Elogio di Milo Manara, l’artista che disegna il desiderio. “Ho passato la vita a interpretare la bellezza delle donne… ma anche il coraggio, l’abnegazione e la forza”

Posted on Settembre 21, 2020, 8:14 am
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La sintesi perfetta è attaccata con un piccolo chiodo sopra il camino della mia piccola casa: lui che disegna l’altro. In fondo, in basso a destra, una firma in matita. Si scorgono i baffi appuntiti e un “lato b” incantevole. Non so se l’altro amava i popò, ma forse sì: a una cena di Gala spesso lo sguardo gli finiva lì. E c’è da capirlo: era la sua Musa. Basta osservare l’opera “La mano di Dalì ruba il vello d’oro per mostrare l’alba di Gala” per capire quell’ossessione. L’atmosfera calma viene modificata con l’inserimento di nudo sospeso sul paesaggio: è Gala eternata nel suo corpo da giovane e raffigurata quale allegoria dell’alba. Sulla destra la mano del pittore tira via dalla testa della moglie il vello d’oro che come una nuvola copre la luce e le impedisce di vedere lo spettacolo. Lei è di spalle, di schiena. Ci si vorrebbe sedere ancora una volta sui gradini di quella città antica che ricorda Venezia, illuminata dai raggi del sole.

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Il “lui”, a settembre, ha spento 75 candeline. Più di Guido Crepax (eccezionale anche lui ma forse un gradino sotto), è l’artista che con il suo tratto ha acceso i sogni. All’anagrafe è stato registrato come Maurilio ma è più conosciuto come Milo. E di cognome fa Manara. Il fascino sensuale delle sue fanciulle non ha bisogno di presentazioni: basta osservarle negli occhi, quando ci si riesce: quelle curve saprebbero sconquassare anche un monaco tibetano eremita.  

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A partire dall’ottobre del 1983, su testi del riminese Hugo Pratt, Milo Manara disegna Tutto ricominciò con un’estate indiana, per gli esperti dei massimi capolavori dei due artisti e una delle più belle opere del fumetto italiano. Il fumetto è incentrato su atmosfere debitrici de La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne.

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Nel 1987 inizia la collaborazione con Federico Fellini, grazie a Vincenzo Mollica che li fa materialmente conoscere qualche tempo prima. Il grande maestro riminese, al quale Manara aveva dedicato la storia breve Senza Titolo, lo aveva molto influenzato, soprattutto con 8 e ½. In seguito al loro incontro, Fellini gli chiede le illustrazioni per una sceneggiatura che pubblica sul “Corriere della sera”.

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A partire dal mese di luglio del 1989 Corto Maltese pubblica il fumetto Viaggio a Tulum, da un soggetto di Federico Fellini, per un film da fare. Il preludio, ambientato in una felliniana Cinecittà, è assolutamente originale rispetto al soggetto primitivo e pare sia da attribuire, equamente, a Fellini e Manara. Un Vincenzo Mollica, fortemente caricaturale, incontra un’affascinante ragazza bionda in una Cinecittà suggestiva e misteriosa, impregnata delle suggestioni di tutti i film di Fellini. In questo luogo fantastico, Mollica e la ragazza ritrovano il regista, Federico Fellini, sulle sponde di un laghetto ameno circondato da alti alberi che riposa sulla riva, cappello calato sul volto. Si alza un vento insidioso e il cappello di Fellini vola via. Nel tentativo di recuperarlo la donna piomba nelle acque dello stagno. Sottacqua, agli occhi della giovane, si apre un inaspettato abisso, dove giacciono sul fondo, come relitti, i film mai più realizzati di Fellini. La ragazza, che non ha problemi a respirare sott’acqua, insegue il cappello che naviga veloce. Gli va dietro anche quando entra nella carlinga di un enorme jumbo e si arresta, infine, a galleggiare accanto al corpo immoto, che pare un fantoccio, di Snàporaz-Mastroianni…

Il resto è tutto nel libro, da leggere e da sfiorare con il polpastrello del dito indice.

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12000 lune è una raccolta di Lucio Dalla pubblicata nel 2006. La copertina è di Manara. Zuccotto in testa, il timone di una banca e nel fondale la basilica di San Petronio, quella che si affaccia su Piazza Maggiore a Bologna. 

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L’ho incontrato solamente una volta, nel 2013 al Cersaie di Bologna. Era nello stand di Del Conca perché aveva firmato una collaborazione di tre anni intitolata “Le stanze del desiderio”. Un progetto che “mi ha permesso di recuperare una tradizione nobilissima, quella di decorare le case con affreschi, che risale all’antica Grecia” ha detto per l’occasione. Due le serie di decori creati: lo sguardo intenso di Molly e il fascino dei capelli di Miele. E poi i fumetti tratti dai viaggi fantastici della Gulliveriana. Dove caschi, caschi bene.

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Lockdown Heroes è un portfolio che raccoglie le illustrazioni che il maestro ha realizzato durante l’emergenza Covid-19 e che il Maestro ha dedicato alle donne che hanno continuato a lavorare, in prima linea, affinché la vita andasse avanti. “Non saprei dire esattamente come ho cominciato questa serie di piccoli acquerelli – ha racconta Milo Manara – sicuramente non c’è stato un programma: mi sono trovato semplicemente a disegnare la prima immagine. Lo sbigottimento, l’angosciosa e l’incredulità per la catastrofe che si stava profilando mi rendeva impossibile continuare il mio lavoro di routine: impossibile concentrarsi, trovare l’attenzione e la serenità necessarie. So che è successa la stessa cosa un po’ a tutti come, ad esempio, ai forti lettori che si proponevano di utilizzare l’inattività forzata per leggere migliaia di libri, ma che non riuscivano ad andare oltre le prime tre pagine del primo libro. Ricordo che era l’otto marzo, la Giornata della donna, e cercavo di pensare ad una immagine per l’occasione, ma le notizie che arrivavano si sovrapponevano a qualunque pensiero. Medici e infermieri che tentavano di fronteggiare un virus di cui sapevano poco o nulla, spesso senza le adeguate protezioni, con le corsie che si riempivano sempre più di malati in gravi condizioni, con le strutture di terapie intensive insufficienti e la sensazione di non farcela, di essere sopraffatti. La prima immagine è nata così, spontaneamente. Dato che è stata una dottoressa anestesista la prima a diagnosticare la presenza del virus, mi è sembrato logico declinare l’immagine al femminile, anche perché era un dovere per me celebrare il coraggio, l’abnegazione e la forza di quelle donne esauste, poco protette, ma che nonostante tutto restano al proprio posto, compiendo il proprio dovere, pur essendo perfettamente consapevoli del rischio che correvano. I medici uccisi dal virus, in Italia, sono circa 160, gli infermieri 40, e 15 farmacisti. Mi sono chiesto come avrei potuto essere vagamente utile, da disegnatore, e come avrei potuto esprimere gratitudine e incoraggiamento. Dopo più di cinquant’anni passati a celebrare la bellezza e la seduzione delle donne, è stato del tutto naturale celebrarne anche le altre virtù. Oltre gli operatori sanitari c’erano molte altre persone che hanno continuato a svolgere il proprio lavoro, nell’interesse di tutti, esponendosi al pericolo di contagio: cassiere dei supermercati, addette alle pulizie negli ospedali e fuori, le forze dell’ordine… Le ho disegnate una ad una, semplicemente per ringraziarle e, forse, anche un po’ sperando che ci ricorderemo di loro, quando tutto sarà finito”.

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Un aperto ammiratore del “potere femminile”. È questo Milo Manara: per lui le donne sono volitive, combattive, sensuali, raffinate. “Non mi è mai piaciuto il modello delle matrone pettute e dai fianchi larghi che imperversava nella commedia italiana – ha raccontato tempo fa l’artista –. Trovo più seducente una donna sportiva, dal fisico androgino”. Come dargli torto, visti i risultati?

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Non ho idea di come siano fatte le abitanti del paradiso, ma se mi venisse concessa la possibilità di immaginarle, le vorrei disegnate dalla penna di Milo Manara. Anche in bianco e nero: in fondo è pur sempre il colore che hanno i sogni dei cani. Anche dei Carli… ni.

Alessandro Carli