“Se anche voi siete affascinate dalla Regina cattiva”. La mia esperienza come mistress, con “Fosca” e “Venere in pelliccia” nel guardaroba. Devo dire che usare un uomo come zerbino non è male…

Posted on Gennaio 04, 2020, 11:52 am
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“Dio lo ha punito e lo ha dato in mano a una donna” (Giuditta, XVI, 7)

“Se anche voi da bambine siete rimaste affascinate più dalla Regina cattiva che da Biancaneve, probabilmente abbiamo qualcosa in comune. Alle Principesse dall’ugola d’oro, ho sempre preferito Malefica, con le unghie laccate di rosso, il mantello nero e quel suo tocco fetish. E ancora oggi amo vestirmi di lattice nero esattamente come nel mio periodo dark, quando ascoltavo in loop i Cure o i Joy Division.  Indossare il lattice è come avere una seconda pelle: rigorosamente black, scivola lungo le gambe, oliate per non creare attrito. Quando mi travesto da cat woman, avverto inevitabilmente un senso di potenza. Divento pantera e mi sento morbida e sensuale come Irina nel film Cat people (regia di Paul Schrader 1982). Le natiche sono disegnate e le caviglie sottili spiccano su un paio di decoltè dal tacco vertiginoso in metallo. Il corpetto stretto in vita, le labbra rigorosamente rosso metallo, i capelli corvini dal taglio geometrico definiscono infine la mia persona. Cosa significa essere mistress? Non vuol dire solo dominare e aspirare al potere in quanto tale, ma saper dosare con maestria premi e punizioni quando ci si prende cura dell’educazione di uno slave. Per quanto mi riguarda sono etero e gioco solo con uomini, nonostante alcune mie colleghe abbiano un harem con dominati di entrambi i sessi. Il sadomaso infatti prevede la costrizione e la dominazione, cosa che può avvenire in contesti e modi diversi. Ad esempio per quanto mi riguarda io non pratico penetrazione o giochi dannunziani, ma solo il minimo sindacale come schiaffi, calci, frustate, insulti. Preferisco essere venerata piuttosto che temuta e in genere mi prendo in carica pochi adepti”.

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Così mi spiega una mia amica mistress, che della sua passione ne ha fatto una professione. La contattano soprattutto uomini con ruoli importanti, manager o gente con grandi responsabilità, che nel privato però amano essere comandati. Essere mistress è vera vocazione. Un modo di esprimersi anche nella quotidianità: è la quintessenza della femminilità e della seduzione. Per lei, Dea, nulla è casuale e ogni suo gesto, sguardo o parola è studiata nei minimi dettagli. Trae piacere nel controllare e comandare l’altro sesso che spesso si accontenta anche solo di servirla e riverirla, assecondando ogni suo capriccio. Molte ragazze mettono annunci sui siti specializzati (tra i più noti www. rossofetish.com; www.bdmmistressitalia.it), altre invece mettono sul mercato fetish i loro collant, scarpe a caro prezzo, fino agli slip usati (pratica già da tempo in voga in Giappone).

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Fotografia di Eva Blackhell, per gentile concessione

Mentre navigavo ho recuperato un sito in cui si proponeva di guadagnare da casa lavorando proprio come Dominatrice in presenza o inserendo semplicemente video realizzati con semplici web cam (www.lavoridacasa.eu) In particolare con livejasmin (cliccando nella categoria fetish) mi sono sorpresa nel vedere clienti in cerca di casalinghe intente ai lavori domestici! C’è gente che paga con PayPal la casalinga di Voghera, meglio se in ciabatte e intenta a rassettare casa! Vuoi vedere che il mio Folletto Vorwek ha un potenziale erotico che mi sfugge?).  Se qualche signora ha intenzione di provare, consiglio Livejasmin perché vengono offerte tutte le informazioni necessarie per indossare i panni della perfetta Domina: prendere sempre il comando; mai far decidere allo slave luogo e ora dell’appuntamento; curare ogni dettaglio dell’abbigliamento ma soprattutto cosa fare con lui. Tra le diverse pratiche, molti apprezzano l’adorazione del piede, oppure gioiscono nel vedere la donna che fa dondolare la scarpa o la ciabatta mentre è seduta con una gamba accavallata sull’altra (shoeplay). Ovviamente non si dimenticano i giochi BDSM in cui si utilizzano fruste, morsetti, manette e guinzagli. È bene ricordare che ogni pratica, anche la più estrema, viene ovviamente concordata prima e nulla avviene senza il consenso pieno delle due parti. Secondo grande maestro Ayzad (per saperne di più consiglio i suoi libri sull’argomento BDSM e il sito www.ayzad.com) il BDSM è diventato oggetto di studio a partire dal 1920 quando è stato estrapolato dal masochismo patologico. Dagli ultimi dati raccolti da una ricerca del 2015 del dottor Alessandro Calderoni e Ludovica Gonzaga su 120 soggetti dai 19 ai 65 anni, risulta che chi pratica questo tipo di giochi è “meno sadico e masochista della popolazione normale”. Per capirne qualcosa di più ho deciso quindi di provare l’ebrezza di Cinquanta sfumature di grigio al contrario, ovvero concedendo ad Anastasia di diventare un Mr Grey. Ho vestito, infatti per una sera, i panni della Dominatrice al Decadence di Bologna (www.decadence.cc).

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Il Decadence, discoteca alternativa (vi assicuro che solo la selezione musicale che spazia dalla electro ai Black Sabath è davvero di qualità), è noto soprattutto per quel tocco di trasgressione e spirito underground. Si tratta di un club estremo, non consigliato per chi ha qualche velleità da Santa Maria Goretti e inibizioni verso una sessualità aperta. Per avere accesso occorre prima di tutto associarsi e avere un outfit giusto. Non si è proprio ammessi se si indossa l’abito grigio, la giacca e la cravatta. Essendo, inoltre, un club a forte impatto culturale (vengono organizzati eventi, esposizioni e performance), il Decadence, ha un suo spirito vitale che si evolve continuamente grazie a una rete di persone che ne condividono obiettivi e filosofia. Dal 2005 è diventato, infatti, un vero e proprio fenomeno di costume a livello internazionale. I raduni a tema, spesso svolti in location suggestive come castelli o ville, attirano numerose persone incuriosite dalla estrema libertà con cui si vive la notte. Per questo le ambientazioni gothic, bdsm, barocco o industrial, permettono, a un pubblico molto eterogeneo di potersi identificare in un gruppo di riferimento sperimentando qualche assaggio di body art, body modification, fetish, shibari. Vanta collaborazioni con artisti di fama e tante sono le iniziative organizzate in favore di una maggiore sensibilizzazione verso le tematiche di genere. Il locale propone un itinerario che parte dall’area fendom, alle cuples’ room per arrivare alla zona Dungeon dove troneggiano croci di sant’Andrea e qualche attrezzatura che sembra rievocare i bei tempi della Santa Inquisizione. Ovviamente la libertà sessuale consenziente e consapevole, qui diventa legge. Nessuno è obbligato a nulla se non vuole, ma, visto che siamo arrivate fino a qui, perché non sperimentare il piacere della cera fusa colata lungo il corpo o la carezza di un colpo di frustino ben assestato sulle natiche? Dovendo stare al gioco mi sono dedicata principalmente all’area femdom (termine che deriva dalla contrazione di Female domination) dove ho trovato alcuni slave in divisa nera seduti a terra in attesa di adorarmi e massaggiarmi i piedi. Non vi nascondo il mio senso di gratitudine poiché i tacchi a stiletto, per quanto sexy sono decisamente scomodi. Così ho approfittato di un massaggio gratis. Ebbene, ammetto che usare un uomo come zerbino, ha il suo perché. E per spiegare la bellezza di sentirsi imponenti come l’Imperatrice dei Tarocchi, non a caso si sono spesi fiumi di inchiostro. Il manuale che Ayzad considera il più completo, è senza dubbio The sexual dominant woman di Lady Green, Greenery Press 1998. Questo, scritto con l’obiettivo di istruire le donne che, pur non sapendo molto di BDSM, sentono di avere una vocazione, si divide in dodici brevi lezioni, permettendo a tutte noi di intraprendere senza difficoltà una sessione BDSM con il partner.

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Fotografia di Hikari Kesho, per gentile concessione

Nel cinema e in letteratura sono tanti gli esempi di donne dominatrici. Ovviamente la più famosa è quella che compare nel romanzo Venere in pelliccia, di Leopold von Sacher Masoch del 1870 (Roman Polanski ne ha tratto un film nel 2013 con Emanuelle Seigner).  La giovane e ricca vedova Wanda von Dunajev, dopo aver sotterrato il marito si dedica meticolosamente, da perfetta libertina, alla ricerca del piacere. Così, un po’ per noia e un po’ per curiosità, accetta la corte di Severin, un nobile galiziano. Questi, pur di restare accanto a lei e poterla adorare, si propone come suo schiavo. Ovviamente alla signora non sembra vero di poter usufruire di un uomo così devoto tanto che accoglie da lei ogni genere di umiliazioni. Il masochismo, termine non a caso tratto dall’autore del romanzo, è davvero una perversione o si tratta piuttosto di una estrema forma d’amore? Se la venerazione, come sottolinea Proust, è quel sentimento che tributiamo a coloro che esercitano senza freni il potere di farci del male, allora forse il gioco tra domina e slave non è altro che uno dei tanti risvolti in cui si declina l’amore. Quanto e come amano questi soggetti votati al castigo e all’umiliazione? Un esempio è sicuramente l’opera di Masoch, che si prefiggeva proprio l’obiettivo di analizzare il sentimento assoluto, ma non dimentichiamo un altro romanzo, questa volta italiano, con protagonista una figura femminile assoluta, esasperante e ammaliatrice: Fosca. Uno sprovveduto “scapigliato” di nome Iginio Ugo Tarchetti pubblica l’opera a puntate sulla rivista Il Pungolo nel 1869, non immaginando certo di finire nelle antologie qualche secolo dopo o offrire spunto a Ettore Scola per Passione d’amore del 1981. L’opera racconta di un rapporto masochistico, dove il giovane Giorgio, promettente ufficiale, è assolutamente in balia della volubile e isterica Fosca.

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Fosca, brutta, priva di ogni attrattiva, antipatica e capricciosa, viene definita “la malattia personificata, l’isterismo fatto a donna, un miracolo vivente del sistema nervoso”, riesce però con astuzia e rara intelligenza a sottomettere Giorgio al suo volere, togliendogli autostima e vitalità. Alla fine, proprio perché così diversa dal modello di signorina ottocentesca, cresciuta all’ombra del convento e prudentemente lontana dal profumo della digitale porpurea, gioca in modo così sottile e strategico con i sentimenti dell’uomo da infiammarlo di desiderio. Un’altra figura femminile che amo molto e utilizza la dominazione psicologica come strumento di seduzione è Elena Muti ne Il Piacere di Gabriele D’Annunzio. Bellissima e sensuale si impone sull’arrogante esteta Andrea Sperelli. Bastano poche righe per evocarne il fascino superbo “saliva d’innanzi a lui, lentamente, mollemente, con una specie di misura. Il mantello foderato di pelliccia nivea come la piuma de’ cigni, non più retto da fermaglio, le si abbandonava intorno al busto lasciando scoperte le spalle… pallide come l’avorio polito”. Ovviamente Elena in queste battute non è presentata come creatura terrestre, ma neppure celeste. È figlia della notte e della tempesta, splendida come la luna. Fredda come Diana.

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E per quanto riguarda il cinema? Quante immagini di femme fatale esistono! Un film in particolare però riesce a raccontare senza ipocrisie il rapporto tra Domina e dominato: Maitresse di Barber Schroeder (1975), dove un giovane Gérard Depardieu si innamora di Ariane, una Dominatrice professionista. Ma il più divertente resta Pussycat! Kill Kill (film indipendente del1965 per la regia di Russ Meyer) con una procace Tura Satana nel ruolo di Varla. Racconta con ironia noir di tre go-go dancer che diventano rapinatrici prive di scrupoli. Il film, amato da Quentin Tarantino e citato come uno dei suoi preferiti da John Waters, affronta temi scottanti come la sottomissione dell’uomo verso una donna, l’omosessualità e diverse sfaccettature dell’erotismo. La cultura dei mass media, della pubblicità fino alla moda, spesso hanno utilizzato il linguaggio iconografico e i simboli del BDSM e, in particolare, proprio quello della donna Dominatrice. I pantaloni in pelle, i fuseux in lattice o gli abiti attillati e severi da istitutrice tedesca tornano spesso sulle riviste, imponendo un modello di femminilità aggressiva e austera. Chissà se questo tipo di rappresentazione non nasca da una presa di coscienza dei diritti, tra cui quello di vivere la sessualità senza inibizioni, o sia solo funzionale a un discorso di mercato che stringe l’occhiolino al Me-too? Essere mistress non significa semplicemente adattarsi a uno stereotipo. Prevede impegno, studio e informazione su pratiche e regole di un gioco, che se condotto male può diventare pericoloso.

Ilaria Cerioli

*In copertina: una scena dal film di Roman Polanski, “Venere in pelliccia” (2013)