei fogli nel secchio, tentando con un altro editore che la ammonisce dicendole che, se davvero ha intenzione di inserire nel libro i suoi amanti famosi, che si scordi di farne i nomi, e poi, le pagelle di letto, è pazza a stilarle ma, se proprio insiste, che non metta insufficienze, parta dal 6 politico, pena querele, e guai! Delusa ma indomita, Moana decide di fare tutto da sola, sborsa più di 60 milioni di lire, riprende in mano quei diari che da sempre scriveva traendone 20 mila copie, ognuna di 109 pagine di pura, viva, leggera cronaca voyeuristica. Ne La filosofia di Moana non trovi pallose saggezze, ma pensieri, ricordi, esperienze di una ragazza normale che ha scelto il sesso, e la sua cruda riproduzione porno, in tutta la libertà che la non necessità di denaro ti può garantire. Si fa fatica ad accettare che Moana abbia voluto il porno in piena coscienza (“nessuno me l’ha imposto, non l’avrei mai permesso”), senza pentirsene mai, come ben sigilla quel “No” rifilato in tv a Pippo Baudo che le chiedeva di rimpianti e ripensamenti.

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Moana proveniva da una famiglia benestante, aveva fatto ottimi studi, parlava 5 lingue. A 19 anni ogni strada era a lei aperta, e lei prese quella del porno forte di una filosofia della sessualità saldata a ottime letture. La cultura di Moana è sempre stata derisa, ma basta ascoltarne l’eloquio per sincerarsene e poi, sai, ci fosse stato uno che a Moana abbia chiesto qualcosa su Moravia, Nin, Poe, o su Nietzsche, Warhol, Yourcenar. Ne sarebbe uscito annichilito, ma senti come Moana parlava de La filosofia del boudoir di De Sade: “Lì ci sono pagine di pudore beghino infangato e strappato dalla mascalzonaggine del sesso, c’è la sublimazione dell’oscenità, che per me è un virus che ti si attacca addosso, e ti fa soffrire fisicamente di desiderio”.

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Moana era spaventosa, sul serio, la sua personalità inquietava. Infastidiva che una pornostar fosse vittima di niente, non avesse passato difficile da riscattare, e che avesse un cervello attivo, e lo usasse. La libertà può sgomentare, averne accesso confondere, se poi tocchiamo quella sessuale di donna che si vive il sesso come lei vuole e non come la società maschile le concede, respiriamo l’esatto contrario della mediocrità. Moana la puoi non sopportare ma sai, non è mai stata una donnetta, non si è mai abbassata a niente, ha pagato tutti i prezzi, in prima persona, e valeva mille volte certe giornaliste ‘bene’ che ne scrivevano quale “icona delle porcherie” e che, mi fa orrore pensarlo ma ci scommetto, sono state contente del suo corpo mangiato dal male, come se quella agonia Moana se la fosse meritata. “Vorrei essere eterna, vorrei non finire mai”, ha sussurrato Moana una notte a Gigi Marzullo, e se un po’ di eternità è nel suo libro, nei suoi film, parte è stata catturata da Mario Schifano, da Mimmo Rotella, che han fuso la sua bellezza al loro genio.

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A te due pillole del Moana-pensiero: “Moana, tu dici mai bugie?”, “Solo quando sono innamorata”; “Moana, chi era Che Guevara?”, “Non so bene, mi devo informare, così la prossima volta che me lo chiedi non faccio brutta figura!”.

Barbara Costa

*In copertina: Moana Pozzi in una fotografia di Riccardo Schicchi