Michel Houellebecq, de consolatione: solo la poesia ci può salvare dalla miseria del mondo. Finitela di ossessionarci con Céline, anche il nostro tempo ha il suo genio

Posted on Nov 14, 2018, 10:06 am
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Molti critici hanno la fastidiosa perversione di riproporre quotidianamente la solita solfa trita e ritrita, con lodi sperticate ad autori già ampiamente consolidati nell’immaginario letterario dei più. Uno di questi è Céline. I blog o giornali di destra, poi, sembrano fare a gara a chi è più ottuso: oltre all’autore di Morte a credito e a Ezra Pound, sembra non ci sia stato altro romanziere o poeta degno di nota. Dunque, si ostinano ogni giorno con un discutibile articolo che li rilancia neanche si trattasse di una qualche inedita scoperta.

HouellebecqSenza aspettarsi che lor signori si sprechino ad andare a leggere le nuove uscite, per individuare qualcosa di valido – non lo fa quasi nessuno, essendo più semplice dimostrarsi abili nel dire il già detto –, sarebbe comunque un gran risultato se riuscissero a capacitarsi del fatto che un autore all’altezza dei già menzionati ce l’ha dato anche il nostro disgraziato tempo ed è noto a livello mondiale. Parlo di Michel Houellebecq. Pur essendo sulla piazza da oltre vent’anni, ancora sembra un’assoluta novità quando se ne scrive. Basti pensare che in Italia non si trova a oggi un solo volume critico concernente la sua opera – io tentai di curare una miscellanea con altri appassionati, ma si sa che troppe menti messe insieme richiedono non un curatore, ma un Duce, per essere disciplinate.

La Francia, malgrado quell’esserino disturbato che si ritrova come Presidente – per dirla con Feltri, “uno che va a letto con la nonna” –, è sempre più avanti sul piano letterario e critico. Così, una docente universitaria, che da noi si limiterebbe a leggere e interpretare Verga, Agathe Novak-Lechevalier, ha scritto un libro intitolato Houellebecq, l’art de la consolation, Stock 2018, in cui analizza l’opera del suo conterraneo – scrivere un testo su un autore ancora in vita, qui in Italia, sarebbe pura iconoclastia.

In una recente intervista rilasciata a “Le Journal du Dimanche” e intitolata “Michel Houellebecq n’est pas un écrivain islamophobe”, estime une spécialiste de l’écrivain la studiosa, parlando del suo saggio, smentisce la vulgata che vorrebbe individuare in Houellebecq il nuovo profeta del nichilismo, o peggio ancora “uno scrittore deprimente a capo di un’opera deprimente”. Al contrario, il noto francese sarebbe un autore sensibile e sentimentale. Né tantomeno lo si dovrebbe confondere con uno scrittore islamofobo, come capirà chiunque abbia letto Sottomissione, il suo ultimo romanzo pubblicato. Houellebecq è infatti certo spaventato da un’eventuale presa del potere di un partito islamico, quanto paradossalmente affascinato dalla possibile instaurazione con esso di una società ordinata, meno liquida, più netta e salda. Ma il punto, contrariamente a quel che farebbe pensare il titolo del pezzo, non è quello.

HouellebecqHouellebecq è prima di tutto – e ciò è dimostrato anche dalla cronologia delle sue opere – un poeta. Se come romanziere lo possiamo ascrivere a un filone realista che ha come capostipite Balzac – per quanto, personalmente, l’avrei etichettato come neonaturalista in Sottomissione e postmodernista precedentemente –, è certo vero che tutta la sua produzione in prosa, comunque, “nel suo snodo centrale, tende alla poesia”. Prendendo le mosse dallo shock filosofico rappresentato da Pascal e dalla constatazione che il mondo contemporaneo è privo, rispetto al passato, dell’ancora di salvezza rappresentata dalla dimensione religiosa, secondo la docente, Houellebecq cerca con tutte le sue forze di guadagnare una consolazione alternativa e la trova unicamente nella lirica. Questa “permette alle parole di ritrovare la loro vibrazione originaria” e all’uomo di sollevarsi dalla sua miserabile condizione.

Naturalmente i temi trattati in trecento e più pagine sono diversi, dalla presenza della politica nel discorso dello scrittore alla sua mancanza di fede nella psicanalisi. Insieme a Houellebecq economista di Bernard Maris – mirabile analisi dell’opera del francese nelle sue geniali intuizioni economiche –, Houellebecq, l’art de la consolation è l’unica valida possibilità per approfondire questo autore prima che comincino a sprecarsi i testi critico-commemorativi, tra cinquant’anni o giù di lì, quando qualcuno si sveglierà e scriverà come di consueto “avevamo tra noi un genio e non ce n’eravamo accorti”.

Matteo Fais

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