“Il mondo è vivo e tutto è in cammino… In Groenlandia ho incontrato l’anziano Angaangaq Angakkorsuaq. Da sua nonna Anakasa ha imparato che la Vita è una cerimonia”

Posted on Maggio 05, 2020, 9:58 am
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La rosa è senza perché. Fiorisce poiché fiorisce,
Lei a se stessa non bada, non chiede che la si guardi.

Angelus Silesius (1624 – 1677), poeta, mistico e religioso tedesco.

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Durante una presentazione a Rimini un signore distinto mi pose una domanda a cui francamente rimasi piacevolmente sorpreso. Il sunto era il seguente. “Come riesce lei a mettere d’accordo la sua esperienza del Grande Nord, e i relativi insegnamenti ricevuti da cacciatori e sciamani, con la nostra vita urbana di tutti i giorni?” La risposta in breve era stata questa: “praticando il sentire”. E mi spiego ora dando maggiori dettagli.

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Al momento del mio responso stavo appoggiato con entrambe le braccia sul tamburo (bodhran irlandese) con cui avevo appena finito di recitare una poesia dedicata all’esploratore dei poli Roald Amundsen.  Usati in un certo modo, parola e suono hanno la capacità di trasportarci altrove. O meglio di creare dentro di noi uno stato d’anima che non coincide necessariamente col luogo in cui viviamo.  Credevo con quell’esecuzione di averlo dimostrato e di poter quindi rispondere semplicemente indicando col dito lo strumento che mi sedeva sulla gamba. Ma c’è un oltre in quella risposta criptica. Un orizzonte più vasto. Praticare il sentire attraverso l’arte, riesce a svincolare dalle coordinate spazio-temporali, solo se entriamo in sintonia con la Vita e il suo flusso. I pensieri fissi, la noia, e le preoccupazioni possono rendere densi. Pesanti. Lo sappiamo tutti perché lo sentiamo. E lo viviamo interiormente. Al contrario, il fascino dell’arte, o la bellezza di un paesaggio come pure il sogno ci strappano via portandoci in un altrove dove la seduzione può diventare un cammino. O persino l’avventura di un’intera Vita.

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Da più di vent’anni viaggio e scrivo specialmente delle banchise artiche o dei deserti messicani. Sempre alla ricerca di una radice sapienziale autentica. Sempre aperto ad ascoltare qualcuno che mi aiuti a capire il mondo e a crescere attraverso le sfide che incontro.

In Groenlandia e altrove ho incontrato l’anziano/elder Angaangaq Angakkorsuaq. Da sua nonna Anakasa ha imparato che tutta la Vita è una cerimonia. E per questa ragione, abbiamo bisogno di cerimonie per connettere con lo Spirito della Vita. Lui sostiene che questa connessione è venuta meno e di conseguenza il mondo è oggi pieno di riti. Cosa s’intende per riti? Azioni ripetute, prive di un autentico coinvolgimento emotivo. Gesti meccanici che separano dall’eros dell’azione creando solo il marginale interesse di una vaga fotocopia del vivere.  Per l’anziano eschimese la cerimonia non è un cerimoniale esoterico o dogmatico. Al contrario, può essere anche un qualcosa di molto semplice. Come prepararsi il caffè o il té alla mattina. Ma compiuta lentamente in piena consapevolezza esprimendo un profondo senso di gratitudine e di soddisfazione. Basta pensare a una cerimonia come un fiore che uno porta dentro di sé e che si apre all’occasione propizia. È proprio tuo, ti fa sentire vivo e ti connette con lo Spirito della Vita. Di questi tempi, e in tutti i tempi, è bene piantare il maggior numero di semi possibile perché il vento della crescita sempre arriva per rimetterci in cammino. Quel vento lo possiamo anche chiamare crisi o cambiamento epocale ma sappiamo bene che è un vento che sempre viene per far sbocciare i nostri semi in un fiore.

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Sappiamo anche che tutto ciò che finisce, ha sempre un inizio. E che per arrivare il nuovo, il vecchio deve passare oltre. È una legge universale. Spirituale. Per questo motivo, ogni nuovo cammino ha sempre bisogno di un senso di gratitudine per suo fondamento. In quanto la gratitudine è un sentire profondo che non si può fingere.  Ti assorbe totalmente nel momento presente, facendoti sentire grato del sentirti vivo. Come quando uscito dal grembo materno sei stato donato alla luce col primo respiro. Lo ricordi il tuo primo respiro? Il tuo corpo lo ricorda sempre a ogni battito del cuore.

Il mondo è vivo e tutto è in cammino su questo pianeta. A ciascun passo la speranza s’innamora dell’orizzonte rivelando una vera passione per l’inaspettato. Che grande dono è solo immaginare il nostro potenziale sapendo che possiamo spiccare il volo come un’aquila e scoprire la nostra immensità. Una santa follia quel volo, che aiuta a vedere il mondo con gli occhi di chi sa veramente meravigliarsi. Perché sorprendersi è cruciale. Regala un senso di libertà a noi e a tutte le forme di Vita esistenti. Portando buon auspicio al mondo.

Alla fine della favola siamo tutti nella stessa barca. Tutti, compresi animali, peccatori, monti e mari. E aprendoci all’altro, facciamo la cosa che ci viene più naturale. Donarsi in piena libertà, come un fiore, perché oggi è il primo giorno del resto della nostra vita.

Massimo Maggiari

*In copertina: uomo con maschera rituale, a Nunivak, fotografato da Edward S. Curtis nel 1929