Mark Tarren è un poeta e scrittore che vive nella lontana isola Norfolk nel sud dell’oceano Pacifico. Candidate al Pushcart, le sue poesie sono state pubblicate, e sono in attesa di pubblicazione,  in varie riviste letterarie, fra cui The New Verse News, The Be Nib, Poets Reading The News, Street Light Press, Tuck Magazine e Inspired Magazine. Parte della propria dedizione verso il luogo in cui vive, la poesia di Mark Tarren rende omaggio alla vita sull’isola di Norfolk e ai legami dell’autore con le bellezze naturali, l’avifauna, la rigogliosa terra e mare, la storia turbolenta, la gente forte e la loro cultura viva. (Curatela e traduzione di Angela D’Ambra)

LE STERNE BIANCHE

Queste appassionate,

le quiete squille d’avorio lassù

tengono nella loro aria pura

tutti i nostri atti d’amore mancati.

In volo, sopra il pino e l’ala è

quello spazio minimo tra loro —

Il Letto Consacrato

dove dorme

la nostra inaccessibile umanità.

Queste appassionate,

nella loro insostenibile bontà,

fanno arco contro il volto di dio

e le mie parole per toccarle

sono pietre torpide

in fondo alla gola.

Pure, persino nel mio scellerato

stupore,

mi mostrano che tutti noi

siamo ancora

e in eterno saremo

la gloria al di sotto di loro —

quelle entità  imperfette,

che caddero, un tempo, dalle stelle.

GLI UCCELLI RIPARI

Tutte queste cose le

allontanano da noi

ogni nostra brama segreta,

il nostro arbitrio imperdonabile

di ritornare a riva.

Dentro la nostra vita

celata sotto l’ala

spicchiamo il volo

lontano da noi.

Il nostro sogno nei venti piumati

è l’amore che abbiamo

nascosto lontano da noi

perché non siamo chi siamo  —

né la faccia che

possedevamo un tempo.

Come ben sanno, sopra di noi,

nel cielo imperturbato.

Così sfrecciate, scendete in picchiata,

planate con fiamma d’oro,

ché la sponda

è sotto

il male del mondo.

*

IL GRANDE PINO

Tempo

             Il Crono

è un arco a cerchio verso

             Il Déndron

il cui principio e fine

sono ignoti.

Una Cronologia Fluttuante

questo ciclo trascendente di stagioni

ogni anello

un anno nella vita d’un albero

ogni anello

il cui inizio e fine

sono ignoti.

Il Tempo

          crea archi  a ritroso

prima della corteccia

dietro l’occhio di stupore

Un’Eternità Concentrica

linee senza tempo nel legno di pino

LA GLORIA INFINITA

e non siamo al centro

né alla circonferenza

e non siamo al centro

né alla circonferenza

Sento il respiro del

Grande Pino

sotto il canto d’uccelli;

è il suono di piccoli punti di luce

grigio-verdi nell’aria antracite,

l’ignoto, invisibile

puntinismo di natura.

La lingua del pino

su carta

per formare queste parole

è il graffio,

lo slittamento, lo scricchiolio

l’increspatura di piume di corteccia,

la grande cute dell’albero

che nuota sulla pagina

e che mi guida l’orecchio

alla mano,

a quest’antico canto di parola ‒

su carta.

Nella stasi dell’interiorità

questa nuova lingua è

un ruggito statico assordante —

il cui principio e fine

sono ignoti.

In mano tengo una foglia,

l’ago ricurvo

mi riposa nel palmo.

Non sono

più me stesso

ché non siamo al centro

né alla circonferenza

ché non siamo al centro

né alla circonferenza

non ancora

un anno,

nella vita di un albero,

il cui inizio e fine

non è noto

Mark Tarren is a poet and writer who lives on remote Norfolk Island in the South Pacific. A Pushcart nominee, his poems have appeared or are forthcoming in various literary journals including The New Verse News, The Blue Nib, Poets Reading The News, Street Light Press, Spillwords Press, Tuck Magazine and Inspired Magazine. As part of his commitment to place, Mark’s poetry pays homage to living on Norfolk Island and his connection to its natural wonders, birdlife, bountiful land and sea, turbulent history, resilient people and their living culture.

THE WHITE TERNS

These lovers,

the quiet ivory bells above

hold in their pure air

all our failures to love.

In flight, above pine and wing is

that small space between them —

The Hallowed Bed

where sleeps

our unreachable humanity.

These lovers,

in their unbearable goodness,

arc against the face of god

and my words to touch them

are numb stones

at the base of my throat.

Yet, even in my wretched

wonder,

they show me that we all

still are

and forever will be

the glory beneath them —

those imperfect things,

that once fell from the stars.

*

THE SHOREBIRDS

They take all these things

away from us

all our secret longing,

our unforgivable permission

to return to the shore.

Inside the life that we have

hidden under wing

we take flight

away from us.

Our dream under feathered winds

is the love that we have

hidden away from us

for we are not who we are —

nor the face that we

once possessed.

As they well know, above us,

in the quiet heaven.

So sweep, dive

glide with gilded fire,

for the shore

is beneath the ache of the world.

*

THE GREAT PINE

Time
           The Kronos
is a circular bow to
           The Dendron

whose beginning and end
is not known.

A Floating Chronology

this transcendent cycle of seasons

each ring
one year in a tree’s life

each ring

whose beginning and end
is not known.

Time
       arcs back
before bark

behind the eye of wonder

A Concentric Eternity
timeless lines in the pine wood

*

THE GLORY INFINITE

and we not at the centre
nor the circumference

and we not at the centre
nor the circumference

I can hear the breath of

The Great Pine
beneath the birdsong;

it is the sound of tiny green-grey
pinpricks in the charcoal air,

the unseen, invisible
pointillism of nature.

The language of pine
to paper
to form these words
is the scratch,
the glide, the creak
the ruffle of bark feathers,

the great tree-skin
swimming across the page

guiding my ear
to my hand,
to this ancient word song —

to paper.

In the stillness of interiority
this new language is
a deafening static roar —

whose beginning and end
is not known.

I hold a leaf in my hand,
the incurved needle
rests in my palm.

I am
no longer I

for we are not at the centre
nor the circumference

for we are not at the centre
nor the circumference

not yet
one year,

in a tree’s life,
whose beginning and end

is not known

Mark Tarren