“Mi sono innamorato della Venere di Botticelli. D’altronde, l’arte non ha limiti…”: dialogo con Federico Roncoroni sul senso dell’arte e della lettura

Posted on Lug 28, 2018, 7:42 am
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Un paio di particolari svelano il carisma del libro e del suo autore. Il primo è l’amore, assoluto, per la Venere del Botticelli, “fino a quattordici anni non avevo mai visto una donna nuda” – quella fu la prima, e la seduzione fu perenne. Tanto che, “non ho mai visto dal vero la Nascita di Venere di Sandro Botticelli. Non ho mai voluto andare nella sala della Galleria degli Uffizi dove di trova e avere un incontro ravvicinato con la mia Venere. Lì non saremmo stati soli, lei e io. Io sono geloso e mai sopporterei che altri la guardassero, la ammirassero e magari la desiderassero in mia presenza”. Entrare in tale sintonia con l’opera d’arte da amarla come fosse propria, fino al genio della gelosia. Secondo particolare. L’amore assoluto per i dizionari, di ogni sorta. “Oltre che consultarli, al bisogno, i dizionari mi piace sfogliarli, alla ricerca della spiegazione del significato di parole nuove o arcaiche”. Varcare un dizionario come si esplora un continente inedito e sommerso – le parole hanno la vivacità di una Amazzonia. libro roncoroniD’altronde, Federico Roncoroni si definisce “scrittore e viaggiatore” e il suo ultimo libro è dedicato a Libere letture (Mondadori Education, pp.116, euro 9,00): incrociando il viaggio e la libertà si giunge a una idea della letteratura come godimento, come svago, come desiderio spregiudicato del conoscere, finalmente, che bel vento. Così, le Libere letture di Roncoroni, intellettuale definitivo (ricordiamo il Manuale di scrittura non creativa, Sillabario della memoria e il romanzo Un giorno altrove), devoto custode delle carte di Piero Chiara (tra gli ultimi testi concessi alla pubblicazione va citato il manoscritto del 1960 che racconta il memorabile Viaggio con Ezra Pound, stampato in copie numerate da De Piante Editore quest’anno), sono i vagabondaggi di un elegantissimo flâneur tra i luoghi noti o non comuni dell’arte. Roncoroni, così, spalanca mondi sentimentali maneggiando tre versi di Petrarca, illustra con gusto un madrigale del Tasso, ci fa fare un tour tra le ragazzine di Balthus, ritratte “infondendo in loro un altissimo tasso di ambiguità sessuale”. In fondo, tra libertà e libertinaggio, non c’è altro modo di leggere: i libri vogliono la carezza e ammettono l’abuso.

Caro professore, amo il concetto di letture ‘libere’, che annuncia nel pamphlet. ‘Libere’ dà l’idea di uno svagato godimento, della lettura come gioia matura. Ecco. Come legge, oggi, lei? Che cosa legge, soprattutto? Vengo al sodo. Al di là dei ‘classici’, legge anche il contemporaneo, le interessa la letteratura italiana attuale?

Oggi leggo come sempre, solo più rapidamente e leggo di tutto, ma in particolare la narrativa. I “classici” li rileggo quando non ne posso più dei contemporanei che, peraltro, non trascuro. Quanto alla letteratura italiana attuale, mi tengo aggiornato: non faccio nomi per non offendere quelli che non stanno in pagina.

Nelle sue ‘letture’ legge anche, liberamente, dei reperti artistici. Mi ha colpito il rapporto, carnale, direi, con la Venere del Botticelli. Come è possibile una sintonia psichicamente così profonda con un quadro?

A parte il fatto che la Venere del Botticelli fu la prima donna nuda, o quasi, che vidi quattordicenne, amo entrare nei dipinti, e lo faccio attraverso i sensi, tutti i sensi, per impadronirmene.

Altro pittore. Balthus. Le sue ragazzine, lo segnala anche lei, sono potenti e provocatorie. Come ricorderà, sono recenti le petizioni di alcuni ‘moralizzatori’ che vorrebbero abolire certi quadri di Balthus dai musei, in quanto fomentatori di pensieri pedofili… Ogni commento è superfluo. Però. Quali sono i limiti dell’arte (intendo, anche quella letteraria)? L’arte, in fondo, non ha anche il compito di sondare il morboso e l’illimite?

Certo, all’arte non si possono porre limiti. Innanzitutto, non deve porseli l’autore (autocensura). Poi non devono porli il lettore o lo spettatore né tantomeno il critico (censura). Senza dire che il concetto di morboso è relativo, al pari di quello di bello e di brutto.

“Collezioni dizionari”: cosa schiudono le parole, nella sua mente? Che cosa la affascina del gesto letterario? 

Le parole, ogni singola parola, mi aprono mondi senza fine: etimologici, linguistici, storici, privati e personali, memoriali, sensuali ed erotici.

Mi faccia entrare con il mignolo nella sua biblioteca: qual è il libro che le ha ‘cambiato la vita’? E quello che ama fino a non sopportarlo?

A “cambiarmi la vita” è stata ed è la somma dei libri che ho letto: ogni libro mi aggiunge qualcosa in più, e via. Il libro che amo di più fino a non sopportarlo è I Promessi sposi.

Ultima. Cosa ci resta da scoprire di Piero Chiara, cosa ci resta da pubblicare o da leggere?

Piero Chiara è da rileggere tutto, sotto la guida preziosa dei giovani critici che lo stanno studiando, per esempio Mauro Novelli. MI permetto un’anticipazione: in autunno pubblicherò un racconto inedito di Chiara per festeggiare la trentesima edizione del Premio a lui intitolato.