Scomodo & arcano. Yukio Mishima, una lancinante lacerazione

Posted on Gennaio 14, 2021, 3:11 pm
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Yukio Mishima: scrittore, drammaturgo, saggista, poeta, attore, regista cinematografico, maestro di Kendō ed artista marziale. Dialoga con Thomas Mann, De Sade, Nietzsche, Kawabata, Fëdor Dostoevskij, Oscar Wilde, Sun Tzu, Bernanos. Avverso al pensiero mainstream, al culto del danaro e del consumo. Suicida, obbedendo al rito tradizionale del seppuku: autosventamentro e successiva decapidazione. Individuo complesso, originale, esteta, scettico e nichilista. Nostalgico nazionalista, militarista e feudale, postmoderno, conservatore decadente, apolitico ed antipolitico, patriota. Ebbene, è possibile donare la peculiarità di chi ingloba in sé contraddizioni, antinomie, incoerenze?

A cinquant’anni dalla morte, era il 25 novembre del 1970, lo storico Danilo Breschi redige Yukio Mishima. Enigma in cinque atti, edito da Luni Editrice, celebrandone l’immortale, scandalosa carnalità ed il fine, misterioso intelletto. Lo Yukio Mishima di Breschi succhia la vita fino al midollo, dimostrando d’essere il dominatore della propria esistenza, fugge la banalità del quotidiano e l’orrore del domicilio, sazia il proprio incessante appetito e soddisfa il processo di autoaffermazione, appaga la propria fame di eternità affatto egoistica, narcisistica, arida, preservando fragilità, tensione ed irrequietezza.

Qui non c’è giudizio storico bensì fascinazione per una figura scomoda ed arcana. La magia che compie Breschi è fissare la realtà d’un uomo allorché un’idea violenta, sia di bellezza che di grandezza, lo invade, provocando una lancinante lacerazione. Qui sussulta un protagonista intramontabile della scena intellettuale: sentimentale, romantico ed erotico. Qui si dipana una ricerca che abbatte la diga dello stereotipo: uno sguardo attentissimo sulla vita e sull’opera dello scrittore giapponese, così che l’ossimoro che si fa persona emerga in tutta la sua carica urticante. Si leva una contemporanea rockstar: Yukio Mishima rivendica il diritto di un pensatore di andare contro lo spirito del tempo, titano letterario, ignoto alla paura, nemico della mediocrità.

Emerge il Mishima radicale, estremista, esplosivo che, tuttavia, è dolcemente metafisico, inquietante ed esaltante in misura intensa. Breschi rende scintilla «quel corto circuito tra il medioevo più feudale, gerarchico e guerriero, ed una modernità tanto avanzata da anticipare il postmoderno». Breschi percepisce, avverte, respira Mishima. No, non lo decodifica, non lo interpreta, non lo scarnifica per operare un esame autoptico. Ciò, invero, sarebbe fuorviante. Lo offre al lettore, tuffandolo in cinque atti, con vibrante trasporto e palpitante commozione: un saggio che si fa raffinata poesia ed accuratissimo teatro, per esemplificare un corso vitale che, volontariamente e passionalmente, si fa talento con esuberante tripudio ed elegante, misurata compostezza.

Giusy Capone