“Gioia di leggere sui muri questo amore frenetico per l’Italia”. Il rocambolesco viaggio di Filippo Tommaso Marinetti verso Fiume

Posted on Maggio 30, 2020, 8:16 am
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Il 28 agosto 1919 D’Annunzio ricevette l’accorato appello di liberare Fiume da Riccardo Frassetto, Vittorio Rusconi, Rodolfo Cianchetti, Claudio Grandjacquet, Lamberto Ciatti, Enrico Brichetti e Attilio Adami, i Giurati di Ronchi, sette ufficiali appartenenti alla Brigata Granatieri di Sardegna.

Il pluridecorato ed eroe di guerra D’Annunzio, a cinquantasei anni, si trasformò in Poeta-Condottiero e si mise al comando di un manipolo di truppe irregolari (composte da militari, socialisti rivoluzionari, futuristi, nazionalisti, anarco-sindacalisti, anarchici e avventurieri provenienti da ogni parte del mondo) per restituire all’Italia la città di Fiume (in slavo Rijeka), porto adriatico del Regno d’Ungheria, che, nonostante la vittoria della Prima Guerra Mondiale, era stata sottratta con un vergognoso accordo stipulato tra il ministro degli esteri italiani Sidney Sonnino e i diplomatici alleati.

Appresa la notizia del gesto patriottico dannunziano, il fondatore del Futurismo Filippo Tommaso Marinetti, come scrisse nelle pagine del Diario fiumano, decise di partire per Fiume e da Roma raggiunse in treno prima Trieste poi, di notte, assieme a Francesco Giunta e ad alcuni volontari con un’autovettura riuscì ad arrivare a venti chilometri dalla città occupata, quando l’automobile si schiantò contro un mucchio di ghiaia finendo inesorabilmente la sua corsa. Allora il gruppo intraprese una lunga marcia seguendo i sentieri pietrosi sino ad Abbazia, ed arrivando a Fiume a bordo di una barca a remi. In città, Marinetti prese alloggio all’Hotel Lloyd nella centralissima Piazza Dante e iniziò così la sua breve avventura fiumana, durata soltanto sedici ma intensi giorni.

Il 16 settembre il poeta-esteta D’Annunzio abbracciò Marinetti e per il fondatore del Futurismo fu una specie di incipit per il racconto di una nuova, ennesima straordinaria esperienza di vita.

A Marinetti Fiume apparve una città fervente, animata da un «amore frenetico per l’Italia», da uno «spaventoso ardore patriottico», ravvivata da allegria, da musica e da parate che si trasformavano in feste cittadine, dove lunghi ranghi di Arditi, di legionari e di ragazze, impazzite «dalla gioia», sfilavano alternati a braccetto. Di fronte a quella spontanea euforia collettiva, Marinetti inviò un messaggio telegrafico alla redazione del quotidiano “Roma Futurista”, l’organo ufficiale del Partito Politico Futurista diretto da Mario Carli, «Sono a Fiume dopo una marcia fantastica. In pieno futurismo! Tutto, tutto per la NUOVA Italia! Fiume è divina! Merita tutto!».

Il Diario fiumano di Filippo Tommaso Marinetti, pubblicato dalla editrice genovese ITALIA Storica (info: italiastorica@hotmail.com)  è costituito dalla trascrizione delle pagine dei Taccuini marinettiani (i cosiddetti Libroni o Marinetti Papers, custoditi presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library della Yale University, New Haven, Connecticut), riguardanti il periodo che va dal 13 al 30 settembre 1919 e tra il 2 ottobre 1919 e il 3-5 settembre 1920: in particolare questi ultimi giorni riguardano l’attività della propaganda pro-Fiume del capo del Futurismo svolta tra Trieste, Milano, Roma e Firenze. Il testo era già presente nei Taccuini 1915/1921, pubblicati a cura di Alberto Bertoni per la casa editrice il Mulino di Bologna nel 1987, ma è stato rivisto e ampliato con l’aggiunta di annotazioni bibliografiche o con la modifica, laddove necessario, delle note già esistenti. Di seguito, un estratto dall’opera. (Guido Andrea Pautasso)

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13 Settembre

Arriva il nuovo Giornale. Notizia strabiliante. D’Annunzio ha occupato Fiume! Contengo la mia emozione… Decido di partire domani per Fiume.

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14 Settembre

Parto per Firenze.

Stazione. Buffet. Trovo la Duse la saluto. È invecchiatissima. Senza fiamma. Mi parla di Fiume senza dire una parola di D’Annunzio. Indovino dei volontari fiumani in 3 ufficiali. Attacco discorso con loro. Combino partenza. Vengono Nannetti Rosai Chiti [Si tratta dei futuristi fiorentini Ottone Rosai, Remo Chiti e di uno dei due fratelli Nannetti, o Vieri o Neri]. Saluti augurali.

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15 Settembre

Bologna. Poi Monfalcone. Carso. Trincee. Reticolati. Lago di Pietra Rossa. Emozione. Trieste. Alla Stazione trovo Pinna [Il futurista Federico Pinna Berchet, nipote del letterato Giovanni Berchet e tenente d’artiglieria, fu tra i primi ad entrare a Fiume assieme a D’Annunzio, e raccolse le sue memorie fiumane nel volume Liriche d’assalto (Edizioni Mercurio, Roma 1939), pubblicato con la prefazione di Filippo Tommaso Marinetti]. Passo senza passaporto.

Trovo Benco [Silvio Benco, scrittore e giornalista, il 13 gennaio 1910 su “Il Piccolo” recensì con entusiasmo la prima serata futurista della storia al Politeama Rossetti di Trieste quando Marinetti lanciò il suo movimento dalla “rossa polveriera d’Italia”] in piazza. Vado Trento Trieste. Mi offrono posto in automobile per domani. Preferisco partire con Giunta [Francesco Giunta, interventista, capitano di cavalleria durante la Grande Guerra fu segretario della sezione fiorentina dell’Associazione Nazionale Combattenti] e altri compagni in automobile ore 9. Passiamo 2 controlli bene. Poi a tutta velocità verso Castelnuovo. A un terzo di strada l’automobile aggredisce un monte di ghiaia e si sfascia. Paghiamo e scendiamo. Ci diamo al monte boschi pietrame sotto la luna. Perdiamo la strada. Ombre insidiose della luna. Ogni tanto a terra sotto la mantellina con dei cerini consultiamo la carta. A destra la strada bianca, giù. La raggiungiamo. Ma subito allarme. Pattuglia di ciclisti. Giù giù dal parapetto giù. Come dei ladri inseguiti. Sarà 2 o 3 metri di altezza. No sono 6 o 7 metri. Giù giù nel buio. Precipito giù sotto il peso d’un compagno mutilato d’un braccio e d’un occhio. Cade su di me gridando: Ho perso l’occhio! Ho perso l’occhio! Riprendiamo la salita sul pietrame rasoiante pungente carsico pieno di rovi. Piedi in marmellata. Stanchissimi. Cani che si svegliano. Ognuno vuol guidare. Tutti sbagliano. Alla destra nostra la montagna ci fa sentire prossimo il golfo del Quarnaro. Vediamo giù le luci di città marinare.

Abbazia. Alle prime luci dell’alba ecco sotto il mare. Scendiamo. Vi sono 2 barche piccole senza remi. Vicino c’è una villa deserta. Poi delle voci di bambini. Acqua diaccia. Gioia di immergere i piedi stanchi feriti.

Angoscia dei compagni. Ottimismo mio dopo il bagno nella piccola rada deserta sugli scogli. Siamo sul Quarnaro ma alle porte di Fiume! Arrivano 2 barcaioli coi remi. Non vogliono portarci. Siamo in 6, la barca piatta è fragile e fa acqua. Finalmente tutti in barca. Equilibrismo. Pigiati coll’acqua che sale fino ai ginocchi arriviamo passando davanti alle sentinelle che dall’alto ci intimano di fermarci.

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16 Settembre

A Fiume. Gabriele mi abbraccia.

Tutte le strade offrono avvisi grandi O Italia o morte. Gioia di leggere sui muri questo amore frenetico per l’Italia.

Filippo Tommaso Marinetti