“È inutile affermare che John McEnroe è stato il più bravo di tutti, il più spettacolare, il più matto, nel senso più aulico del vocabolo”

Posted on Settembre 13, 2020, 8:31 am
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Dannati acufeni. Il loro fischio continuo, il ronzio animale e metafisico, fanno sì che i miei orecchi percepiscano solo il rumore zigzagante della pallina gialla. Che va di qua e di là. Per poco tempo.

Invece lo stadio degli US Open è avvolto da un silenzio mistico, timoroso, inquietante.

Quando entra nell’arena il ragazzo irlandese, con i capelli appiccicati alla fronte, sbarazzini all’indietro e ricci, non si sente niente, niente. Né un urlo di gioia, né una bestemmia, né una preghiera o un rosario, magari recitato male.

Entra in scena l’Anticristo, no, forse Dio è lui, con le nuove racchette palleggia in modo blasfemo ai più, è snervante, ti uccide, ti lacera le carni, obbietta i pensieri, scansa la linea dritta della vita, dirotta il piacere, fa ululare all’innominato.

Si scansa, gioca in modo divino, con il sinistro e il rovescio a una mano, è l’ultima immagine della gioventù, l’edonismo comincia con lui e finisce con lui, forse per poco, probabilmente mai. Il fatto è che ci nasconde qualcosa, aspettiamo qualcosa, preghiamo affinché avvenga l’evento.

Siamo tutti ancora muti, nei miei orecchi sento un ronzio appiccicoso, quando John McEnroe si scaglia contro l’arbitro di sedia, ironizza e lo schiaffeggia, urla prima piano, come può non essere dolce l’urlo, poi ti cambia l’andamento della partita. John gioca da solo, si sentono solo i suoi colpi divini, le sue grida possenti, la voce suadente che sempre più diventa un coro di dannati.

John McEnroe con il rivale di una vita tennistica, Björn Borg, a Wimbledon. McEnroe ha vinto sul prato tre volte: 1981, 1983, 1984

Le sue contorsioni ammaliano, il viso è sbarazzino come quello di un moccioso, un piccolo pastore che va alla capanna imprecando e bofonchiando blues, si piega, dilania le sue carni, scatta in avanti. È inutile affermare che John McEnroe è stato il più bravo di tutti, il più spettacolare, il più matto, nel senso più aulico del vocabolo.

Ligabue, non il pittore, canta che si nasce incendiari e si diventa pompieri, ma il moccioso con il sangue irlandese non è d’accordo con il nostro Luciano, forse neanche con Antonio il devastato. McEnroe spara e sputa al mondo che il gesto di Novak Djokovic, detto Nole, cioè di prendere la pallina gialla e col destro sfregiare la gola a una donnina che anela alla notorietà, è il gesto definitivo di un ragazzo cattivo.

Djokovic è finito, è stregato dai suoi rimorsi? Come Lazzaro invece McEnroe risale al proscenio, ti guarda, piscia e insaliva, ordina la trama feroce e controversa, e dice di Nole, dopo un’annata storta, non per lui ma per tutto il mondo, per via del corona virus. Dopo anni giocati nel silenzio e nella purezza del suo sinistro, diventato icona rock immortale, attore comico satirico, John si risveglia, riapre la vita, evira il passato glorioso e torna a sentenziare. Come negli anni ’80 in cui, e lui lo sa, c’era solo il ragazzo dal sangue irlandese, del sinistro magico e dalla lingua di un serpente che non ti stritola ma ti uccide, esalando un veleno polemico, che forse delude tutti meno che sé stesso.

L’antico ragazzo in un modo o nell’altro è risalito a galla, come il protagonista di Anna Karenina, come un cavaliere che cade ma si riprende. Sì, era un cattivo esempio un tempo. Ma adesso è ritornato il dannato bevitore irlandese, che di notte guarda il soffitto e, auspichiamo, caccia un urlo da paura da far cadere i lampadari costosi della sua camera da letto.

Io sento solo il ronzio dei miei maledetti acufeni.

Ettore Bonato